Fauro 1937, ai Parioli approda la cucina “fuori rotta” di Andrea Misseri

Non è solo un ristorante. È un altrove.

Da Fauro 1937 — in via Ruggero Fauro 42, ai Parioli — basta alzare lo sguardo per capirlo davvero: vele autentiche sospese al soffitto, come se il vento potesse entrare da un momento all’altro e gonfiarle. Roma, fuori, resta sullo sfondo. Dentro, invece, la sala diventa una barca ferma in una luce morbida, o forse un piccolo approdo su una costa italiana dove il tempo si allunga e il sale sembra non asciugarsi mai del tutto.
È una sensazione, prima ancora che un luogo.
E dentro questa sospensione si muove Andrea Misseri, che molti conoscono anche come Andy Shakty: due nomi, una sola identità, e un unico linguaggio che cambia forma ma non intensità. Lo avevo incrociato nel suo mondo musicale, tra consolle, viaggi e notti elettroniche. Sapevo fosse chef, certo. Ma non sapevo quanto fosse preciso, profondo, sorprendentemente coerente nel suo modo di cucinare.

La cena stampa di mercoledì 29 aprile, a Fauro 1937, è stata per me una rivelazione.
La sua cucina non cerca effetti: li genera. Non forza i passaggi, li lascia accadere. È una cucina che respira, che ha ritmo, che sembra muoversi con la stessa naturalezza di una traccia ben costruita.
Accanto a lui, il progetto prende forma grazie a Pierluigi Vozzi e Luca De Leo, in un equilibrio che ha qualcosa di musicale più che organizzativo. Vozzi racconta il locale come si racconta una storia di famiglia: la sua infanzia ai Parioli, la casa accanto al ristorante, le estati a Santa Severa, la vela come linguaggio ereditato e vissuto. Un immaginario che parla di villeggiatura di un tempo, di coste vissute lentamente, e che oggi trova continuità naturale in questo progetto.
Tutto questo, da Fauro, non è nostalgia. È una forma di presenza.

Poi arriva la cucina.
Si parte con tacos con guacamole e tartare di gambero rosa, freschi e immediati, quasi giocati sulla spontaneità. Poi una panzanella con tonno scottato e riduzione di mosto cotto, dove Roma incontra il Mediterraneo senza bisogno di dichiarazioni.


Ma è nel proseguire che il linguaggio di Misseri si definisce davvero.
Il calamaro grigliato con concia di zucchine romanesche, hummus di ceci e pomodorini semi dry è uno di quei piatti che restano: perché tiene insieme mondi diversi senza mai farli entrare in conflitto.
I fiori di zucca in tempura con baccalà mantecato aggiungono una verticalità croccante e cremosa insieme, mentre il polpo all’ibizenca, leggermente affumicato, porta lontano senza teatralità.
Le busiate al pesto siciliano con scampetti e calamari chiudono il percorso con una generosità quasi mediterranea nel senso più pieno del termine: abbondante, viva, diretta.


A sostenere il tutto, una selezione di bianchi di Cantina Casale del Giglio, scelti con coerenza rispetto all’identità del progetto: vini di costa, di luce, di territorio, capaci di accompagnare senza sovrastare.

La cucina di Misseri è “fuori rotta” solo in apparenza. In realtà segue una rotta interna molto precisa: quella del ritmo, dell’esperienza, del movimento tra memoria e istinto. In cucina, come in consolle, tutto è questione di tempo.

E infatti, anche qui, il tempo cambia.
A fine serata arriva un dono inatteso: Rock the Kitchen – Il gourmet della cucina underground, scritto dallo stesso Andrea Misseri insieme a Connie Colavecchio. Un libro quasi introvabile, che apre un’altra porta sul suo universo: quello delle cucine estreme, dei viaggi, delle contaminazioni, delle notti che diventano ricordi e dei ricordi che diventano cucina.


Fauro 1937 non è un ristorante che imita il mare.
È un luogo che lo trattiene, per qualche ora, nel cuore della città.
E poi lo lascia andare.

Barbara Lalle

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