Dopo sei anni di inattività, il 28 ottobre torna in scena la storica sala di via Nazionale. Il 2 ottobre sarà invece il Piccolo Eliseo ad inaugurare il nuovo corso firmato Viola Produzioni
Dopo sei anni di silenzio, il Teatro Eliseo torna a illuminarsi. La storica sala di via Nazionale si prepara a riaprire le porte il prossimo 28 ottobre, mentre sarà il Piccolo Eliseo, il 2 ottobre, ad inaugurare la nuova stagione. La presentazione del cartellone segna così il ritorno alla vita di uno dei luoghi storici dello spettacolo dal vivo a Roma, oggi affidato al progetto di Viola Produzioni, Centro di Produzione Teatrale riconosciuto dal Ministero della Cultura, sotto la direzione artistica di Alessandro Longobardi.
La riapertura arriva dopo un intervento che, come ha spiegato Longobardi, in circa sessanta giorni ha portato all’avvio dei lavori necessari per l’agibilità, all’assunzione di nuovo personale e alla programmazione delle due sale, insieme alla messa in calendario di due nuove produzioni. Un investimento che non riguarda dunque soltanto la riapertura fisica degli spazi, ma anche la loro capacità di tornare ad essere luoghi di lavoro, produzione e incontro.
«Restituire un teatro alla città è una festa», ha sottolineato Longobardi, indicando nella riapertura anche un ritorno alla vita comunitaria e al dialogo diretto. Nel suo intervento, il direttore artistico ha ribadito il valore del teatro come luogo di presenza e relazione, capace di contrastare l’isolamento e di rafforzare il tessuto sociale.
Un teatro che torna a fare comunità
Il significato della riapertura va oltre la dimensione strettamente teatrale. A sottolinearlo è stata Erica Battaglia, Presidente della Commissione Cultura, Politiche Giovanili e Lavoro, che ha definito il ritorno dell’Eliseo «una bella notizia per la città», riconoscendo nell’iniziativa privata un tassello delle più ampie politiche pubbliche di sostegno al cinema e al teatro.

Nel suo intervento, Erica Battaglia ha posto l’accento soprattutto sulla funzione culturale e urbana dell’operazione: riportare in attività uno spazio significa anche contribuire a una nuova riappropriazione dei luoghi della città e alla ricostruzione delle comunità. «Perché il Teatro è comunità», ha affermato, indicando inoltre nella riapertura di via Nazionale un’opportunità per mettere in relazione altri presìdi culturali presenti nella zona, dal Museo delle Esposizioni alle diverse realtà che compongono questo tratto del tessuto culturale romano.
È un’idea che trova una precisa corrispondenza anche nelle parole di Longobardi, che individua nel teatro non soltanto uno spazio per lo spettacolo, ma un luogo nel quale spettatori, artisti e istituzioni possono tornare a costruire relazioni. L’obiettivo dichiarato è infatti quello di completare, attraverso l’Eliseo e il Piccolo Eliseo, un’offerta multidisciplinare già sviluppata da Viola Produzioni con la Sala Umberto, il Teatro Brancaccio e lo Spazio Diamante: dalla prosa alla commedia musicale, dal teatro contemporaneo alla danza, dalla formazione al teatro per le scuole, fino ai progetti sociali sulla disabilità e al Teatro Carcere.
Due sale, due vocazioni
La nuova stagione nasce quindi attorno a due spazi con vocazioni differenti. Il Teatro Eliseo, con i suoi 700 posti, torna ad accogliere la grande prosa, affiancandola ad allestimenti musicali e a progetti di respiro internazionale. Il Piccolo Eliseo, 250 posti, mantiene invece la propria vocazione alla ricerca e alle nuove tendenze, con compagnie emergenti e drammaturgie contemporanee chiamate a confrontarsi con le trasformazioni del presente.
Ad aprire il cartellone del Piccolo, dal 2 al 25 ottobre, sarà Turbati come siamo, pallidi di preoccupazioni, scritto e diretto da Lucia Calamaro e interpretato da Barbara Chichiarelli, Daniele Parisi e Gioia Salvatori. Una nuova produzione Viola Produzioni che affronta, attraverso una scrittura personale e contemporanea, precarietà, ansia e rapporto con il mondo produttivo.
Tra gli appuntamenti del Piccolo trovano spazio anche La vasca, scritto da Franco Marcoaldi e interpretato da Anna Bonaiuto con la regia di Andrea Renzi; Meno di due di Francesco Lagi; Masculu e fìammina, monologo di Saverio La Ruina; e Guarda le luci amore mio, tratto dall’opera di Annie Ernaux e portato in scena da Michela Cescon con Valeria Solarino e Silvia Gallerano.
Non mancano i linguaggi della danza e della contemporaneità, come in Asteroide di Marco D’Agostin, vincitore del Premio UBU 2025 come miglior spettacolo di danza, né il teatro civile e quello dedicato alla memoria. In questa direzione si muovono, tra gli altri, Danilo Dolci. La Domanda Che Non Si Spegne, reading tra poesia, musica e battaglie civili, e Marcinelle, dedicato alla tragedia della miniera belga nella quale nel 1956 morirono 262 minatori, 136 dei quali italiani.
La Sala Grande proporrà invece titoli che attraversano epoche e linguaggi diversi. Tra questi Lisistrata di Aristofane, nella rilettura di Serena Sinigaglia con Lella Costa, Cuore di Edmondo De Amicis, diretto da Andrea Baracco, e Quinto potere, tratto dal celebre testo di Paddy Chayefsky portato sul grande schermo da Sidney Lumet e qui diretto da Daniele Salvo.
Alla musica e alla contaminazione tra parola e suono sono dedicati Storia di un amore con Lina Sastri, viaggio tra musica, poesia e tradizioni sudamericane, portoghesi, spagnole e napoletane, e Napoli non esiste di Lorenzo Hengeller, con la partecipazione di Lello Arena.
Dal fumetto alla scena internazionale
Tra gli appuntamenti speciali spicca Dylan Dog Horror Show, in programma il 20 gennaio 2027. Lo spettacolo, dedicato ai quarant’anni del personaggio creato da Tiziano Sclavi, porterà sul palcoscenico l’universo del celebre fumetto attraverso installazioni, ambientazioni e attività esperienziali, in una produzione Sergio Bonelli Editore e Bonelli Entertainment.
Non manca infine uno sguardo internazionale con le serate che vedranno protagonisti The Palestinian Circus e Palestine Comedy Club. In programma Step and a Half, spettacolo circense costruito tra abilità, musica e narrazione, e The Bridge, scritto e interpretato da Alaa Shehada, un racconto che intreccia esperienza personale, speranza e memoria.
Il nuovo corso dell’Eliseo prende dunque forma attraverso un cartellone articolato, nel quale convivono grandi nomi, nuove scritture, riletture dei classici, danza, musica, teatro civile e proposte internazionali. Ma il dato più significativo della stagione resta il ritorno stesso delle luci in via Nazionale.
Dopo sei anni, il sipario dell’Eliseo è pronto a rialzarsi. E con esso torna ad aprirsi uno spazio di incontro nel cuore di Roma, con l’ambizione di riportare il teatro al centro della vita culturale e della comunità.
Loredana Margheriti
ProgettoItaliaNews Piccoli dettagli, grandi notizie.
