All’Accademia Nazionale di Santa Cecilia Orchestra e Coro hanno dato vita all’ultima di tre date di un programma interamente dedicato alla Francia musicale. Un congedo che, complice il 14 febbraio, si è trasformato in un modo inatteso e profondamente suggestivo di vivere San Valentino, non tra cliché e rituali prevedibili, ma immersi nella bellezza condivisa della musica.
Sul podio, Alexander Soddy ha guidato con gesto elegante e saldo un percorso che intrecciava sensualità e spiritualità. L’apertura con la Pavane di Gabriel Fauré ha subito creato un clima sospeso, di composta malinconia, preparando il terreno emotivo al cuore della serata: il Requiem.
Come ricorda Riccardo Pecci nel programma di sala, il senso ultimo che Fauré attribuisce alla Missa pro defunctis cattolico-romana è la celebrazione della morte come «una liberazione felice, un’aspirazione alla felicità nell’aldilà, piuttosto che un passaggio doloroso». Ed è proprio questa visione, così lontana da ogni drammatizzazione apocalittica, ad aver guidato l’interpretazione ascoltata a Santa Cecilia. Qui non c’è terrore del Giudizio, non c’è fuoco né tremore, ma c’è piuttosto una fiducia mite, una luce che filtra costante anche nei momenti più raccolti.
Non va dimenticato, inoltre, che il Requiem nasce con un organico molto più contenuto rispetto alla versione sinfonica cui siamo abituati. Scritto per essere eseguito nella parigina Église de la Madeleine, il cosiddetto “Petit Requiem” – come sottolinea ancora Pecci – «appare come un abito confezionato su misura per la Madeleine dall’esperta sartoria musicale di Fauré»: una scrittura più intima, calibrata per uno spazio dal ricchissimo riverbero acustico, dove il suono poteva espandersi naturalmente senza bisogno di masse orchestrali imponenti.
Questa consapevolezza storica rende ancora più interessante l’equilibrio trovato da Soddy, capace di mantenere trasparenza e raccoglimento anche in una dimensione sinfonica più ampia.

Protagonista assoluto è stato il Coro dell’Accademia, preparato e diretto dal maestro Andrea Secchi. L’eccellenza dell’ensemble si è manifestata in una compattezza sonora esemplare, in un controllo delle dinamiche che ha permesso pianissimi di rara intensità e in una cura del fraseggio sempre partecipe, mai puramente esecutiva.
Nei momenti più sospesi, il suono sembrava davvero incarnare quell’idea di “liberazione felice” evocata da Fauré, non un addio lacerante, ma un dolce abbandono.

Accanto al coro, le voci soliste hanno impreziosito la partitura con misura ed eleganza. Il soprano Golda Schultz ha reso il Pie Jesu con linea purissima, mentre il baritono Mikhail Timoshenko, nell’Offertorio e nel Libera me, Domine, ha dialogato con il coro con timbro caldo e raccolto, senza mai forzare l’accento drammatico.

La seconda parte del concerto si è aperta con la seduzione della Shéhérazade di Maurice Ravel, in cui viene rappresentato un Oriente immaginato, lussureggiante e sensuale. Qui Golda Schultz ha brillato per eleganza e controllo, una voce luminosa ma mai tagliente la sua, fraseggio curatissimo, arcate sostenute con un fiato saldo e una tavolozza di sfumature capace di suggerire mistero e desiderio senza mai indulgere nell’eccesso. Ogni lirica è diventata un piccolo racconto, cesellata con intelligenza musicale e sensibilità teatrale.
A chiudere, il vortice di La Valse, dove l’eleganza si incrina e il valzer si trasforma in una danza sull’orlo dell’abisso. Soddy ne ha costruito con lucidità l’ascesa febbrile fino alla disintegrazione finale, restituendo tutta l’ambiguità di una pagina che è insieme omaggio e presagio.
Applausi lunghi, convinti, grati. Ma più ancora del consenso resta la sensazione di aver vissuto un’esperienza che ha unito riflessione e abbandono, intelletto e sentimento e in un 14 febbraio così, l’amore celebrato non è stato solo quello tra due persone, ma quello, più vasto e duraturo, per la musica e per la sua luminosa capacità di consolare.
SODDY
Fauré
Ravel
Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Alexander Soddy direttore
Golda Schultz soprano
Mikhail Timoshenko baritono
Andrea Secchi maestro del coro
Programma
Gabriel Fauré
(Pamiers, Ariège 1845 – Parigi 1924)
Pavane per coro e orchestra
in fa diesis minore, op. 50
su testo di Robert de Montesquiou
Andante molto moderato
Messe de Requiem
per soprano, baritono, coro e orchestra op. 48
(versione 1900)
Introito e Kyrie (Coro) – Molto largo
Offertorio (Coro e Baritono) – Adagio molto
Sactus (Coro) – Andante moderato
Pie Jesu (Soprano) – Adagio
Agnus Dei (Coro) – Andante
Libera me, Domine (Baritono e Coro) – Moderato
In Paradisum (Coro) – Andante moderato
organo Roberto Galfione
Maurice Ravel
(Ciboure 1875 – Parigi 1937)
Shéhérazade
tre liriche per canto e orchestra
su versi di Tristan Klingsor
Asie: Très lent. Allegro. Modéré
La flûte enchantée: Très lent. Allegro
L’indifférent: Lent
La Valse
poema coreografico per orchestra
Mouvement de Valse viennoise
Loredana Margheriti
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