Le Figaro incorona Meloni: “La sua visione conservatrice può fare scuola”

“L’Italia con Giorgia Meloni sta sperimentando un post-populismo che ora intende esportare in Europa”,  ha scritto su Le Figaro Nicolas Baverez,  firma di lungo corso del quotidiano francese e attento osservatore delle dinamiche europee, in un commento pubblicato il 12 maggio scorso.

“Giorgia Meloni ha smentito gli oracoli che prevedevano il suo inevitabile fallimento e ha imposto la sua autorità nei confronti del suo governo e della sua maggioranza”, scrive Baverez ripercorrendo la  vittoria elettorale e i risultati ottenuti dal governo sul fronte interno e internazionale. “La linea politica seguita da Giorgia Meloni non è neo-fascista – sottolinea la firma de Le Figaro – non è rivoluzionaria, ma conservatrice. Non intende superare la divisione tra destra e sinistra o operare una sintesi tra socialismo e nazionalismo, ma rivendica una posizione risolutamente conservatrice”. La leader di FdI disegna così una sintesi originale di tipo post-populista, nel senso definito da Thibault Muzergues (Post-populismo, L’Observatoire, 2024)”.

E ancora, sottolinea il politologo francese, “il suo obiettivo è rompere la coalizione tra i conservatori del PPE e i social-democratici che guida il Parlamento dal suo elezione a suffragio universale diretto nel 1979, per far emergere una maggioranza delle destre di cui il gruppo ECR diventerebbe il perno”.  Le Figaro osserva che “il destino del post-populismo di Giorgia Meloni e della sua offensiva europea resta aperto. È tuttavia essenziale comprendere che non è rivolto al passato – in questo caso, la reinterpretazione del fascismo – ma costituisce una forma politica originale, che intende rispondere alla nuova realtà derivante dalla chiusura del ciclo della globalizzazione e del dopo Guerra Fredda, dal confronto lanciato dagli imperi autoritari contro le democrazie, dal primato della politica sull’economia, dall’imperativo di sicurezza voluto dai cittadini”.

Secondo Baverez, “nessuno può prevedere se la scommessa di un’audacia singolare riuscirà, che consiste per l’Italia, dopo aver constatato che non poteva salvarsi da sola e ottenuto l’aiuto dei suoi partner, a prendere il controllo politico dell’Unione, come un debitore che sottomette il suo creditore. Tuttavia, bisogna riconoscere che la riabilitazione consapevole della divisione tra destra e sinistra costituisce un antidoto efficace al populismo e al deficit democratico che colpisce le nazioni libere e l’Unione Europea. Uno dei paradossi? L’Italia della Meloni, “nonostante le sue difficoltà, si trova oggi al centro dell’Unione mentre la Francia di Macron è isolata”.

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