La scomparsa di Francesco Guccini lascia un vuoto che va oltre la musica. Un ricordo personale di chi, nelle sue canzoni, ha trovato un compagno di viaggio, un maestro di vita e una voce capace di attraversare il tempo. Non un commiato, ma il racconto di un legame profondo tra un artista e chi, nelle sue parole, ha trovato una bussola per comprendere il mondo.
Con oggi sono due volte che ricevo le condoglianze per un “estraneo”. La prima volta fu nel ’99 per Fabrizio De André. Oggi mia moglie e mia figlia me le hanno fatte per Francesco Guccini e mi continuano ad arrivare messaggi di abbracci, quasi se ne fosse andato uno di famiglia.
Avrei voluto “conoscere l’odore del suo paese e camminare di casa nel suo giardino”. Non ho fatto in tempo, così che, anche da assente, mi ha insegnato che le cose si prendono al volo, specie quando un’amica comune ti invita a Pavana. Rimandare sarà un verbo sempre più assente dal mio vocabolario.
Mi ha spiegato la vita, Guccini.
Lo ha fatto cantando, con quei testi di lotta, di amore, di gioco, di vita.
Sono stato a due suoi concerti e lo cantavo e suonavo appena ne avevo occasione.
Quando una parte della storia della musica se ne va, si piange l’assenza per quello che avrebbe potuto ancora essere e non sarà.
Le parole e la musica restano.
I più giovani mi hanno chiesto chi era, questo Guccini. Gli ho risposto cantando. Gli ho risposto raccontando che aveva parole con rime meravigliose per molti argomenti. Parole che potevano ferire come una spada o addolcire come il miele, ma bisognava, bisogna, avere orecchie allenate a sapere ascoltare.
Le sue parole non erano solo parole comuni: poteva ingarbugliarti in termini desueti, da cercare nel vocabolario, perché quella era la parola giusta, perfetta, azzeccata con tanta naturalezza come fosse il volo di un uccello già scritto in cielo.
Guccini ci ha fatto le ossa. In famiglia, al lavoro, nel lavoro fisico e in quello intellettuale di chi lo amava, c’erano anche le parole delle sue canzoni.
Ce lo portiamo dentro, insomma. Ci ha formati, continuerà a ispirarci, come certi film in bianco e nero che continuiamo a guardare e nei quali troviamo sempre qualcosa di nuovo.
Ciao France’…
Vola, vola tu,
dov’io vorrei volare
verso un mondo
dove è ancora tutto da fare.
E dove è ancora tutto,
o quasi tutto,
da sbagliare
photo credit: Official Site
Pietro Gallo
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