TUSCIA IN JAZZ FOR SLA, nella Riserva Naturale Lago di Vico, il concerto di Fabrizio Bosso e Julian Oliver Mazzariello.
Un pubblico numeroso, arrivato con largo anticipo e disposto lungo le rive del lago di Vico con sedie e teli portati da casa, ha seguito lunedì 10 agosto il concerto di Fabrizio Bosso e Julian Oliver Mazzariello, ospitato nella località Scardenato (Bella Venere), nella Riserva Naturale Lago di Vico.
L’appuntamento, promosso da Tuscia in Jazz for SLA in collaborazione con l’Ente Monti Cimini, ha unito l’omaggio a Pino Daniele alla sensibilizzazione e alla raccolta fondi per la ricerca sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica.
Famiglie, gruppi di amici e spettatori di età diverse hanno raggiunto l’area del concerto molto prima dell’inizio, occupando progressivamente lo spazio davanti al piccolo palco affacciato sul lago. L’acqua a pochi metri e il cielo limpido hanno fatto da sfondo a una serata alla quale il pubblico ha partecipato con grande attenzione, seguendo sia gli interventi che hanno preceduto la musica sia il concerto.
La serata è stata aperta da Italo Leali, anima del Tuscia in Jazz for SLA, che ha parlato attraverso un sintetizzatore vocale controllato con gli occhi. Una testimonianza diretta sulla sua esperienza con la SLA e sulle difficoltà che la malattia impone progressivamente alle persone che ne sono colpite. Leali ha parlato della perdita della mobilità, della parola e della capacità di respirare e alimentarsi autonomamente, sottolineando anche il peso che una patologia di questo tipo comporta per le famiglie.

Il suo intervento è stato uno dei momenti più intensi della serata. Il sintetizzatore vocale, strumento ormai indispensabile per comunicare, rendeva immediatamente percepibile la condizione di una persona che ha visto ridursi drasticamente le proprie possibilità fisiche, ma che continua a utilizzare ciò che ha a disposizione per parlare, organizzare iniziative e richiamare l’attenzione sulla malattia e sulla ricerca.
Leali ha denunciato le carenze dell’assistenza presenti in diverse aree del Paese, ma ha voluto sottolineare anche la situazione positiva del territorio viterbese, indicando nell’assistenza domiciliare ad alta intensità un’eccellenza locale.
Le sue parole hanno assunto anche un carattere più ampio, con una critica alle scelte di istituzioni e governi che destinano ingenti risorse agli armamenti invece di investirle nella ricerca scientifica. Una denuncia accompagnata da un appello a non considerare la SLA e le altre malattie neurodegenerative soltanto attraverso i numeri, perché dietro ogni caso c’è una persona e una famiglia.
A seguire è intervenuto il rappresentante dell’Ente Monti Cimini, che ha sottolineato il valore non consueto di ospitare un concerto di questo livello all’interno di un’area protetta e ha ringraziato le istituzioni e le diverse realtà che hanno contribuito alla realizzazione dell’appuntamento. Ha richiamato inoltre la finalità della serata, invitando il pubblico a considerare la propria presenza non soltanto come occasione per ascoltare musica di qualità, ma anche come partecipazione a un’iniziativa a sostegno della ricerca.
Il momento dedicato alla sensibilizzazione sulla SLA è proseguito con le neurologhe Amalia Conte e Giulia Bisogni del Centro Clinico NeMO di Roma.
Il loro intervento ha introdotto una prospettiva di speranza senza nascondere le difficoltà ancora esistenti. Essere rari non vuol dire essere invisibili, hanno ricordato le neurologhe, spiegando anche il ruolo del Centro NeMO, struttura multidisciplinare nella quale diverse professionalità collaborano nella presa in carico delle persone con SLA.

Poi, sul palco allestito sulle rive del lago, è arrivata la musica.
Fabrizio Bosso alla tromba e Julian Oliver Mazzariello al pianoforte hanno presentato Il cielo è pieno di stelle, il progetto dedicato a Pino Daniele che dà il titolo al loro album e al tour congiunto con cui i due musicisti stanno portando questo repertorio in concerto.
Non è necessario conoscere a fondo la produzione di Pino Daniele per apprezzare il lavoro compiuto dai due interpreti. A emergere con immediatezza è soprattutto la qualità del loro dialogo musicale, costruito attraverso arrangiamenti raffinati e improvvisazioni nelle quali tecnica e sensibilità rimangono sempre al servizio della musica.

Bosso conferma la straordinaria padronanza dello strumento, passando con naturalezza dai momenti di maggiore intensità a quelli più raccolti. Mazzariello costruisce con lui un rapporto musicale serrato, fatto di ascolto e di continui scambi. Il virtuosismo non diventa mai fine a se stesso, ogni intervento sembra nascere dalla necessità di proseguire il discorso musicale iniziato dall’altro.
È questa intesa uno degli elementi più convincenti del progetto. Le canzoni di Pino Daniele diventano materia per una rilettura personale, nella quale il linguaggio jazzistico si inserisce senza cancellare l’identità dei brani.
Il risultato è stato un concerto elegante e coinvolgente, nel quale l’esperienza condivisa dei due musicisti ha lasciato spazio alla libertà dell’improvvisazione e, allo stesso tempo, ha saputo mantenere sempre saldo il filo del repertorio.
La partecipazione degli spettatori, già evidente dall’affluenza e dall’attenzione mantenuta durante tutta la serata, è diventata ancora più intensa nel momento dei bis.
Per il primo Fabrizio Bosso è sceso in platea continuando a suonare tra il pubblico, annullando la distanza fisica tra il palco e gli spettatori. Un gesto che ha trasformato per qualche minuto l’intera area del concerto in uno spazio musicale condiviso.
Il secondo bis è stato Se mi vuoi, con Bosso e Mazzariello che hanno invitato il pubblico a intonare il ritornello. A quel punto gli spettatori non erano più soltanto ascoltatori, ma parte integrante della conclusione del concerto.
È stato un finale particolarmente riuscito per una serata costruita sulla partecipazione. La musica, la testimonianza di Italo Leali, le parole delle neurologhe del Centro NeMO e il lavoro delle istituzioni coinvolte hanno convissuto senza sovrapporsi, mantenendo ciascuno il proprio spazio.
Sulle rive del lago di Vico, il Tuscia in Jazz for SLA ha così trasformato un concerto in un’occasione di incontro, ascolto e sensibilizzazione, affidando alla musica anche il compito di sostenere una battaglia concreta: quella per la ricerca sulla SLA.
E il pubblico, fino all’ultimo, ha risposto.
Loredana Margheriti
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