Dal 4 al 14 dicembre il Circo Massimo tornerà a essere il palcoscenico di Atreju, la storica kermesse della destra italiana

Dal 4 al 14 dicembre il Circo Massimo tornerà a essere il palcoscenico di Atreju, la storica kermesse della destra italiana tornerà a essere il palcoscenico di Atreju, la storica kermesse della destra italiana, che si prepara a una nuova edizione dopo il record di partecipazione dello scorso anno. Dieci giorni di politica, dibattiti e incontri nel cuore di Roma, annunciati da Fratelli d’Italia con uno slogan che guarda avanti senza dimenticare le proprie radici: «Il futuro ci chiama ancora». E un sottotitolo che suona come una dichiarazione d’intenti: «Difendere l’Italia. Contro il nulla che avanza». Ad accompagnare l’annuncio sui social, una stella cometa tricolore.

Il richiamo non è casuale. Atreju prende il nome dall’eroe de La storia infinita di Michael Ende, il giovane guerriero chiamato a salvare “Fantàsia” dall’avanzata del “Nulla”. Una metafora che accompagna la manifestazione fin dalla sua nascita, nel 1998, quando Giorgia Meloni militava ancora nella destra giovanile.

Atreju torna “più forte” di prima, come l’Italia. Tanti ospiti, mille idee e il “bullometro” degli insulti di sinistra
Da allora sono cambiati gli equilibri politici, i governi e perfino la geografia della destra italiana. Quella che nacque come festa dei giovani di Alleanza nazionale è diventata uno degli appuntamenti più rilevanti del calendario politico nazionale, senza rinunciare alla propria identità. Quest’anno si torna al Circo Massimo, già teatro dell’edizione 2024.
Dai 50mila ai 105mila partecipanti

L’asticella è alta. Nel 2024 Atreju aveva registrato 50mila presenze. Dodici mesi dopo, nei giardini di Castel Sant’Angelo, il bilancio ufficiale è salito a 105mila presenze, 144 ore di dibattiti, 743 interventi, mille volontari e 1.400 giornalisti accreditati. Numeri più che raddoppiati sul fronte della partecipazione, che hanno consegnato agli organizzatori l’edizione più frequentata di sempre.

Ma Atreju ha coltivato anche un’altra peculiarità, non sempre scontata nella politica italiana: invitare gli avversari a discutere, anziché limitarsi a parlarne in loro assenza.
Un evento da record, mai come quest’anno, per ospiti, iniziative collaterali, panel politici e ovviamente idee, provocazioni e colpi di scena, come da Dna della kermesse di destra.

“Non abbiamo capito perché la proposta della sfida non andava più bene. Però, ecco, sempre porte aperte. Non facciamo alcuna polemica e se anche Schlein dovesse accettare il confronto come tutti gli altri con una formula come tutti hanno sempre fatto i leader di qualsiasi partito ad Atreju siamo disponibili anche a integrare e modificare il programma”, ha detto Donzelli.

Il titolo e la chiave di lettura di una manifestazione aperta a tutti
Ad Atreju non mancheranno i dibattiti tra chi ha visioni differenti, proprio perché l’impulso è quello di creare una finestra di confronto. Ma come ha evidenziato il deputato di Fratelli d’Italia e presidente di Gioventù nazionale Fabio Roscani, “non è solo una kermesse politica ma anche uno splendido villaggio natalizio. Adulti e bambini potranno godere di un posto meraviglioso. Oltre mille tra ragazze e ragazzi si sono accreditati per questa manifestazione”.

Dunque, ancora una volta, i giovani si dimostrano parte integrante di una festa che è “di parte, ma non di partito”. Ad offrire delucidazioni sull’installazione delle mostre è stato Andrea Moi, che ha svelato i titoli di due installazioni attive dal primo giorno. La prima “ironica ma molto seria” è il “Bullometro”, in cui vengono classificati tutti gli insulti provenienti dalla sinistra. La seconda, invece, si intitola “Egemonie che ci piacciono”, in cui verranno mostrati i profili di alcune personalità storiche importanti come Edith Stein, Nicola Calipari, Simone Weil e Amedeo Guillet.

Atreju si chiuderà domenica 14 dicembre con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. L’intervento della premier e leader di Fdi verrà anticipato da quello degli altri leader della maggioranza di centrodestra, Matteo Salvini, segretario della Lega e vicepremier, il collega e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, e i due numeri uno di Noi moderati e Udc, Maurizio Lupi e Lorenzo Cesa.

Tra gli ospiti più ‘pop’, ma che, a dirla come il responsabile organizzazione del partito, Giovanni Donzelli, non aderiscono a Fratelli d’Italia e in alcuni casi manco ci si riconoscono, ci sono sicuramente Mara Venier, Carlo Conti, Ezio Greggio e Raoul Bova. Tra i nomi illustri, poi, ci sono anche le attrici Nicoletta Romanoff e Chiara Francini.

Del mondo dello sport, oltre ai due ct delle nazionali di pallavolo campioni del mondo, Julio Velasco (della femminile) e Ferdinando De Giorgi (della maschile), riscalderanno i dibattiti anche Gianluigi Buffon e Carlotta Gigli. Da casa del portiere della nazionale del 2006, presente ad Atreju anche la compagna, Ilaria D’Amico. Non ‘pop’, ma sicuramente popolari, il cardinale Matteo Maria Zuppi, Antonio Di Pietro e Silvia Albano, presidente di Magistratura democratica.

Ecco il programma completo di Atreju
Un confronto tutt’altro che di facciata, nel quale le divergenze politiche sono rimaste evidenti. Perché il rispetto dell’avversario non richiede necessariamente di dargli ragione.

Una festa di partito, ma pronta al confronto
È forse questa la scommessa più interessante della manifestazione: mantenere un’identità politica riconoscibile senza trasformarla in un recinto. Lo ha ribadito la stessa Meloni, chiudendo l’edizione 2025: «Questo è il luogo in cui tutte le idee hanno diritto di cittadinanza».
Per conoscere il programma e gli ospiti del 2026 bisognerà attendere le prossime settimane. Intanto una cosa è certa: Atreju torna con l’ambizione di superare i propri numeri. E con il suo vecchio nemico letterario, il Nulla, nuovamente chiamato in causa

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