Renzi: “Voto Schlein alle primarie ma senza Italia Viva non vince le elezioni”

“Non ho chiesto a Renzi garanzie, le garanzie le deve dare a noi” chi lo ritiene “indispensabile” nell’alleanza. Questa la posizione di Giuseppe Conte sul leader di Italia viva. “È una presenza quella di Renzi che mi depotenzia sul piano elettorale perché la mia comunità dovunque vada la soffre per questo chiedo garanzie a Schlein di costruire paletti in modo che domani sia nella posizione di non fare danni”, dice il presidente del Movimento 5 Stelle.

“Io non metto veti personali, però ho chiesto garanzie a chi in questo momento ritiene che Renzi sia essenziale per questo progetto politico, per la coalizione, le ho chieste al partito che in questo momento lo ritiene indispensabile”, precisa Conte. La risposta di Schlein è stata velocissima. “C’è un’unica garanzia che sento di dover dare agli elettori. Non rifaremo mai più l’errore di dividerci e il favore alle destre di consegnare loro la vittoria. Sappiamo che abbiamo la responsabilità insieme di non permettere gli stessi errori – dice durante il suo intervento alla festa di Fanpage – L’altra cosa che ci chiede la nostra gente oltre all’unità è la coerenza del progetto. Il lavoro sul programma non parte adesso ma è partito oltre tre anni fa quando insieme abbiamo firmato la proposta unitaria per il salario minimo”, prosegue la segretaria del Pd.

“Non è pensabile fare le primarie senza prima un programma comune, se no diventa uno sfascio totale”, dice il leader del M5S dopo l’accelerazione arrivata ieri durante l’evento al teatro Palladium di Roma per la festa del Manifesto. “È urgente sedersi attorno a un tavolo, con un confronto serio in un paio di settimane si chiude”, ha detto indicando dunque il timing sul programma. E adesso aggiunge che un incontro tra alleati del centrosinistra, sul programma, tra 15 giorni, “è assolutamente passaggio preliminare” perché è “impensabile affrontare le primarie senza definire i tratti essenziali del programma”. Ammette: “Ci sono delle differenze, ma dobbiamo e possiamo ritrovarci per decidere quali sono le prospettive, le riforme essenziali per restituire. Abbiamo già lavorato, non partiamo da zero. E quindi dobbiamo guardare ai passi avanti fatti, ai progetti in comune”. Quali riforme essenziali avviare su salari, energia, banche, colossi industriali. Su questi “temi dirimenti”, evidenzia il leader 5 Stelle, “dobbiamo avere chiari obiettivi, e allora possiamo aggiungere alla coalizione l’aggettivo ‘progressista’ e ci stiamo tutti”.

“Guardiamo la realtà, è la prima volta che andiamo insieme” alle politiche. “Queste primarie compatteranno o faranno ancora più litigare? – prosegue – Io sono dentro questo progetto e sono certo che nessuno, tra i miei amici Schlein e gli altri che fanno parte del campo progressista, le imposterà guardandoci come nemici o avversari, se no sarebbe una follia”. Sulla proposta avanzata giorni fa di un terzo nome come candidato leader del centrosinistra, “il tema direi che è chiuso”, taglia corto l’ex premier. “Non voglio alimentare un dibattito” su una proposta che, osserva, “qualcuno non ha colto”. Pensava a un terzo nome moderato per evitare le primarie del centrosinistra? “Ma quale moderato!”, commenta ora ribadendo che “devo fare un programma che deve cambiare il Paese”. “Da parte mia era solo il tentativo di rispondere a una preoccupazione sulle primarie e valutare eventualmente se c’era una persona”. Un’idea, questa la sua chiosa, “non certo per paura delle primarie ma per vedere di contribuire al successo del progetto” della coalizione.
Non si tollerano, si salutano a fatica e si guardano in cagnesco da lontano. Tra Elly Schlein e Giuseppe Conte la guerra fredda non è più dissimulata. Punzecchiature quotidiane e reciproci messaggi cifrati in vista di ipotetiche primarie per la leadership di un campo extralarge che ogni giorno perde un pezzo. Prima l’orgoglio dem esibito dal palco della direzione dalla segretaria che ha rivendicato il doppio dei voti del secondo partito della coalizione senza mai citare esplicitamente l’ex premier. E ha ribadito che in tutta Europa il candidato alla premiership è il leader del partito che ha più voti (esattamente come avviene nel centrodestra) e che dunque le primarie sono una exit strategy perché i 5Stelle non rispettano ‘un principio democratico’. Poi il comizio anti-Conte alla Festa dell’Ottimismo promossa da “Il Foglio” a Firenze.

Tra Schlein e Conte una distanza siderale: sgambetti reciproci e tanta antipatia
“Ho sempre detto o si fa l’accordo a chi prende un voto in più, come si fa negli altri paesi europei, o si fanno delle primarie. A cui mi sono detta da subito disponibile proprio per il bene della coalizione. Non crediamo che questo vada risolto con una manovra di palazzo o una stanza chiusa che decide, o tanto meno, andando incontro a interessi, che ci sono sempre stati”. Parole chiare all’indirizzo del leader pentastellato che ha tentato la strada del passo indietro reciproco a favore di un terzo soggetto (tra i nomi quello di Gualtieri) come federatore del campo largo. E ancora, sempre da Firenze, con tono di sfida: “Da quando sono segretaria hanno sempre provato a commissariarmi o a farmi fuori, e invece, siamo ancora qui…”.

A Montecitorio il gelo tra i due leader è plateale
Conte dal suo lato non molla la presa e dai microfoni di Rai 1 ribadisce la sua proposta di un comune passo indietro. “Ma lei ha detto no”, sottolinea. Tra i due non è solo guerra di nervi. Tra i due c’è una distanza siderale frutto di una insofferenza platealeper l’altro, un’antipatia viscerale. Non proprio un buon viatico per marciare uniti contro il nemico. Il gelo assoluto si è visto nel corso delle votazioni alla Camera sulla riforma elettorale. Conte non è seduto al suo scranno durante il lungo intervento della segretaria dem, di contro i deputati del Pd (come fosse un ordine di scuderia) si guardano bene dall’applaudire Conte che scalda l’emiciclo sventolando le foto di Scarpinato con Falcone e Borsellino, ricambiati dai parlamentari 5Stelle che non battono mai le mani quando parla Schlein. Di più: Conte sembra aver particolarmente gradito gli attacchi dai banchi del centrodestra. Il gelo, anche se dissimulato da sorrisi tiratissimi a favore di telecamera, si tocca con mano in una seconda occasione. Domenica a Milano insieme a un evento organizzato da Legacoop i due, costretti a incrociarsi, si mantengono a distanza di sicurezza. Si alternano sul palco: prima il leader dei Cinquestelle, poi la segretaria del Pd. Al termine dell’intervento della segretaria Pd, Conte lascia frettolosamente l’auditorium. Schlein, costretta a scambiare due parole con Conte, invece, rientra in sala. Dove c’è uno non c’è l’altro. Anche questa volta il chiarimento è rimandato. Eppure sono tanti i temi di cui discutere, ma nessuno alza il telefono per primo. I due leader del campo progressista (come preferisce chiamarlo Conte) semplicemente non si sopportano.

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