Presentata alla Sapienza la nuova stagione dell’Istituzione Universitaria dei Concerti: un percorso tra grandi interpreti, giovani talenti e repertori diversi, costruito sul dialogo fra epoche, linguaggi e generazioni
Una stagione che non si limita a proporre concerti, ma invita a cambiare prospettiva e a rinnovare il modo di ascoltare. È questa la direzione della 82ª stagione dell’Istituzione Universitaria dei Concerti, presentata ieri nell’Aula del Senato del Rettorato della Sapienza Università di Roma. Dal 17 ottobre 2026 all’8 maggio 2027, l’Aula Magna tornerà ad accogliere grandi interpreti internazionali, giovani talenti, musica antica e contemporanea, jazz e nuove sonorità, in un cartellone nel quale la relazione fra linguaggi e repertori diventa una vera chiave di lettura.
La cornice scelta per la presentazione racconta già qualcosa della natura della IUC. L’Istituzione Universitaria dei Concerti vive infatti all’interno della Sapienza, ma da sempre guarda oltre i confini dell’ateneo, proponendo la musica come strumento di conoscenza e di incontro con la città. Nel suo intervento, la Magnifica Rettrice pro tempore Antonella Polimeni ha sottolineato proprio questa responsabilità: raggiungere pubblici sempre più ampi senza rinunciare alla qualità, avvicinare nuove generazioni e nuovi ascoltatori senza intendere l’accessibilità come un abbassamento dell’asticella.
Un’idea che attraversa anche le parole del presidente della IUC, Rinaldo Gentile, nel segno di una continuità capace però di aprire continuamente nuove strade. La 82ª stagione conferma la vocazione dell’Istituzione per i grandi protagonisti della scena internazionale, ma allo stesso tempo rinnova l’attenzione verso giovani interpreti, nuovi repertori e progetti originali. Una doppia direzione che appartiene alla storia stessa della IUC, nata per portare nell’Aula Magna della Sapienza il grande repertorio ma anche le voci della musica del proprio tempo.
È nel concetto di contrasto che Franco Piperno individua una delle caratteristiche più evidenti della nuova stagione: una proposta frizzante, brillante, ricca di contrasti, capace di attraversare organici, epoche e linguaggi differenti. Ma il contrasto, nella costruzione della programmazione IUC, non è una semplice opposizione. È piuttosto la possibilità di creare una relazione e, attraverso quella relazione, generare un ascolto nuovo.

Nicola Sani ha definito questo meccanismo ricorrendo a un’immagine particolarmente efficace: quella del montaggio cinematografico. Come l’accostamento di due immagini può produrre un significato che non appartiene a nessuna delle due prese singolarmente, così la successione di due musiche può modificare la percezione dell’ascoltatore.
È il caso, per esempio, del percorso del Quartetto di Cremona fra Schumann e Bartók. L’accostamento dei due compositori non viene concepito come una semplice giustapposizione: nel programma, il Primo Quartetto di Schumann viene inserito fra il Quinto e il Sesto Quartetto di Bartók, in un gioco di rimandi che invita ad ascoltare il romanticismo schumanniano dopo essere entrati nel mondo sonoro di Bartók e a ritornare poi a Bartók con quella esperienza ancora nell’orecchio.
La stessa logica si ritrova nel progetto del Quartetto Kuss, che attraversa quattro secoli di musica mettendo in relazione repertori lontani, fino ad arrivare a compositori contemporanei. Non si tratta dunque di cancellare le distanze storiche, ma di renderle fertili: il passato può illuminare il presente e il presente può restituire al passato nuove domande.
In questo quadro si comprende anche la centralità assegnata a Ludwig van Beethoven, figura che attraversa la stagione in vista del bicentenario della morte che ricorrerà nel 2027. L’apertura affidata all’Orchestra da Camera Canova diretta da Enrico Pagano accosta la Seconda Sinfonia al Concerto per violino, interpretato dalla giovane violinista Hawijch Elders: due pagine entrambe in re maggiore, ma appartenenti a momenti diversi della parabola beethoveniana.

Per Franco Piperno, Beethoven rappresenta una figura emblematica della cultura musicale europea moderna, capace di confrontarsi con realtà culturali e storiche differenti e di assorbire stimoli provenienti da mondi diversi. Anche la sua ricezione italiana racconta una storia di trasformazioni: inizialmente accolto con maggiore lentezza, il compositore finì per conquistare un posto stabile nella cultura musicale italiana, fino a essere accostato alle grandi figure della tradizione artistica nazionale.
Beethoven diventa così non soltanto un protagonista del cartellone, ma un altro esempio di quella capacità di mettere in relazione la tradizione con prospettive differenti. La sua musica dialogherà infatti con quella di Louise Farrenc, con il repertorio contemporaneo e con percorsi cameristici che ne permetteranno una lettura attraverso organici e sensibilità diverse.
Lo stesso principio riguarda la musica contemporanea, che nella 82ª stagione non appare come un capitolo separato dal resto della programmazione. È, piuttosto, una presenza trasversale. Sani ha sottolineato come la contemporaneità rappresenti per la IUC una prospettiva capace di attraversare l’intero progetto artistico: anche il repertorio storico può essere proposto attraverso uno sguardo che interroga il presente, mentre le nuove musiche possono rinnovare il nostro modo di ascoltare ciò che appartiene al passato.
È una prospettiva che trova concretezza in progetti molto diversi tra loro. Il rapporto fra strumento acustico ed elettronica sarà al centro, ad esempio, di Au Revoir di Luca Pincini, mentre Piano Landscapes dello stesso Nicola Sani porterà l’esplorazione del suono del pianoforte verso una dimensione fisica, spaziale e timbrica nella quale il live electronics diventa espansione dello strumento. E ancora, il concerto del Jack Quartet metterà in relazione Philip Glass, John Zorn e Catherine Lamb, attraversando generazioni diverse dell’avanguardia newyorkese.
Sono esperienze che confermano una concezione della contemporaneità non come linguaggio riservato a pochi specialisti, ma come possibilità di allargare il campo dell’ascolto. La IUC sembra così chiedere al pubblico non necessariamente di conoscere in anticipo ciò che ascolterà, ma di accettare la curiosità come parte dell’esperienza musicale.
Accanto ai grandi nomi internazionali, la nuova stagione conferma infatti una particolare attenzione alle nuove generazioni. La presenza di giovani interpreti come Alexandra Dovgan, Lucie Horsch, Yifan Wu, Julian Kainrath e Arielle Beck non risponde soltanto alla volontà di affiancare volti nuovi alle grandi star della scena concertistica, racconta piuttosto una precisa idea di investimento culturale.

Ne è esempio concreto la storia dell’Orchestra da Camera Canova, formazione in residenza alla IUC. Enrico Pagano ha ricordato come, sei anni fa, quando la collaborazione ebbe inizio, lui avesse appena 25 anni e l’orchestra fosse ancora poco conosciuta. La IUC rappresentò allora una delle prime importanti opportunità per la formazione, accompagnandone la crescita fino alla stagione che ora chiude idealmente il ciclo della residenza.
Anche in questo caso, dunque, la continuità non coincide con la ripetizione. Un percorso arriva al suo compimento proprio mentre se ne prepara uno nuovo, in una prospettiva nella quale sostenere i giovani significa offrire loro non soltanto un palcoscenico, ma la possibilità di costruire un cammino.
C’è poi la memoria, quella dell’Istituzione e delle persone che ne hanno segnato la storia. Rinaldo Gentile ha ricordato Lina Fortuna, fondatrice della IUC, alla quale sarà dedicato uno speciale omaggio nel 2027, anno del centenario della sua nascita. È un modo per riconoscere le radici senza trasformarle in un monumento immobile, anche la memoria entra nel dialogo fra passato e presente che costituisce uno dei tratti distintivi della nuova stagione.
La IUC continua dunque a interrogarsi su che cosa significhi proporre musica all’interno di un’università. La risposta emersa dalla presentazione non sembra risiedere soltanto nella qualità degli interpreti o nella varietà dei repertori, pur ampiamente rappresentate nel nuovo cartellone, sta soprattutto nella volontà di considerare il concerto come un luogo di confronto.
È, in fondo, la natura stessa dell’università a suggerire questa prospettiva: un luogo dove i saperi si incontrano, si confrontano, vengono messi in discussione e continuamente riaperti a nuove domande. La IUC porta questa attitudine dentro la sala da concerto, trasformando la programmazione in un invito alla scoperta.
Una stagione, dunque, non soltanto da ascoltare, ma da attraversare: lasciandosi sorprendere dalle relazioni inattese che la musica, ancora oggi, è capace di creare.
Loredana Margheriti
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