L’olio d’oliva tunisino tra storia e realtà

TUNISI. Il desiderio degli imperatori romani di trasformare l’Africa in una zona di coltivazione di olio di oliva appare nella promulgazione delle leggi che incoraggiano la creazione di oliveti e nel fornire sostegni economici agli agricoltori che hanno impiantato su un terreno incolto o sostituite le vecchie piantagioni con oliveti sul territorio. Sotto il dominio dei Vandali e dei Bizantini si è avuto un lieve peggioramento della olivicoltura, in particolare sulle coste, che erano state devastate dalle lotte tra i Berberi e gli Arabi nel 6° e 7° secolo dell’era cristiana. Nel Medioevo l’ulivo era presente nel 50% del territorio dell’attuale Tunisia. In breve, il commercio dell’olio d’oliva è rimasto in tutte le civiltà che hanno segnato la storia dell’economia in Tunisia ed è stata la fonte di notevole ricchezza per le antiche città islamiche. Questa mia breve introduzione storica sulla produzione di questo prezioso alimento vuole dimostrare la sua certificazione mediterranea acquisita nei millenni ed è sconcertante oggi vedere alzarsi delle barriere “ideologiche” su un prodotto che trova la sua collocazione naturale in una zona dove insieme ad altri Paesi quali la Grecia, la Spagna, l’Italia, la Francia, la Turchia e il Marocco si realizza il 90% della produzione mondiale e dove, sempre in questa area geografica, ne viene consumato oltre l’ 80% mentre il restante viene esportato verso gli altri Paesi del mondo. Le qualità organolettiche dell’olio extravergine tunisino sono delle più raffinate con un tasso d’acidità inferiore allo 0,5% gr./litro essendo la raccolta delle olive stesse fatta con l’antico sistema della “brucatura” ossia a mano avendo ancora la possibilità di reperire contadini a basso costo nelle zone agresti. Forse ci dimentichiamo o volutamente fingiamo di non conoscere la normativa italiana sulla certificazione di origine dell’olio d’oliva dove è considerato “olio locale” quello che viene imbottigliato dal produttore quindi il prodotto che è commercializzato può provenire da ogni dove ma l’importante è che deve essere un frantoio italiano a garantire la sua provenienza. La Tunisia ha un accordo con la U.E. che concede ogni anno delle quote per vendere olio di oliva sfuso sul suo territorio e questa decisione di concedere un’ ulteriore quota di 35mila tonnellate ha una doppia valenza;la prima è quella di immettere sul mercato europeo un alimento sano che oggi è contraffatto e alterato chimicamente perché il raccolto del 2014 è stato in Spagna e in Italia pessimo a causa della mosca olearia che ha devastato le coltivazioni e quel poco che si è riuscito a produrre non è certamente della migliore qualità, la seconda è che la Tunisia quest’anno, al contrario della produzione dei principali Paesi europei, ha avuto un’annata eccezionale con una raccolta eccellente (esente dall’infestazione della mosca olearia) sia in termine di produzione ma anche di qualità con oltre 270mila tonnellate mentre la produzione media degli ultimi anni si attestava intorno alle 120mila tonnellate. Per esperienza diretta, vivendo in Tunisia da oltre 20 anni, posso garantirvi che l’olio locale è veramente ottimo e il costo è rapportato al potere d’acquisto medio dei tunisini quindi siamo a un costo di circa 3 euro/litro per un extravergine mentre le grandi aziende italiane, che fanno shopping da queste parti, acquistano olio di sansa o lampante per poi rettificarlo e venderlo nella grande distribuzione a prezzi allettanti ma sicuramente a danno e rischio della vostra salute.

Dal nostro corrispondente in Tunisia Francesco Lo Iudice

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