Open AI: il divieto di “non fare del male” basta?

È passata silenziosamente la rimozione di Open AI del divieto di uso militare per ChatGPT. Forse perché l’utilizzo del chatbot, per molti, si limita all’accorciare i tempi di una ricerca online e non sono ancora chiare le problematiche a cui si andrebbe incontro se questo venisse usato per scopi bellici (come, del resto, poco o nulla è chiaro quando si parla di intelligenza artificiale); ma vale assolutamente la pena approfondire.

Intanto, una premessa: nel novembre del 2023 è stata rilasciata l’ultima versione dell’applicazione, ChatGPT-4. È più informata (a differenza della versione 3.5, ferma al 2021, può accedere ad un database di informazioni aggiornate fino all’aprile del 2023); può analizzare e riassumere documenti fino a 300 pagine di un libro; sa leggere meglio tra le righe delle richieste dei clienti ed è in grado di selezionare autonomamente, a seconda delle esigenze, gli strumenti giusti da utilizzare in ogni situazione. Si tratta di funzioni a cui hanno accesso soltanto gli abbonati ChatGPT plus, ma d’altronde non è certo alla versione gratuita di Google che punta l’industria bellica.

Sicuramente ChatGPT, per il livello di esperienza che ha raggiunto fino ad ora, non è in grado di costruire (o meglio, suggerire metodi per la costruzione di) armi di alcun tipo. Ma può essere molto utile per organizzare, facilitare e portare a termine missioni nate con l’intento di uccidere una o più persone. All’interno delle politiche di utilizzo rimane il divieto di danneggiare sé stessi e gli altri, ma, da adesso, l’applicazione potrà essere utilizzata per quelle missioni di sicurezza nazionale che rimangono in linea con la “mission” di OpenAI: “assicurarsi che l’intelligenza artificiale generale possa beneficiare tutta l’umanità”, come si legge sul loro sito.

La variazione delle politiche di utilizzo, però, arriva in un momento storico a dir poco delicato che non sta beneficiando in nessun modo l’umanità, anzi. E ChatGPT potrebbe essere solo l’ultimo di una lunga serie di strumenti grazie ai quali guerre e conflitti continueranno a turbare a lungo. Inoltre, l’idea per cui la nostra sicurezza possa finire sempre in mano del migliore offerente risulta ancora più preoccupante di una frase (per quanto fondamentale) modificata in silenzio e nascosta ai media; se così deve essere, che sia OpenAI a dare direttamente le sue spiegazioni.

di Alice Franceschi

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