ROMA – La sera di venerdì 11 settembre, la consueta quiete di Via del Velabro è stata interrotta da un flusso fitto e attento di visitatori. In uno dei nodi storici e urbanistici più stratificati di Roma — a pochi passi dall’Arco di Giano — le sale di rhinoceros si sono riempite per il vernissage di Xi Niu: In Search of New Routes. Un pubblico partecipe, curioso, disposto a soffermarsi sulle sfaccettature di un’esposizione che mette in discussione la nostra percezione dei confini e dei percorsi culturali.
Il progetto, curato da Claire Shiying Li, segna un momento di maturità per la fondazione: è la prima volta che lo hub culturale fondato da Alda Fendi concepisce e produce interamente in casa un percorso curatoriale di questa portata. L’aspetto più stimolante per chi si occupa di spazio, architettura e forma urbis risiede nel modo in cui la mostra abita e misura il contenitore che la ospita.
Entrare a rhinoceros significa confrontarsi con la lezione di Jean Nouvel: un restauro che non nasconde le stratificazioni e le ferite del tempo, ma le esalta attraverso un innesto calibrato di acciaio, superfici specchianti e tagli di luce industriali. In questa cornice densa di preesistenze, le opere dei sette artisti cinesi coinvolti non funzionano come meri oggetti da esposizione, ma come veri e propri dispositivi spaziali.
Il titolo Xi Niu — l’espressione cinese per “rinoceronte” — evoca una presenza fisica monumentale, un ingombro concettuale che costringe a ridisegnare i percorsi di attraversamento. La mostra smonta la Via della Seta dalla sua iconografia classica di rotta commerciale rettilinea e immobile, per rivelarla come una rete complessa, fatta di deviazioni, scambi tecnologici, ibridazioni formali e sovrapposizioni geografiche.
Particolarmente felice è il corto circuito che si innesca quando la materia dell’opera incontra lo spazio romano. Si avverte una sottile tensione nei paraventi e nelle sculture di Zhou Yilun, dove sedie da ufficio, giacche in pelle e scarti urbani trovati nella capitale diventano strutture architettoniche precarie e sfrontate. Analogamente, i teli monumentali di Zhao Gang proiettano sulle pareti le vedute aeree e la monumentalità dei siti archeologici della città, misurando il peso della storia con un registro pittorico drammatico e tagliente.

La ricerca si sposta poi verso la scala micro e la tettonica dei materiali: le terrecotte dipinte a olio da Xie Fan portano in superficie il gesto arcaico del fare pittorico, mentre il lavoro di Han Mengyun rilegge l’arte della stampa su legno e dell’incorniciatura in una chiave di continuità tra Cina, Persia e India. La pittura colta di Hao Liang rigenera l’inchiostro su seta attraverso la lente di riferimenti letterari, Xie Nanxing scompone la presunta verità dell’inquadratura fotografica, e il video di Cao Minghao e Chen Jianjun ancora la riflessione sulla crisi ecologica contemporanea portandoci sul fragile altopiano del Tibet.
Ciò che la serata dell’11 settembre ha mostrato con chiarezza è l’efficacia di un luogo privato capace di farsi piazza pubblica temporanea. In una città che spesso rischia di rimanere ostaggio del proprio passato, la lettura decostruttiva proposta da Xi Niu dimostra che le rotte culturali non sono fossili da celebrare, ma vettori dinamici ancora in costruzione.
La mostra rimarrà allestita fino al 6 gennaio 2027: un passaggio obbligato per chiunque voglia osservare come l’arte contemporanea possa ripensare gli spazi della memoria.

Xi Niu: In Search of New Routes
rhinoceros — Via del Velabro 9, Roma11 settembre 2026 – 6 gennaio 2027
Curatela: Claire Shiying Li
Organizzazione e produzione: rncrs (Project Director: Veronica Siciliani Fendi; Executive Producer: Pietro Pantalani)
Artisti e opere
Zhou Yilun: The Lost Youth 1, 2, 3 (2026, installazioni polimateriche); R2325 (2023, scultura)
Cao Minghao e Chen Jianjun: Water Sources, the Palace of Lu and Glacier Extraction (2025, video)
Han Mengyun: Not Two/Advaita I (2025, olio e acrilico su tela); Living stones (2025, olio e acrilico su tela)
Hao Liang: One Key, Ten Thousand Years (2023, inchiostro e colore su seta); Danh Vo’s Granary (2024, inchiostro su seta)
Xie Fan: Celestial Signs (2026, olii su piatto di terracotta)
Xie Nanxing: Sketch (2024-2025, olii su tela)
Zhao Gang: Triumph of Slaves (Primo), (Day) e (Night) (2026, olii su tela)
Dario Bontempi
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