Il Direttore Generale di CESVI, Stefano Piziali, ha commentato le dichiarazioni del Presidente USA, Donald Trump, all’Assemblea Generale dell’ONU

Dal palco più alto della diplomazia mondiale, il presidente degli Stati Uniti ha definito i giudici della Corte Penale Internazionale “una banda di teppisti” e “un gruppo di persone malvagie”. Bene: se essere “teppisti” significa provare a portare davanti a un tribunale chi bombarda un ospedale, chi affama una popolazione civile, chi rapisce bambini in guerra, allora lo siamo anche noi. E con noi, credo, tutti gli operatori umanitari che ogni giorno lavorano in Sudan, a Gaza, in Ucraina. Nel 2025 sono stati uccisi oltre 320 nostri colleghi umanitari nel mondo, in larga maggioranza personale locale: quando l’unica corte che può giudicare i loro assassini viene definita “malvagia” dalla più grande potenza del pianeta, il nostro lavoro sul terreno diventa più difficile e più pericoloso».

Lo ha detto questa mattina Stefano Piziali, Direttore Generale di CESVI, alla trasmissione di La7 “Omnibus”, commentando il passaggio del discorso pronunciato da Donald Trump all’Assemblea Generale dell’ONU. Trump aveva invitato tutti gli Stati membri della Corte Penale Internazionale a ritirarsi “formalmente e immediatamente”.

IL CONTESTO: DICIOTTO MESI DI TAGLI SENZA PRECEDENTI

L’attacco alla Corte Penale Internazionale non arriva in un vuoto, ma al termine di diciotto mesi che hanno riscritto in negativo la storia della cooperazione internazionale. I dati preliminari OCSE pubblicati ad aprile 2026 raccontano il crollo più grande mai registrato nella storia dell’aiuto pubblico allo sviluppo: nel 2025 l’ODA globale dei paesi del Development Assistance Committee è sceso a 174,3 miliardi di dollari, con una contrazione del 23,1% in termini reali rispetto al 2024 – equivalente a 50 miliardi di dollari in meno. Il volume complessivo degli aiuti è tornato ai livelli del 2015, ovvero a prima dell’adozione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Il rapporto ODA/reddito nazionale lordo dei paesi donatori è sceso allo 0,26%, contro lo 0,34% del 2024 e lontanissimo dallo 0,7% mai raggiunto.

Il declino è stato guidato in larghissima misura dagli Stati Uniti, che da soli hanno pesato per il 75% del calo globale, con una riduzione del 56,9% del proprio aiuto pubblico allo sviluppo – la più grande contrazione mai operata da un singolo donatore nella storia dell’ODA. Il taglio ai contributi al sistema delle Nazioni Unite ha toccato l’87,2%, e il valore complessivo delle contribuzioni multilaterali è crollato del 27%, il calo annuale più profondo mai registrato per l’ONU. Ma il fenomeno è generalizzato: 26 dei 33 paesi donatori DAC hanno ridotto i propri budget per la cooperazione nel 2025, con i cinque maggiori (Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Giappone, Francia) responsabili complessivamente del 95,7% della contrazione. Gli aiuti umanitari sono scesi del 35,8%, attestandosi a 15,5 miliardi di dollari. Per il 2026 l’OCSE prevede un ulteriore calo del 5,8%, con la Francia che ha già inserito nella legge finanziaria un taglio aggiuntivo di 803 milioni di euro.

Sul terreno, il conto lo pagano le popolazioni civili nei contesti di crisi: l’appello umanitario dell’ONU per il 2026 chiede 33 miliardi di dollari per assistere 135 milioni di persone, con 87 milioni identificate come priorità salvavita immediata. Nel 2025 sono stati raccolti solo 12 miliardi – il livello più basso in un decennio – e 25 milioni di persone sono rimaste senza gli aiuti previsti (fonte: OCHA, Global Humanitarian Overview 2026).

«In questo scenario – continua Piziali – la delegittimazione della Corte Penale Internazionale rappresenta l’ultimo atto di una sequenza che, in diciotto mesi, ha progressivamente indebolito l’architettura della cooperazione internazionale costruita nel Dopoguerra. Prima il ridimensionamento di gran parte del sistema USAID, poi il taglio dei contributi al sistema multilaterale delle Nazioni Unite e ora l’invito agli Stati a mettere in discussione il principale tribunale del diritto internazionale. Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere in silenzio. Perché il silenzio, quando vengono messi in discussione principi e istituzioni fondamentali, rischia di lasciare spazio a chi vuole indebolirli. Come CESVI guardiamo all’Europa e alla necessità che riscopra e riaffermi con convinzione i valori sui quali è stata costruita: solidarietà, rispetto della dignità umana, diritto internazionale e cooperazione tra i popoli. Non possiamo accettare passivamente dichiarazioni e scelte che rischiano di indebolire ulteriormente il sistema multilaterale e di produrre conseguenze concrete sulle persone più vulnerabili».

«Ci auguriamo – conclude Piziali – che altri leader internazionali sappiano raccogliere questa sfida e costruire proposte alternative, come dimostrano le iniziative assunte recentemente da Canada e Unione Europea. Il nostro è, in fondo, un messaggio semplice, quello delle persone comuni che ogni giorno lavorano per costruire soluzioni: di fronte al dolore e alle crisi, facciamo prevalere il buon senso, la ragione, la giustizia e la cooperazione. Indebolire questi principi significa mettere in discussione anche il sistema di valori su cui si fonda la nostra idea di Europa. E non possiamo permetterci di restare in silenzio».

Fondazione CESVI è un’organizzazione umanitaria laica e indipendente nata a Bergamo nel 1985. Da oltre 40 anni porta il cuore, la generosità e l’operosità degli italiani nelle emergenze e nei luoghi più poveri del mondo attraverso progetti di lotta alla fame e alle grandi pandemie, per la tutela delle persone e dell’ambiente. CESVI agisce fornendo strumenti e competenze affinché le popolazioni aiutate possano poi essere artefici del proprio futuro. Premiata tre volte con l’Oscar di Bilancio per la trasparenza, è parte del network europeo Alliance2015. Per info: www.cesvi.org

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