Domenica 13 settembre, Narni, ore 6.30 del mattino.
All’Ala Diruta di Narni, Pablo Trincia davanti ad una platea sold out, porta in scena il suo nuovo monologo storico su Caligola, tra ricerca delle fonti, linguaggio d’inchiesta e una riflessione sui meccanismi del potere contemporaneo.
È cominciata all’alba la domenica di Narni Città Teatro, alle 6.30, quando la città era ancora immersa nel silenzio e il sole non era ancora sorto, l’Ala Diruta ha accolto Pablo Trincia per un appuntamento speciale, introdotto dai direttori artistici della manifestazione, Davide Sacco e Francesco Montanari. Un incontro dedicato a Caligola che ha trasformato la storia antica in una lente attraverso cui interrogare il presente.
L’Ala Diruta era completamente sold out. Il pubblico, arrivato quando era ancora buio, attendeva in un silenzio quasi rituale l’inizio del racconto. Una scelta di orario non convenzionale che si è rivelata parte integrante dell’esperienza, mentre la luce del giorno prendeva progressivamente il posto della notte, Trincia accompagnava gli spettatori dentro la parabola di uno dei personaggi più controversi della storia romana.
Partendo dalle fonti, soprattutto da Svetonio e Tacito, e utilizzandole non come materiale da lezione accademica, ma come testimonianze da mettere a confronto, nel corso del racconto fa emergere più volte la necessità di verificare, comparare, distinguere ciò che è documentato da ciò che potrebbe essere stato tramandato, amplificato o romanzato. Lo stesso Trincia parla di una sorta di “fact-checking” delle fonti antiche, mostrando come gli stessi episodi possano essere riportati da storici diversi con particolari differenti.
Il risultato è una narrazione lontana dalla rigidità della divulgazione accademica, ma tutt’altro che superficiale. Viene utilizzato un linguaggio contemporaneo, ricorrendo a termini presi dalla serialità televisiva, costruendo attese e svolte narrative, alternando ironia e momenti di forte crudezza. Anche il passaggio dalla prima parte della vita di Caligola alla sua trasformazione viene raccontato attraverso il linguaggio dello storytelling contemporaneo, fino al riferimento al cliffhanger.
È proprio questa capacità di rendere familiare una materia lontanissima nel tempo a costituire uno dei punti di forza del format. La storia non viene semplificata ma “tradotta” in un linguaggio capace di raggiungere lo spettatore senza perdere il rapporto con le fonti.
Così Caligola emerge progressivamente non soltanto come il tiranno folle e crudele consegnato alla memoria, ma come il prodotto di una vicenda familiare e politica complessa. Il bambino che perde il padre Germanico, che assiste alla persecuzione della propria famiglia e alla morte dei fratelli, impara molto presto a muoversi in un ambiente nel quale sopravvivere significa anche tacere, dissimulare, comprendere i rapporti di forza.
Poi arriva il potere. Ed è qui che la narrazione cambia progressivamente registro. L’imperatore amatissimo dal popolo, inizialmente generoso e capace di conquistare il consenso, diventa il sovrano che rivendica apertamente il proprio potere assoluto e dichiara l’irrilevanza del Senato. Le eccentricità, le spese smisurate, le umiliazioni inflitte ai senatori, la violenza e gli episodi più assurdi della tradizione su Caligola si susseguono in una narrazione che riesce spesso a strappare un sorriso proprio mentre restituisce l’inquietudine di un sistema di potere sempre più incontrollato.
Il pubblico viene invitato a non guardare la storia “troppo da vicino”, perché farlo significa trasformare personaggi come Caligola in macchiette: il folle, il malato di mente, il mostro. Significa considerarli eccezioni irripetibili e, proprio per questo, rassicuranti.
Allargando lo sguardo, invece, il quadro cambia ed è allora che la storia romana lascia spazio al presente. Trincia individua nei regimi e nei leader contemporanei alcuni dei meccanismi già incontrati nella parabola di Caligola: il culto della personalità, l’egocentrismo, la concentrazione del potere, la violenza, la spettacolarizzazione, le spese faraoniche, l’umiliazione degli avversari, il bisogno di consenso e di idolatria.
Da Niyazov a Saddam Hussein, da Putin a Kim Jong-un, da Ceaușescu alla famiglia Marcos, fino a Donald Trump, la galleria proposta da Trincia non vuole stabilire una sovrapposizione perfetta fra personaggi e contesti storici differenti. Il punto è piuttosto riconoscere la ricorrenza di determinati meccanismi del potere.
Il problema non è soltanto che i “Caligola” continuino a esistere. Il problema è chiedersi chi li sostiene, chi li asseconda, chi permette loro di esercitare il potere. È una domanda che Trincia estende anche alla stessa memoria della storia, se Caligola infatti viene ricordato come un mostro, allargando lo sguardo agli altri grandi protagonisti della Roma antica incontriamo per esempio Giulio Cesare che, nonostante la violenza delle sue campagne militari, continua a essere celebrato come un grande condottiero. La riflessione sposta così il problema dal singolo individuo al sistema che lo circonda.
Non si tratta più soltanto di riconoscere i nuovi Caligola, ma di interrogarsi sulla rete di persone, istituzioni e società che rende possibile la loro esistenza. Il male, suggerisce Trincia, non risiede soltanto nel vertice, può essere anche quello di chi consente a quel vertice di continuare ad agire.
L’ultima considerazione, legata alla presenza oggi di armi atomiche nelle mani di alcuni dei leader contemporanei, lascia il pubblico davanti a una prospettiva tutt’altro che rassicurante. Il passato non è più una distanza protettiva, la storia, se osservata nella sua complessità, può diventare uno specchio.
Quando il racconto finisce, il giorno è ormai arrivato. Il pubblico che ha scelto di uscire di casa nel buio per essere lì alle 6.30 ha assistito a qualcosa che va oltre una semplice conferenza sulla storia romana. Ha partecipato alla nascita di un format nel quale la divulgazione storica incontra il ritmo del racconto d’inchiesta, la ricerca delle fonti si accompagna alla narrazione e il passato diventa materia per leggere il presente.
Trincia ha inoltre lasciato intravedere la possibilità di portare questo progetto in un vero e proprio tour teatrale. L’esperienza di Narni sembra averne già mostrato le potenzialità: un unico narratore, una storia forte, il rapporto diretto con il pubblico e la possibilità di trasformare la ricerca storica in una forma di spettacolo capace di coinvolgere senza rinunciare alla complessità.
All’Ala Diruta, intanto, la prova è arrivata alle prime ore del giorno. Il pubblico c’era, ed era numeroso. E quando il racconto di Caligola si è concluso, con il sole ormai sorto sulla città, una cosa appariva evidente, per una storia raccontata così, è valsa la pena svegliarsi quando era ancora buio.
Loredana Margheriti
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