Mps, Osnato: “La politica in passato l’aveva mortificata, il governo Meloni l’ha resa solida e attrattiva”

Il lavoro del governo non si ferma sul fronte del caro carburante. Ad assicurarlo in una intervista al quotidiano Milano Finanza è Marco Osnato, deputato di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione Finanze della Camera. Oltre a ricordare le tutele già in campo per i settori più esposti al problema, dall’autotrasporto all’agricoltura, Osnato anticipa la notizia che l’Esecutivo «interverrà per colmare il gap nella lotta ai rincari sui carburanti tra il 26 agosto e il 6 settembre». Ai dettagli «tecnici e alle coperture sta lavorando con prudente attenzione il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti».

Mps e il lavoro del governo Meloni
E risponde l’esponente della maggioranza di centrodestra anche sul tema delle banche in generale e di Mps nel particolare, ricordando ai detrattori dell’opposizione che “Se il governo avesse voluto fare il banchiere, non avrebbe ridotto la partecipazione quasi totalitaria dello Stato in Mps. Si è comportato da azionista, tutelando un asset importante degli italiani, in passato mortificato dalla politica. Ho letto interviste di importanti esponenti del Pd dalla segretaria Schlein in giù che, pur nella comprensibile necessità di provare a rappresentarsi come il nuovo, non possono sottrarsi alle responsabilità politiche di chi diceva: «Abbiamo una banca». Oggi noi possiamo dire agli italiani: «Riecco la vostra banca». Qui la differenza. Oggi Mps è solida e attrattiva, grazie alla capacità manageriale e alla stabilità del sistema politico e istituzionale. Non c’è ragione che lo Stato resti azionista per sempre. Usciremo senza fretta, quando il mercato offrirà le condizioni migliori e sarà possibile restituire agli italiani le risorse impiegate per salvarla”.
La manovra e le banche

Si guarda già alla manovra, perché malgrado il caldo di agosto si faccia ancora sentire, i mesi autunnali volano. Ssull’intenzione di chiedere un nuovo contributo alle banche in manovra Osnato spiega di non credere “nella maggiorazione delle imposte come strumento punitivo. Serve invece proseguire il proficuo dialogo intavolato con le banche negli ultimi anni per trovare soluzioni a favore di famiglie e imprese. In particolare, sarebbe utile trasformare la leva fiscale in uno strumento per liberare risorse da destinare alla produttività, all’innovazione e alla ricerca. Un sistema più solido produce un ritorno positivo anche per gli istituti.

Il ruolo del ceto medio, che resta protagonista
E su una cosa si dice certo: il ceto medio resterà protagonista della manovra. “Le innovazioni fiscali devono proseguire sulla traiettoria della riforma, sostenendo lavoro e redditi. Ecco che, anche alla luce dei buoni risultati della contabilità pubblica, riteniamo possibile continuare a lavorare sull’estensione dell’aliquota al 33% per i redditi fino a 60 mila euro. E puntiamo a intervenire anche sulle tredicesime, con l’ipotesi di una tassazione al 10% per i redditi fino a 30 mila euro” conclude.

Il vocabolario riservato all’Opas lanciata da Intesa sul Monte dei Paschi sembra seguire fin da principio la geografia che serve. Se a Siena si parla di “smembramento” e di una banca che rischia di essere “sdradicata dalla sua città”; dall’altra parte dell’Appennino, in Emilia, culla di Unipol e Bper, la questione sembra perdere gran parte dell’emotività e si freddano anche le parole: “lo smembramento” si fa “opportunità”, il timore per i costi umani lascia il posto alle “sinergie”, gli sportelli da preservare diventano “una rete da razionalizzare”. E a rendere il confronto meno scontato c’è un dettaglio: in almeno un caso non cambia neppure l’editore.
GIUGNO, SIENA: LA CITTÀ IN DIFESA DELLA ROCCA

L’8 giugno Intesa Sanpaolo ha annunciato al mercato e alla Consob la decisione di lanciare un’Opas sul Monte dei Paschi di Siena. Il progetto prevede che Intesa mantenga Mediobanca, il suo marchio, circa 625 filiali di Mps e una parte delle attività del Monte; mentre il marchio Mps, circa 635 filiali e gran parte delle strutture necessarie a operare autonomamente, sarebbe invece destinata a Unipol che, a sua volta, le integrerebbe con Bper.

A Siena il racconto parte quasi simultaneamente all’annuncio dell’Opas. L’operazione finanziaria viene tradotta subito in una possibile perdita fisica — il nome, le sedi, i posti di lavoro — e perfino la banca torna a coincidere con il luogo che la ospita, la “Rocca”. La Nazione di Siena mette in fila, già dal primo giorno, i termini e i temi che torneranno nei mesi successivi: “difesa, “Siena”, “lavoro”, “identità”. Il 9 giugno titola: “Mps, la città a difesa della Rocca. Istituzioni e sindacati in campo: “Siena non è una variabile” e Orlando Pacchiani scrive all’indomani dell’offerta: “Eccolo là, lo spettro che ha aleggiato per un decennio sopra Rocca Salimbeni. L’archiviazione di secoli di storia, del nome, delle sedi e di conseguenza di posti di lavoro – e buoni stipendi – dall’orizzonte del territorio”.

Il 2 luglio il Resto del Carlino di Bologna guarda agli stessi effetti territoriali da una prospettiva quasi opposta. Si chiede chi potrà approfittare degli spazi che l’operazione libererà sul territorio. Il titolo non usa mezzi termini: “Siamo interessati a nuove filiali”. Emil Banca: il risiko è opportunità. Il presidente Gianluca Galletti: “Pronti a intervenire se l’Antitrust dovesse sollevare il tema”. A parlare è Gian Luca Galletti, presidente della banca di credito cooperativo bolognese. La parola scelta — “opportunità” — è quasi inconcepibile nel racconto senese delle stesse settimane. Galletti spiega che, secondo i calcoli della banca, le maggiori sovrapposizioni potrebbero verificarsi soprattutto a Modena, Bologna e Reggio Emilia e dichiara che Emil Banca valuterebbe l’acquisto di sportelli eventualmente messi sul mercato per ragioni Antitrust. Ecco un estratto dell’intervista: “Emil Banca è pronta a cogliere le opportunità che potrebbero derivare dal risiko bancario in corso. Qualora l’Antitrust dovesse ravvisare che, a seguito delle fusioni, ci sia un eccesso di presenza di sportelli delle banche coinvolte in determinate zone, noi saremmo pronti. Al contrario di molti altri istituti, da tempo noi apriamo nuove filiali. Proprio perché mantenere una vicinanza capillare al cliente è di grande interesse. Pur non conoscendo ancora i dettagli della divisione Unipol-Intesa, i nostri calcoli ci dicono che soprattutto su Modena, Bologna e Reggio Emilia, potrebbero esserci sovrapposizioni. Siamo interessati a valutare eventuali opportunità. Nel frattempo anche a Modena si pensa con entusiasmo ai benefici che l’Opas di Intesa potrebbe avere sulla già ottima crescita del gruppo bancario di casa, Bper. Il 6 agosto TRC Modena inserisce il nuovo progetto con Mps nella parabola espansiva del gruppo e scrive: “Storia lunga, più di 150 anni, quella di BPER: da piccola banca di provincia a player di primissimo piano nel risiko che sta ridisegnando il sistema bancario italiano. (…) guardando con un occhio all’OPAS lanciata da intesa San Paolo su MPS, che porterà, con Unipol partner di altissimo profilo, a creare la nuova Montepaschi, dando a BPER una marcia in più (…) Insomma, un altro passo avanti per la crescita.”

Il lessico emiliano, almeno nei pezzi più espliciti, segue così una traiettoria quasi inversa a quella senese: centralità, polo, crescita, dimensione, opportunità, sinergie, razionalizzazione. Ma sarebbe troppo semplice concludere che l’Emilia applaude mentre Siena resiste. C’è una differenza sostanziale nell’intensità del racconto. Sulle testate senesi il futuro di Mps diventa quasi una vicenda quotidiana, identitaria e sociale; sulla stampa più periferica rispetto ai quartier generali di Unipol e Bper, dalla Gazzetta di Reggio a La Nuova di Ferrara, dell’Opas resta invece molta meno traccia. Nonostante siano proprio alcune di queste aree indicate anche da Emil Banca tra quelle con maggiori possibili sovrapposizioni, l’interesse per le banche si accende soprattutto quando la materia finanziaria diventa cronaca concretamente locale: filiali che chiudono, nuove assunzioni, sospetti ordigni o rapine agli Atm. Il risiko, invece, resta spesso sullo sfondo o arriva attraverso la ripresa dei lanci di agenzia.

Il vocabolario emerso a Siena sembra risalire fino alla politica nazionale. Il 16 agosto il Corriere di Siena titola: “Meloni fa quadrato su Mps. ‘La banca non perda nome e identità’. Ribadita la neutralità del governo”. Le parole “nome, identità, smembramento”, diventate familiari attraverso le istituzioni toscane, entrano nel lessico con cui la presidente Giorgia Meloni stessa affronta il tema dell’Opas nell’intervista con Milano Finanza nonostante la neutralità già ribadita dal ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti.

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