In Islanda vince il no ai negoziati per l’ingresso nell’Unione europea

L’Islanda boccia il referendum e vince il ‘no’ ai negoziati per l’ingresso nell’Unione europea. Lo riferisce la tv Ruv. I risutlati finali danno il ‘no’ al 52,8%, i ‘sì’ arrivano al 47,2%. Sono stati espressi complessivamente 225.031 voti, con un’affluenza alle urne dell’82,5%. Si tratta della più alta affluenza alle urne registrata in Islanda dalle elezioni parlamentari dell’aprile 2009, quando si attestò all’85,1%.

Significa che 99.037 persone hanno votato “no” e 89.459 “sì”. L’affluenza alle urne è stata altissima, secondo quanto riportato da Ntb. Dato l’esito che emerge dalle urne, il tema dell’adesione alla Ue non tornerà sul tavolo almeno fino alla fine dell’attuale legislatura, ovvero fino al 2028.
Il governo di Eeykjavik aveva presentato il piano di adesione come un’occasione da non perdere, “ora o mai più”, e il primo ministro islandese Kristrun Frostadottir aveva dichiarato agli elettori che un “no” avrebbe messo da parte ogni speculazione sull’Ue. I sostenitori del “Sì” hanno sostenuto che l’adesione alla Ue avrebbe potuto attenuare gli alti tassi di interesse e offrire maggiore sicurezza in un mondo sconvolto dalla guerra in Ucraina e dalla retorica del presidente statunitense Donald Trump sull’annessione della Groenlandia. I sostenitori del “no” affermavano che l’adesione all’Ue avrebbe minacciato la sovranità dell’isola e le sue acque di pesca.
L’Islanda ha presentato per la prima volta domanda di adesione all’Ue nel 2009, quando una crisi finanziaria colpì l’economia del paese. Un governo euroscettico interruppe i negoziati nel 2013
Gli elettori islandesi si sono recati ieri, 29 agosto, alle urne per decidere se Reykjavik debba riprendere i negoziati, interrotti da oltre un decennio, per l’adesione all’Unione europea. Sul referendum pesa anche il clima di crescente incertezza nell’Atlantico settentrionale, dopo le ripetute dichiarazioni di Donald Trump sul controllo della vicina Groenlandia. Circa 265mila elettori sono stati chiamati a rispondere a una domanda: se l’Islanda debba riprendere i negoziati di adesione all’Ue. In caso di vittoria del “no”, la questione potrebbe uscire dall’agenda politica per almeno una generazione. Un successo del “sì” aprirebbe invece una nuova fase negoziale con la Commissione europea, articolata su 35 capitoli, dall’economia ai diritti umani. Il voto non rappresenterebbe tuttavia una decisione definitiva sull’adesione.
La premier Kristrún Frostadóttir ha ricordato che, una volta raggiunto un eventuale accordo con Bruxelles, gli islandesi sarebbero chiamati nuovamente alle urne per approvarlo. Al centro della campagna c’è soprattutto la pesca, settore fondamentale per l’economia e l’identità nazionale. L’ingresso nell’Ue comporterebbe infatti l’adesione alla politica comune della pesca, con l’accesso alle acque islandesi per i pescherecci di altri Paesi membri. Il governo punta a negoziare un accordo speciale, anche con una possibile esclusione dalla normativa europea. Il dibattito è stato però influenzato anche dalle tensioni sulla Groenlandia, distante appena 290 chilometri dall’Islanda. Le dichiarazioni di Trump hanno alimentato tra parte dell’opinione pubblica il timore che Washington possa in futuro avanzare analoghe pretese sull’Islanda e hanno rafforzato, secondo i sostenitori del “sì”, l’idea che un legame più stretto con l’Europa possa offrire maggiori garanzie di sicurezza. L’Islanda è già parte del mercato unico europeo e dell’area Schengen. I contrari all’adesione ritengono quindi che l’attuale assetto garantisca al Paese i benefici dell’integrazione europea senza le rinunce di sovranità legate all’ingresso nell’Ue.

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