Inaugurata a Roma la quarta edizione di “Cinema in Verde”, il festival internazionale di cinema ambientale

La quarta edizione di Cinema in Verde si apre tra il nuovo Teatro Ateneo della Sapienza e i giardini di Piazza Vittorio Emanuele II. Cinema, ambiente e ricerca si incontrano per costruire un nuovo immaginario sulla crisi climatica.

È stata Piazza Vittorio a fare da cornice alla presentazione della quarta edizione di Cinema in Verde, il festival internazionale dedicato al cinema ambientale che, dopo tre edizioni ospitate all’Orto Botanico di Roma, amplia il proprio orizzonte e per la prima volta approda in altri luoghi della città. La nuova edizione si sviluppa infatti tra il Nuovo Teatro Ateneo della Sapienza e i giardini di Piazza Vittorio, mettendo in relazione università, cultura, territorio e cittadini.

Un passaggio significativo, che racconta anche la crescita di un progetto nato per portare le questioni ambientali fuori dagli spazi specialistici e dentro un linguaggio capace di raggiungere un pubblico più ampio.

A condurre la serata le Karma B, anzi, straordinariamente per l’occasione, al singolare. Il celebre duo drag era infatti rappresentato da Carmelo Pappalardo, che ha condotto l’incontro da solo in maniera piacevole e briosa, giocando sull’ironia, sempre in modo garbato e intelligente. Una capacità non scontata, soprattutto quando si affrontano temi tutt’altro che leggeri, con naturalezza sono state alternate battute e riflessioni, introducendo il rapporto tra crisi ambientale, diritti e disuguaglianze senza che il ritmo della serata fosse mai appesantito. «Non siamo tutti sulla stessa barca, semmai siamo nella stessa tempesta», ha ricordato Carmelo, citando una metafora ormai ampiamente utilizzata per descrivere il diverso impatto delle crisi sulle persone e sulle comunità.

Un’impostazione che ha trovato un naturale punto d’incontro con il senso stesso del festival: raccontare l’emergenza ambientale, ma anche interrogarsi sulle sue conseguenze sociali e sulle possibilità di cambiamento.

Nel suo saluto affidato a un videomessaggio, la Magnifica rettrice pro tempore dell’Università La Sapienza Antonella Polimeni ha sottolineato proprio il ruolo dell’università come luogo aperto alla città. La ricerca su ambiente, biodiversità, sostenibilità e trasformazioni territoriali ha bisogno di trovare linguaggi capaci di uscire dalle aule e dagli ambiti specialistici. Il cinema, con la sua capacità di trasformare dati e conoscenze in immagini e storie, può contribuire a costruire consapevolezza e partecipazione.

Un intervento particolarmente articolato è stato quello di Chiara Campione, direttora esecutiva di Greenpeace Italia, che ha ricordato come in quarant’anni di attività anche le forme dell’attivismo siano profondamente cambiate. Se il coraggio resta una componente essenziale, oggi la difesa dell’ambiente è sempre più legata alle altre battaglie per i diritti e la giustizia sociale. La crisi climatica, ha sottolineato, non può essere considerata soltanto una questione ambientale: i suoi effetti ricadono in maniera diversa sulle persone e colpiscono con maggiore intensità chi dispone di meno risorse per affrontarli.


Ha poi posto l’accento anche sul ruolo dell’informazione, raccontare un’ondata di calore o un altro evento estremo non basta se non si riesce a ricostruire il legame con le trasformazioni climatiche in corso e con le possibili risposte. In un panorama informativo sempre più frammentato, ha invitato inoltre a non affidarsi a una sola fonte e a uscire dalle “bolle” create dagli algoritmi, confrontando informazioni e punti di vista differenti. Anche le scelte individuali possono contribuire al cambiamento, ma acquistano un significato più ampio quando diventano parte di una trasformazione culturale e collettiva.

Ed è sul tema della speranza che Chiara Campione ha individuato nell’incontro una delle chiavi per reagire alla paura e al senso di impotenza: incontrare altre persone, associazioni, realtà del territorio, costruire relazioni e trasformarle in partecipazione. In questo senso, ha osservato, l’arte e il cinema possono raggiungere le persone in modo diverso dalla comunicazione scientifica, suscitando emozioni, aprendo prospettive e permettendo di guardare ciò che accade da un punto di vista nuovo. È anche per questo che il cinema ambientale può diventare uno strumento importante di consapevolezza.

La dimensione ambientale si intreccia così inevitabilmente con quella sociale. Lo ha evidenziato anche Sabrina Alfonsi, assessora di Roma Capitale, richiamando il problema delle città come “isole di calore” e la necessità di intervenire attraverso trasformazioni urbane capaci di restituire spazio alla natura. Ma accanto agli interventi concreti serve anche un cambiamento culturale, la costruzione di un nuovo immaginario capace di raccontare non soltanto l’emergenza, ma anche la possibilità di un futuro diverso.

È proprio da questa esigenza che nasce Cinema in Verde. Fabio Attorre, professore di Botanica ambientale applicata alla Sapienza e direttore dell’Orto Botanico, ha ricordato come l’idea del festival sia maturata dalla necessità di portare fuori dal circuito scientifico storie e conoscenze che rischiano altrimenti di rimanere confinate tra gli specialisti. Un articolo scientifico può raggiungere poche centinaia di colleghi; il cinema può invece dare a quelle stesse questioni una forma narrativa ed emotiva capace di arrivare a un pubblico molto più vasto.

Il Nuovo Teatro Ateneo diventa così un ulteriore spazio di questo incontro. Nato recentemente come luogo di produzione e fruizione culturale della Sapienza, ospita per la prima volta il festival cinematografico, affiancando l’Orto Botanico e Piazza Vittorio in un progetto che punta a rendere la conoscenza scientifica sempre più accessibile.

Sono sei i film internazionali in concorso, inediti e non ancora distribuiti in Italia. Opere provenienti da diversi Paesi che, pur attraverso linguaggi e storie differenti, interrogano un modello produttivo fondato sullo sfruttamento delle risorse e del lavoro, affrontando temi come le migrazioni, la difesa delle comunità indigene, il rapporto tra uomo e natura e il potere trasformativo dell’arte.

Tra le iniziative della quarta edizione anche LAND – Future Palestinian Filmmakers, progetto che ha portato in Italia dodici giovani filmmaker della Cisgiordania per un percorso di formazione cinematografica. Il 20 settembre, nei giardini di Piazza Vittorio, saranno presentati i loro primi cortometraggi, prima della serata conclusiva e della premiazione del festival.

La collaborazione con la Commissione europea in Italia, presente per la prima volta in questa quarta edizione, completa una rete che mette insieme istituzioni, università, ricerca, cinema e territorio, con particolare attenzione alla partecipazione dei cittadini.

A chiudere la presentazione è stata Simonetta Lombardo, ideatrice del festival, partendo da una considerazione quanto mai attuale: le temperature estreme di questa estate hanno riportato la crisi climatica al centro dell’attenzione, ma il rischio è quello di trasformare l’eccezionale in qualcosa di ordinario. “Non c’è nessuna normalità in quello che sta succedendo”, ha ricordato, sottolineando però come l’obiettivo di Cinema in Verde non sia alimentare il catastrofismo, ma aprire uno spazio alla possibilità e alla speranza.

E forse è proprio questo il senso più immediato di Cinema in Verde: portare l’ambiente fuori dalla dimensione dell’allarme e dentro quella dell’immaginazione. Perché la speranza non nasce dall’attesa, ma dall’incontro e il cinema può essere uno dei luoghi in cui quell’incontro comincia.



Loredana Margheriti

Circa Loredana Margheriti

Ha un formazione umanistica che affonda le radici nella ricerca documentale. La passione per la musica, in particolare per il canto lirico, accompagna da sempre il suo percorso, ha intrapreso infatti in giovane età lo studio del canto. "Scrivere di arte e spettacolo è per me un modo per restituire emozioni, condividere visioni e dare voce a ciò che l’esperienza estetica accende dentro di noi." Mossa da passione quindi, ed accompagnata da infinita curiosità, collabora con diverse testate digitali, occupandosi soprattutto di recensioni musicali e operistiche, ma racconta spesso anche di eventi culturali, teatrali e d’arte. Attualmente lavora nel restauro di beni culturali monumentali, un’attività che le permette di rimanere in costante dialogo con la bellezza, anche nella sua forma materica.

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