Sala Santa Cecilia, giovedì 4 giugno 2026
Non è stato soltanto un concerto di grande richiamo, costruito attorno a pagine amatissime del Novecento, il debutto di Cristian Măcelaru sul podio dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha offerto soprattutto un percorso d’ascolto capace di mettere in relazione mondi musicali apparentemente diversi, rivelando affinità che emergono con particolare evidenza quando le opere vengono accostate in un unico disegno.
La serata si è aperta con la Sinfonia n. 1 di Samuel Barber, pagina che occupa un posto speciale nella storia dell’istituzione romana, essendo stata eseguita in prima assoluta proprio dall’Orchestra di Santa Cecilia nel 1936. Meno conosciuta rispetto agli altri titoli in programma, la composizione ha rappresentato un’introduzione intensa e raccolta, affrontata con attenzione e solidità dall’orchestra.
La presenza della Sinfonia di Barber ha offerto anche un’interessante occasione di approfondimento storico. Nel programma di sala ha trovato spazio un breve carteggio tra il compositore e Bernardino Molinari, che diresse la prima esecuzione assoluta dell’opera proprio a Santa Cecilia nel 1936. Al di là del valore documentario, colpisce sempre la possibilità di avvicinarsi alla musica attraverso queste testimonianze dirette come lettere, appunti e scambi epistolari che restituiscono una dimensione umana spesso estranea alla narrazione ufficiale. In poche righe riemergono dubbi, aspettative, questioni pratiche e rapporti personali, che permettono di osservare da vicino non soltanto la genesi di una composizione, ma anche la sua concreta realizzazione sul palcoscenico. È uno di quegli aspetti meno appariscenti ma più affascinanti della ricerca musicale, capace di trasformare una partitura in una storia fatta di persone oltre che di note.
Con la Rhapsody in Blue il clima è cambiato immediatamente, con l’ingresso di Kirill Gerstein, pianista dalla tecnica formidabile e dalla spiccata sensibilità musicale, l’entusiasmo del pubblico si è acceso. La sua interpretazione ha restituito tutta la vitalità della partitura, senza rinunciare alla raffinatezza delle sfumature. Non a caso, come riportato nel programma di sala, il debutto dell’opera nel 1924 contribuì a far conoscere Gershwin anche al mondo della musica colta, sancendo il successo di una scrittura capace di fondere linguaggio sinfonico e spirito jazzistico.
L’intesa tra Gerstein, orchestra e direttore è apparsa immediata. Il pianista, applauditissimo, al termine della Rapsody, ha concesso un graditissimo bis Blame It on My Youth di Oscar Levant, eseguito con eleganza e naturalezza davanti a un pubblico visibilmente conquistato.
Dopo l’intervallo, Un americano a Parigi ha proseguito il viaggio nel mondo di Gershwin, tra ritmi brillanti, colori urbani e atmosfere che hanno evocato una modernità ancora sorprendentemente viva. Ma è stato proprio l’accostamento tra Gershwin e Ravel a rivelarsi uno degli aspetti più interessanti dell’intera serata.
Nel programma di sala veniva ricordata una celebre affermazione di Ravel: «Personalmente trovo il jazz estremamente interessante: i ritmi, i trattamenti delle melodie, le melodie stesse». Una frase che durante il concerto ha trovato una conferma quasi tangibile. L’ascolto ravvicinato delle opere dei due compositori ha infatti permesso di riconoscere nel linguaggio di Ravel sonorità e colori che normalmente passano in secondo piano. Anche nel Boléro sono emerse suggestioni timbriche e ritmiche che sembravano dialogare con quell’universo musicale americano che il compositore francese osservava con curiosità e ammirazione.
Sul podio, Măcelaru ha guidato l’orchestra con gesto saldo e sicuro. Se nella Sinfonia di Barber la sua presenza è apparsa inizialmente più composta, nel corso della serata la direzione si è progressivamente aperta, lasciando trasparire una partecipazione sempre più evidente. Il direttore rumeno, al suo debutto ceciliano, ha ottenuto dall’orchestra un suono ricco, compatto e ben controllato, valorizzando tanto le grandi masse sonore quanto i dettagli delle singole sezioni.
Il momento culminante è arrivato con il Boléro. Dal pianissimo iniziale, quasi impercettibile, si è sviluppata una progressione ipnotica che ha catturato l’attenzione della sala, l’incessante crescendo orchestrale ha coinvolto il pubblico in modo quasi fisico, accompagnandolo fino all’esplosione conclusiva, accolta da un’autentica ovazione.
Al termine, gli applausi hanno salutato con entusiasmo tutti i protagonisti di una serata che ha saputo coniugare popolarità e qualità artistica. Un programma formato in gran parte da capolavori molto conosciuti avrebbe potuto limitarsi a confermare aspettative consolidate; invece ha offerto nuove prospettive di ascolto, mostrando come, dietro pagine apparentemente familiari, possano ancora nascondersi connessioni inattese e sorprendenti.
Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
direttore Cristian Măcelaru
pianoforte Kirill Gerstein
Barber – Sinfonia n. 1
Gershwin – Rhapsody in blue
Gershwin – Un Americano a Parigi
Ravel – Boléro
Il concerto di venerdì 5 giugno è trasmesso in diretta da Rai Radio 3
Loredana Margheriti
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