Ceuta, la denuncia del giornalista spagnolo: “È al totale collasso e il governo Sanchez non ha espulso nessuno”

«Ceuta è in totale collasso a tutti i livelli. Si registrano focolai di scabbia, furti in casa, rapine e aggressioni sessuali». A farlo presente in un’intervista per Il Riformista è stato Cano Unai, giornalista spagnolo e conduttore del programma Bipartidismo, sottolineando che «alla popolazione di Ceuta sono state imposte tessere annonarie per l’acquisto di pane e acqua, poiché molti supermercati donano cibo alle Ong che forniscono assistenza agli immigrati clandestini che hanno preso d’assalto il confine spagnolo».

Inoltre, tra gli aggressori presenti nell’exclave ci sono «criminali che hanno violentato almeno 19 donne, la maggior parte delle quali minorenni, di origine marocchina», ma tra le vittime ci sono anche «donne spagnole». Per il momento, come ha fatto presente Unai, «a Ceuta si registra una media di un’aggressione sessuale al giorno. Secondo fonti di polizia, alcune di queste donne marocchine vengono costrette alla prostituzione in cambio di cibo». Insomma, la città è stata «praticamente militarizzata a causa della mancanza di controllo e del rischio di estrema violenza».

«Nessuno è stato espulso dal governo spagnolo»
Anche se c’è chi ha parlato di rimpatri da Ceuta, il giornalista ha spiegato che «la realtà è che nessun marocchino è stato espulso dal governo spagnolo, proprio perché la nostra ultima sentenza della Corte Suprema in materia stabilisce che il rimpatrio di chiunque entri illegalmente nel Paese via mare è illegale. Questa sentenza è stata interpretata come un fattore di attrazione che ha incoraggiato l’invasione di Ceuta, come giustificato dal governo marocchino». Tra l’altro, si stima che «l’invasione abbia coinvolto circa 80mila persone e che almeno 10mila siano ancora presenti nella città autonoma. Pertanto, i marocchini che se ne sono andati lo hanno fatto di propria volontà, molti di loro dopo aver visto infrangersi le loro speranze. Non c’è lavoro né cibo per loro».

«Dietro l’invasione di Ceuta c’è il regime marocchino»
Nel corso dell’intervista, Cano Unai ha spiegato che «dietro l’invasione ci sono il regime marocchino e le politiche migratorie di Pedro Sanchez, che hanno trasformato la Spagna nel principale punto di ingresso per l’immigrazione clandestina in Europa». Per quanto riguarda il sovrano di Rabat, Mohammad VI, «ogni volta che la Spagna ha compiuto una mossa geopolitica contraria ai suoi interessi, ha reagito inviando un gran numero di clandestini».

Ma non finisce qui, perché il giornalista spagnolo ha citato un altro tema piuttosto importante: «C’è il caso dello scandalo del software spia Pegasus, in cui i servizi segreti marocchini hanno hackerato i telefoni di Pedro Sanchez e di altri membri del governo spagnolo. per questo motivo, alcuni sostengono che Sanchez sia “compiacente” nei confronti degli interessi del Marocco, poiché quest’ultimo potrebbe reagire divulgando queste informazioni segrete, che smaschererebbero la corruzione del governo e del Psoe (Partito socialista ndr)».

Il legame “sinistro” tra Spagna e Marocco
Come ha spiegato Cano Unai, ci sono molti legami storici tra il Psoe e Rabat: «Il leader della loro giovanile è marocchino e l’ex presidente Zapatero e diversi ministri come José Bono hanno compiuto numerosi viaggi in Marocco, dichiarando il Sahara Occidentale territorio marocchino». L’ultimo ministro citato dal giornalista «è stato denunciato venerdì scorso, perché è emerso che viveva gratuitamente presso l’ambasciata a Tangeri mentre ristrutturava la sua villa in Marocco». Comunque sia, «Ceuta è il confine più meridionale dell’Europa con il continente africano. L’attacco subito ha conseguenze inimmaginabili per il futuro».

Da Madrid arriva la notizia che destabilizza la sinistra italiana. Chiamatelo effetto Ceuta: dopo anni di retorica sui «diritti dei migranti» e di accuse alla destra di «disumanità», il governo Sánchez fa i conti con la realtà. Nel primo Consiglio dei ministri dopo la pausa estiva, l’esecutivo spagnolo ha infatti approvato una riforma delle norme su stranieri e asilo che punta ad accelerare il rigetto delle domande e le procedure di espulsione. Una stretta legislativa che avvicina Madrid a quel modello Meloni fondato su controllo dei confini, procedure più rapide e rimpatri, a lungo contestato dalla sinistra europea.

Madrid cambia registro e chiude le porte all’immigrazione selvaggia
A imprimere un’accelerazione politica è stata inevitabilmente la crisi di Ceuta, con l’ingresso a nuoto di circa 80mila migranti tra il 30 e il 31 luglio. Madrid assicura che la riforma fosse già in preparazione, ma la tempistica pesa: il pacchetto arriva mentre le forze del centrodestra spagnolo reclamano una stretta e le immagini dell’emergenza migratoria tengono banco sui media iberici ed europei.

Anche Sumar, il socio di governo più schierato sul fronte dell’accoglienza, ha dovuto digerire il provvedimento, limitandosi ad alcune «osservazioni». Segno che, di fronte alla pressione dei flussi, anche nella maggioranza l’ideologia deve fare i conti con la realtà.
Sanchez segue il modello Meloni: meno automatismi nell’accoglienza

Il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska presenta la riforma come un adeguamento al nuovo Patto europeo su migrazione e asilo e rivendica il mantenimento del limite di 72 ore per il trattenimento nelle strutture di polizia, contro i sette giorni consentiti dalle norme europee. Ma al di là delle cautele lessicali, la direzione è quella che Giorgia Meloni ha imposto al centro del dibattito europeo: meno automatismi nell’accoglienza, più controllo degli ingressi, procedure accelerate e maggiore efficacia dei rimpatri.

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