I giovedì dell’Accademia delle Corna, satira, ironia e tradizione popolare

Nell’afoso pomeriggio romano di mercoledì 9 settembre, un corteo di allegri e irriverenti signori vestiti di scuro, una sciarpa rossa al collo e in testa una tuba nera dalla falda ornata di rosso, con due vistose corna animali che spuntano ai lati, avanzava paralizzando il traffico intorno a Palazzo Madama, tra romani e turisti incuriositi e armati di smartphone pronti a immortalare questo fuori programma, cui gli “strani figuri” non hanno disdegnato di offrire canzoni e battute.

La celebre Accademia delle Corna di Putignano, istituzione del Carnevale della cittadina pugliese, era in procinto di varcare la soglia di Palazzo Giustiniani – residenza del Presidente del Senato – ospite nella storica sala Zuccari, di un convegno patrocinato dal senatore Roberto Marti, Presidente della 7ª Commissione permanente (Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport) nel quale si è parlato di questo Carnevale nonché illustrato il ruolo che associazioni come l’Accademia hanno nel conservare le tradizioni del nostro Paese.

Premesso che l’Italia possiede un patrimonio culturale sconfinato e ogni regione, comune e borgo, quando non addirittura ogni singola contrada, conserva riti, eventi, usanze, prodotti tipici e ricette originali, vissuti come componente del DNA degli abitanti, è inutile tentare paragoni o accostamenti con manifestazioni apparentemente simili: ogni luogo ha le sue specificità e ci tiene a conservarle. Nell’ampio panorama di celebrazioni storiche carnascialesche un posto di rilievo è occupato dal Carnevale di Putignano, nato storicamente nel 1394 e considerato il più antico d’Europa. La Puglia era abitata già in epoca preistorica; in seguito vi giunsero i Greci a fondare alcune colonie e quindi i Romani, che l’hanno conquistata nel III secolo a.C. Con la caduta dell’Impero Romano d’occidente la regione fu teatro di passaggi di varie popolazioni barbariche, persa e riconquistata dai bizantini più volte, subendo molteplici scorribande saracene. Seguirono i Normanni per un lungo periodo, quindi gli Svevi e gli Angioini. Nel Medioevo lo spostamento e il traffico di spoglie di santi e di reliquie vere o presunte, era quanto mai vivace: nella zona erano pervenute nientemeno che le reliquie del protomartire Santo Stefano, per le quali Goffredo d’Altavilla nel 1088 fece costruire un’abbazia vicina al mare di Monopoli. Il 26 dicembre 1394 le reliquie del Santo furono traslate a Putignano, cittadina più interna, ritenuta più sicura, per difenderle dalle frequenti scorrerie saracene sulla costa. Tutte queste influenze come le successive spagnole e francesi, si fusero in un crogiolo che oggi costituisce la ricchezza artistica e culturale della Puglia. Il breve excursus storico era necessario: alcuni studiosi ritengono che in questo territorio ci fossero manifestazioni popolari, con radici nei culti dionisiaci, che si svolgevano prima che la Chiesa istituzionalizzasse il Carnevale quale momento di passaggio tra l’Avvento e la Quaresima con le sue restrizioni. Proprio al 1394 si fa risalire l’origine del Carnevale di Putignano e il 26 dicembre – giorno dedicato a Santo Stefano – ne segna tradizionalmente l’inizio. Il rito laico è denominato “Le Propaggini”, nei tempi antichi era lecito per il popolo, solo in questa giornata, sbeffeggiare gli uomini di potere; il termine viene dal mondo agricolo, un rametto della pianta principale, interrato, dà vita ad una nuova pianta. Ai giorni d’oggi la consuetudine è conservata: con il Natale appena celebrato, il lungo Carnevale inizia con la recita dei “Ceppon”, versetti satirici sui governanti locali in musica e vernacolo antico, una specie di RAP ante litteram nel quale si confrontano i giovani in piazza, che declamano un condensato dell’anno che sta per concludersi in fatti e misfatti, durante una processione con liceità di satira. Una tradizione liberatoria, proprio nello spirito del Carnevale che tutto sovverte, ma per un tempo prestabilito.


Il Carnevale era proprio quel momento di interruzione delle regole che poi consentiva di tornare a seguirle con fede e di scherzare sui ruoli precostituiti nella società: mostrava a tutti che il popolo non subiva ciecamente ma era in grado di capire chi agisse bene e chi usava il potere solo per proprio tornaconto. La satira intelligente e l’ironia sono da sempre strumenti forti ed efficaci per affermare la verità al di là delle apparenze. Hanno una funzione anche politica, pertanto fanno riflettere. Perciò da sempre sono temute dai regimi autoritari. A Putignano si scherza sui potenti ma anche sulle persone normali e sui loro limiti. Il Presidente dell’Accademia Massimo Bianco giornalista e volto noto di Telenorba, ha avviato la presentazione dell’Accademia lasciando poi la parola al senatore Roberto Marti, pugliese d’origine anche lui. Portare le “corna” in Senato non è da tutti, l’occasione è perfetta per illustrare il lavoro che il Senatore svolge nella Commissione Cultura per preservare le tradizioni popolari che tanto contribuiscono al fascino del nostro paese e sostenere le attività degli enti preposti. L’evento è stato intitolato “I giovedì dell’Accademia” perché proprio il Giovedì Grasso da oltre vent’anni è dedicato alla goliardia ed alla satira dei suoi soci. La storia del Giovedì dei Cornuti affonda le sue radici nell’antica struttura satirica del Carnevale: si burlano le varie categorie sociali: monsignori, preti, suore, vedove, ragazzi, che diventano l’oggetto di una satira pungente ma bonaria. L’Accademia ha reso spettacolare con spassosi rituali il giovedì degli uomini sposati, costretti alla vergogna del tradimento coniugale, esorcizzando il tutto attraverso la risata collettiva. Con la nascita dell’associazione tra il 2004 e il 2005 si è deciso di strutturare questa usanza fondando ufficialmente l’Accademia delle Corna con l’obiettivo di nobilitare questa categoria carnascialesca e rovesciarne il significato rimarcando il legame con la terra. I soci sono eterogenei per età e professione. Il presidente Marti ha sottolineato questi aspetti affermando che le corna simboleggiano sia difesa che attacco e soprattutto radicamento: gli animali che le usano per battersi vedono la supremazia dell’esemplare più forte ma anche più scaltro nell’usarle in combattimento. Quindi l’Accademia ha ribaltato un luogo comune e “il gran cornuto” eletto durante le celebrazioni è una persona di valore, intelligente e capace. Il Governatore della Regione Puglia Antonio Decaro – in collegamento video – ha evidenziato questo aspetto: il titolo gli fu assegnato nel 2019 e ne va orgoglioso, perché gli ha portato fortuna nella carriera politica. A questo punto l’ospite d’onore dell’evento, il sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali Claudio Durigon è stato insignito dal Presidente dell’Accademia Massimo Bianco di un titolo onorario coniato per l’occasione “Gran Cornuto Legato”, dal momento che quello ufficiale viene attribuito il Giovedì Grasso. Sotto lo sguardo divertito del Senatore Marti suo collega di partito, militano entrambi nella Lega, superata una lieve iniziale perplessità, Durigon è simpaticamente entrato nello spirito dell’Accademia, apprezzando la motivazione del titolo espressa dal Presidente Bianco ovvero di aver saputo allacciare rapporti politici e istituzionali partendo dal Nord e riuscendo a “legare” anche il Sud.

Strizzando l’occhio al Sommo poeta, il motto dell’Accademia, “Delle corna facemmo ali” richiama il verso dantesco del XXVI canto della Divina Commedia che descrive l’incontro con Ulisse, che narrando il suo viaggio dice “de’ remi facemmo ali al folle volo”. L’idea è accattivante: uscendo dal luogo comune negativo di emblema del tradimento, le corna sono anche simbolo scaramantico. Il professor Piero Totaro docente di letteratura greca all’Università degli Studi di Bari ha chiuso il convegno ripercorrendo la storia di questo simbolismo nel nostro mondo mediterraneo. Nella cultura anglosassone, infatti, esiste un legame storico e linguistico tra il cuculo (cuckoo) e il concetto di cornuto (cuckold) che noi non conosciamo. Le corna sono un potente simbolo apotropaico, scaramantico, quindi la valenza è positiva. Totaro ha ricordato alcuni spassosi episodi nel mondo politico, in cui eminenti figure istituzionali hanno usato il gesto inconfondibile: nel 1975 il Presidente della Repubblica Giovanni Leone fu pesantemente contestato dagli studenti di Pisa dove era in visita, che addirittura gli augurarono la morte. Napoletano doc, rispose mostrando le due dita sollevate in senso inequivocabilmente anti-iettatorio e fu immortalato dai fotografi! Carlo Azeglio Ciampi allora Ministro del Tesoro, di fronte ai numerosi economisti stranieri scettici che nel 1997 scommettevano sul fallimento dell’Italia (definiti da lui “iettatori”), ironizzò dicendo che contro la sfortuna auspicata, l’unica difesa rimasta fossero i classici scongiuri scaramantici! Come dargli torto. Infine, notissimo il gesto di Berlusconi che, per scherzo, fece le corna sopra la testa del Ministro degli Esteri spagnolo Josep Piqué durante una foto di gruppo ufficiale in un vertice europeo. Gesto irriverente di un personaggio che volle dare alla politica la sua impronta personale. L’incontro si è concluso con la presentazione in anteprima di un volume intitolato “I giovedì dell’Accademia”, di prossima distribuzione.


A queste citazioni storiche, chi scrive aggiunge una curiosità dal mondo musicale: i metallari, fan della musica rock heavy metal, si salutano da sempre col gesto delle corna reso celebre da Ronnie James Dio – star musicale dalla voce possente in gruppi come i Black Sabbath – che lo ha trasformato nel simbolo universale di questo genere, le mitiche Metal Horns. Lo imparò dalla nonna di origine italiana che lo faceva per allontanare il Malocchio!

Visitare Putignano durante il Carnevale è l’invito implicito che scaturisce da questo convegno, per godere dal vivo dei riti del giovedì dei “cornuti” che si consuma dall’alba al tramonto. Il “Cornèo” è il tradizionale corteo satirico in cui sfilano le persone designate e i membri dell’Accademia con mantelli e copricapi simbolici: il corteo è tradizionalmente aperto dal simulacro di un toro di razza podolica, antica razza bovina tipica della zona. A sera gli effetti dalla malattia del tradimento saranno curati con il taglio delle corna in pubblica piazza. Il tutto è, neanche a dirlo, accompagnato da una gastronomia caratterizzata dalla simbologia delle corna: dai cornetti a colazione, alla carne bovina (la podolica è la preferita per il suo spettacolare palco corneo). E poi la segala cornuta, i peperoncini e tutti quei prodotti locali che arricchiscono questo fantasioso filone dalla “cucina con le corna”, cucina povera poiché utilizza il cosiddetto “quinto quarto” (le frattaglie e gli scarti di macellazione, incluse le corna), a simboleggiare come ciò che viene considerato uno “scarto” possa essere nobilitato e trasformato in un elegante ornamento. Da questa trasformazione e dal motto ricordato, nascono le illustrazioni e i manifesti dall’artista putignanese Nicola Genco, che da sempre firma le immagini degli eventi dell’Accademia delle Corna. La leggerezza dei suoi disegni, le figure poco tratteggiate, accese dal colore, senza volto e quasi “volanti”, sono la perfetta rappresentazione dello spirito dell’Accademia: l’ironia, la satira popolare, che prende di mira non solo i potenti che sono sbeffeggiati nei carri imponenti delle sfilate ma anche le comuni debolezze umane, caratteristica di questo Carnevale, che sta acquistando notorietà a livello nazionale ed europeo. L’autoironia dei membri dell’Accademia in questa rappresentazione goliardica è quanto ci necessita oggi: abbiamo bisogno di uomini che non si prendano troppo sul serio, ancora intrappolati in un ruolo di supremazia sessuale che i tempi hanno cancellato. Il rispetto per la libertà delle compagne vuol dire un amore libero da ruoli ingessati e consente ad entrambi di vivere serenamente i sentimenti, che possono rafforzarsi o indebolirsi nel tempo, senza vivere come una frustrazione insostenibile la possibile fine di una relazione: nella parità siamo tutti più liberi di usare forza e tenerezza.

Goliardia, entusiasmo, passione, amore della tradizione, ecco quanto riportiamo da questo incontro istituzionale ma fuori dalle righe, in un afoso pomeriggio romano di questa estate infinita resta l’immagine di tube e mantelli neri con un pizzico di rosso.



Isa Maiullari

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