Perché la musica classica accompagna così spesso il male sullo schermo?
Carlo Fiore attraversa cinema e serie tv per indagare uno degli stereotipi più persistenti dell’immaginario contemporaneo, tra colonne sonore e figure dell’ombra.
Con “La musica dei cattivi. Classica e colonne sonore”, Carlo Fiore firma un saggio tanto originale nell’idea quanto nella forma. Il punto di partenza è noto – perché la musica classica accompagna così spesso il male al cinema e nelle serie tv? – ma il modo in cui viene sviluppato è tutt’altro che convenzionale.
Pubblicato da Neri Pozza, il libro si distingue per una struttura frammentaria e dinamica: non un discorso unico e progressivo, ma una costellazione di brevi capitoli, incipit e racconti che funzionano come sequenze. L’effetto è dichiaratamente “cinematografico”: Fiore monta esempi, suggestioni e casi studio come fossero scene, lasciando emergere il senso complessivo per accumulo e risonanza più che per dimostrazione lineare.
Questa scelta formale si rivela particolarmente efficace rispetto al tema. Il cliché della musica classica associata ai cattivi non è presentato come una tesi astratta, ma come un riflesso culturale che il lettore riconosce immediatamente, quasi inconsciamente. Gli incipit dei singoli capitoli, brevi e incisivi, funzionano proprio come inneschi: evocano scene familiari, attivano memorie visive e sonore, dimostrando quanto questo meccanismo sia interiorizzato.
All’interno di questa struttura, i “racconti” o casi studio approfondiscono esempi emblematici: l’uso delle Variazioni Goldberg, la potenza quasi liturgica dei Carmina Burana, l’immaginario dei vampiri, fino alle declinazioni più recenti nelle serie tv. Ne emerge una vera e propria grammatica del male in musica, fatta di associazioni ricorrenti, strumenti simbolici e scelte sonore diventate automatiche.
Un elemento distintivo del libro è anche la sua forte densità di riferimenti: ogni capitolo intreccia numerosi rimandi a film, serie e brani musicali, costruendo una trama fitta di richiami che riflette la natura stessa dell’immaginario audiovisivo contemporaneo. Questa scelta rende la lettura particolarmente stimolante per chi possiede una buona familiarità con il repertorio citato o desidera esplorarlo in parallelo, trasformando il saggio quasi in una mappa da attraversare più volte. Più che guidare passo dopo passo, Fiore invita infatti il lettore a muoversi liberamente tra le connessioni, seguendo percorsi personali all’interno di un panorama culturale vasto e stratificato.
Il registro del volume si colloca in una zona ibrida, tra riflessione teorica e analisi dei casi. Fiore costruisce il proprio discorso attraverso una fitta rete di riferimenti musicologici e cinematografici, privilegiando l’accostamento e la stratificazione dei materiali rispetto a una narrazione lineare. Una scelta coerente con la natura del tema, che restituisce la complessità dell’immaginario preso in esame.
Nella parte finale, il discorso si apre anche alle eccezioni: personaggi come Sherlock Holmes o Mercoledì Addams restituiscono alla musica classica una dimensione diversa, più ambigua o persino luminosa. Sono spiragli che confermano quanto lo stereotipo sia forte, ma anche quanto sia possibile scardinarlo.
La musica dei cattivi è un saggio breve ma acuto, che affida alla propria struttura mobile il compito di restituire un immaginario stratificato e persistente. Più che argomentare, mette in scena. E così riesce nel suo intento più convincente: riaprire l’ascolto della musica classica, liberandola, almeno in parte, dal sospetto e dal pregiudizio che il cinema le ha cucito addosso.
CARLO FIORE
La musica dei cattivi
Neri Pozza – 2026, pp. 160
https://neripozza.it/libro/9788854532755
Loredana Margheriti
ProgettoItaliaNews Piccoli dettagli, grandi notizie.
