Manovra, scostamento da 28 miliardi. Giorgetti: “Serve un approccio più prudente”

“Il Documento di finanza pubblica arriva in un contesto particolarmente complesso sotto molti aspetti e in cui fare previsioni diventa sempre più complicato così come tenere i percorsi di finanza pubblica”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nella conferenza stampa seguita al Consiglio dei ministri. “Con questi numeri e tenuto conto di una crescita del Pil che abbiamo aggiornato per quanto riguarda il 2026 all’1%, rispetto all’originaria, prudente, stima dello 0,6%, il tasso di crescita programmatico si attesta allo 0,8% nel 2027, 0,9% nel 2028 e 0,8% nel 2029”, ha aggiunto. Il deficit, invece “dovrebbe stare sotto il 3% anche nel 2026, ma come sapete non basta, le nostre previsioni sono, tenendo conto della spesa supplementare consentita dalle regole europee, che salga al 3,4% nel ’27, 3,3% nel 2028 2,4% nel 2029″ ha detto Giorgetti.

‘Prudenza’ torna a essere la parola d’ordine per la manovra. È il monito del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, al termine del Consiglio dei ministri che ha dato il via libera al Documento programmatico di finanza pubblica e, anche, alla richiesta di scostamento di bilancio da avanzare al Parlamento. La stima del Pil cresce per il 2026, il deficit rimane sotto al 3% ma aumenta nel biennio successivo, il debito sale e così il sentiero di spesa. Una somma di fattori che impone al governo un approccio più cauto e, di conseguenza, uno sforzo ridotto sulla difesa: lo scostamento, infatti, è pari allo 0,3% del Pil sia per l’energia che per la sicurezza sia nel 2027 che nel 2028, per un totale di 28 miliardi – 14 per anno – rispetto ai 36 preventivati questa estate. Ora la prossima tappa è il voto alla Camera, previsto per il 13 ottobre, sia sul Dpfp che sulla richiesta di scostamento, dopodiché entro il 20 ottobre l’esecutivo dovrà approvare in Cdm il Dpb, che oltre alle previsioni macroeconomiche conterrà lo scheletro dei provvedimenti in legge di bilancio.

Il contesto in cui arriva il Dpfp, sottolinea il numero uno del Mef, è “particolarmente complesso” e quindi “fare previsioni diventa sempre più complicato”, perché pesano i contraccolpi sull’inflazione causati dai conflitti in corso. Le stime aggiornate danno la crescita del prodotto interno lordo in miglioramento all’1% nel 2026 rispetto all’originaria stima dello 0,6%, con un tasso di crescita programmatico allo 0,8% nel 2027, 0,9% nel 2028 e 0,8% nel 2029. Il deficit “dovrebbe stare sotto il 3% anche nel 2026, ma non basta e le nostre previsioni sono, tenendo conto della spesa supplementare consentita dalle regole europee – sottolinea il ministro – è che salga al 3,4% nel 2027, 3,3% nel 2028, 2,4% nel 2029”. Per il sentiero del debito, il profilo tendenziale tracciato dal documento “è al 138,1% nel 2026, al 138,6% nel 2027”, e poi al “137,7% nel 2028 e al 136,3% nel 2029″.

Numeri che portano il governo a ricalibrare i propri conti per lo scostamento: “Abbiamo deciso di ridimensionare lo sforzo per la difesa”, dice Giorgetti. Se infatti il margine per l’energia rimane allo 0,3%, la sicurezza subisce un taglio e scende alla stessa percentuale contro invece lo 0,9% annunciato prima della pausa estiva, sia per il 2027 che per il 2028. E che proietta nuovamente il paese sul sentiero della cautela per quanto riguarda le misure che potrà contenere la prossima finanziaria. “Oggi la mia risposta è probabilmente diversa da un mese fa, l’approccio deve essere più prudente” rispetto a quanto è stato riportato finora perché “il contesto richiede maggiore attenzione”, spiega Giorgetti. Tradotto: non si potrà fare tutto ciò che è stato annunciato.

Anche perché, l’uscita dalla procedura di infrazione rimane comunque la stella polare di Via XX Settembre. La speranza resta: “Non è detto” che non si riesca a uscire. I dati del deficit 2027-28 vanno infatti “epurati” dallo scostamento per difesa ed energia, e togliendo dal computo quello 0,6% “troverete un dato inferire al 3%”, calcola Giorgetti. “I decimali fanno la differenza e quindi l’auspicio è di rimanere nel 2026 sotto il 3% e aprire quello spazio”, chiosa.
Intanto, secondo il Dpfp il sentiero di spesa dovrebbe salire dall’1,9% al 3,3% per il 2027, rimanendo invece all’1,7% nel 2028. Ma anche qui, osserva il ministro leghista, non si può togliere l’inflazione dall’equazione. “Non vi nascondo l’attenzione con cui monitoriamo costantemente la situazione dell’andamento dell’inflazione e tassi di interesse”. E torna sulla proposta italiana a Bruxelles che, ribadisce, chiede “non nasce per chiedere una diversa o un’ulteriore flessibilità” ma per chiedere di “considerare l’impatto dell’inflazione sul sentiero di spesa”, per “richiamare l’attenzione al fatto che il sentiero di spesa, e quindi i target che sono stati dati ai singoli Paesi nazionali e ai singoli governi esattamente 3 anni fa con un tasso di inflazione previsto profondamente diverso, non possono non considerare il diverso impatto che l’inflazione ha avuto sul sentiero della spesa nominale che è l’obiettivo che ci viene dato. E una rimostranza che non è soltanto del governo italiano ma anche di altri governi europei, e che abbiamo posto in termini di attenzione all’Europa”.

Il Documento, che consta in totale di 158 pagine, fornisce la cornice macroeconomica entro la quale sarà costruita la manovra finanziaria, fotografando il contesto geopolitico, il quadro di finanza pubblica e le azioni di riforma e investimento, misurandone gli impatti e offrendo previsioni.

L’uscita dalla procedura per deficit
“Si ritiene che possano sussistere le condizioni affinché il Consiglio deliberi l’abrogazione della Procedura per disavanzi eccessivi nei confronti dell’Italia sulla base dei dati di consuntivo del 2026”, si legge nel Dpfp, con la premessa “ove tali andamenti fossero confermati anche nelle previsioni di primavera del 2027 della Commissione europea”, in riferimento al ricorso alla clausola di salvaguardia nazionale per difesa ed energia e alle stime sulla crescita della spesa netta in Italia.
L’attenzione sul ruolo dell’Ai
Infine, una notazione sull’Ai. Nel Dpfp è citata più di 20 volte ed è evidenziato in contributo positivo che potrebbe apportare alla produttività. “Negli ultimi anni il sistema produttivo ha mostrato una maggiore capacità di adattamento agli shock esterni. Le recenti revisioni apportate dall’Istat ai conti nazionali, unitamente alla dinamica superiore alle attese dell’attività economica nel 2026, suggeriscono inoltre un rafforzamento del potenziale di crescita dell’economia”, si legge nel testo che parla anche della candidatura italiana per ospitare una delle Gigafactory Ai europee.

In Italia, si legge ancora nel Documento, la diffusione dell’Ai “potrebbe migliorare il potenziale di crescita, sia pure in misura ancora oggetto di dibattito tra gli studiosi della materia”. Le stime citate dal documento prospettano su un orizzonte decennale “un incremento della crescita annua della produttività del lavoro compreso fra 0,2 punti nell’ipotesi di diffusione lenta della tecnologia, 0,7 in quella intermedia e 1,1 in quella di diffusione rapida”.
Ricordando le iniziative in corso, il documento cita i decreti legislativi attuativi in materia di intelligenza artificiale in corso di emanazione e “l’impegno per sostenere la candidatura italiana al bando pubblicato lo scorso 30 luglio 2026 dalla impresa comune EuroHpc Ju per la costituzione delle Gigafabbriche europee di intelligenza artificiale”.

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