La musica apre i festeggiamenti dei Santi Patroni nel Duomo di Civita Castellana

Civita Castellana, sabato 12 settembre.
Un concerto nel segno della tradizione e della gioia, tra musica sacra e repertorio operistico. Il pubblico gremisce la Cattedrale e partecipa fino al canto dell’Inno dei Santi Patroni.

Dal suono degli ottoni e dell’organo dalla cantoria alla polifonia vocale, fino alla brillante trascrizione dell’Italiana in Algeri: una serata di musica condivisa che ha unito interpreti e comunità.

La musica arriva dall’alto, dalla cantoria della Cattedrale, e si diffonde nella navata. È così che si apre il concerto che, sabato 12 settembre, ha inaugurato a Civita Castellana i festeggiamenti dedicati ai Santi Patroni Giovanni e Marciano: il Trio Estro Concertante, con Enrico Mazzoni all’organo, Giovanni De Lorenzo alla tromba e Massimiliano Achilli al trombone basso, con la Marcia Trionfale di Bruce Steane, dà il via alla serata con una pagina che porta immediatamente nel Duomo un clima solenne ma al tempo stesso festoso.

La Cattedrale è piena. Il pubblico è numeroso e segue con attenzione un programma costruito attraverso epoche e linguaggi differenti, accomunati dalla centralità della musica sacra e da una evidente dimensione celebrativa. Una scelta particolarmente appropriata per aprire i giorni dedicati alla festa patronale, affidando proprio alla musica il compito di dare voce alla comunità.

L’acustica del Duomo si rivela una preziosa alleata: ricca, ampia, capace di restituire il suono nello spazio senza appesantirlo né deformarlo. Una caratteristica che permette di apprezzare sia l’impasto degli strumenti sia la componente vocale, mantenendo leggibili le diverse linee musicali.


Dopo l’apertura affidata al Trio Estro Concertante, il concerto entra nel cuore della tradizione polifonica con l’Ensemble vocale Doppiounisono, diretto dal maestro Lucio Roberti. Il repertorio attraversa alcune figure significative della musica sacra legata alla tradizione italiana e romana, da Giovanni Pierluigi da Palestrina a Lorenzo Perosi, fino a Domenico Bartolucci. Il Sicut Cervus, il Benedictus e l’Inviolata delineano rispettivamente un percorso nel quale la spiritualità passa attraverso la raffinatezza della scrittura polifonica.

Particolarmente suggestivo il richiamo alla presenza di Lorenzo Perosi proprio a Civita Castellana nel 1907, episodio ricordato durante la presentazione del concerto e legato alla storia musicale della Cattedrale, in quell’occasione Perosi infatti ebbe l’occasione di suonare l’organo.


L’Ensemble Doppiounisono conferma una resa vocale ben calibrata e piacevole, nella quale le diverse sezioni trovano un equilibrio che consente alla polifonia di svilupparsi con naturalezza. La direzione di Lucio Roberti accompagna le voci con attenzione, senza sovraccaricare il fraseggio e lasciando emergere la struttura dei brani.

Anche il Trio Estro Concertante si mostra affiatato e compatto, tornando protagonista nella seconda parte della serata. È qui che l’organo regala uno dei momenti più particolari del concerto con la trascrizione dell’ouverture de L’Italiana in Algeri di Gioachino Rossini, realizzata da Maurizio Machella e affidata a Enrico Mazzoni.
Una pagina che, trasferita dall’orchestra all’organo, acquista una fisionomia nuova e mette in evidenza le possibilità dello strumento. La resa dell’organo colpisce proprio per la capacità di restituire il carattere brillante e vivace della musica rossiniana, sfruttando la ricchezza sonora della Cattedrale senza perdere nitidezza.


Il programma torna quindi alla dimensione vocale con Tota Pulchra e Cantate Domino di Valentino Miserachs, componendo un finale nel quale tradizione e contemporaneità si incontrano. È un repertorio che conserva il legame con la musica sacra e con la scuola romana, ma che conclude il percorso della serata con una voce più vicina al nostro tempo.

Gli applausi sono lunghi e generosi, il pubblico dimostra di aver seguito e apprezzato il concerto e chiede, con la propria partecipazione, un ulteriore momento musicale. Il bis diventa allora qualcosa di più di una semplice conclusione, il maestro Roberti invita infatti gli spettatori a unirsi al canto dell’Inno dei Santi Patroni.
E le persone che conoscono il testo non si tirano indietro.
Le voci del pubblico si aggiungono così a quelle dell’ensemble e degli strumenti, trasformando il Duomo in uno spazio realmente condiviso, dopo una serata costruita intorno alla musica d’autore e alla tradizione sacra, il concerto ritrova nel canto collettivo la sua dimensione più immediata e comunitaria.

È un finale semplice e insieme significativo, la musica non resta davanti all’altare o nella cantoria, ma torna alla sua funzione più antica, quella di riunire una comunità intorno a un momento comune.
Così Civita Castellana inaugura i festeggiamenti dei suoi Santi Patroni, con una Cattedrale gremita, con interpreti affiatati e con un pubblico disposto non soltanto ad ascoltare, ma anche a diventare parte della musica.


Cattedrale di Santa Maria Maggiore
Civita Castellana (VT)

CONCERTO
con il patrocinio del Comune di Civita Castellana

Ensemble vocale “Doppiounisono”
Direttore: Lucio Roberti

Trio “Estro Concertante”
Enrico Mazzoni — organo
Giovanni De Lorenzo — tromba
Massimiliano Achilli — trombone basso

PROGRAMMA:
Bruce Steane (1866–1938)
Marcia Trionfale

Giovanni Pierluigi da Palestrina
Sicut Cervus

Lorenzo Perosi
Benedictus

Domenico Bartolucci
Inviolata


Loredana Margheriti

Circa Loredana Margheriti

Ha un formazione umanistica che affonda le radici nella ricerca documentale. La passione per la musica, in particolare per il canto lirico, accompagna da sempre il suo percorso, ha intrapreso infatti in giovane età lo studio del canto. "Scrivere di arte e spettacolo è per me un modo per restituire emozioni, condividere visioni e dare voce a ciò che l’esperienza estetica accende dentro di noi." Mossa da passione quindi, ed accompagnata da infinita curiosità, collabora con diverse testate digitali, occupandosi soprattutto di recensioni musicali e operistiche, ma racconta spesso anche di eventi culturali, teatrali e d’arte. Attualmente lavora nel restauro di beni culturali monumentali, un’attività che le permette di rimanere in costante dialogo con la bellezza, anche nella sua forma materica.

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