Il campo largo resta un ricordo sbiadito

Il voto europeo ha tracciato per la sinistra italiana una strada alquanto accidentata. Con la sonora sconfitta dei 5 Stelle l’ipotesi di un campo largo sembra sfumare. Il Movimento non ha più intenzione, almeno questo traspare da alcune dichiarazioni di suoi autorevoli esponenti, di rafforzare il suo rapporto con il Pd di Elly Schlein, uscito vittorioso l’8 e 9 giugno scorso dalle urne. La situazione dei grillini è molto complicata, tant’è che è risaltato fuori il padre fondatore, Beppe Grillo, che a sentire alcuni rumor dall’interno, sembra voglia sostituire Conte alla guida del Movimento e al riguardo circolano voci sulla probabile nomina o dell’ex sindaca di Roma, Virginia Raggi o della deputata ed ex sindaco di Torino, Chiara Appendino. Tutto, quindi, segna un ritorno al passato che vide una forte contrapposizione nei confronti del Pd. Questo significa che i grillini mirano a rinegoziare il loro rapporto con Elly Schlein. Ci sembra però abbastanza improbabile, considerando la circostanza che già prima del voto per le europee, il rapporto non era idilliaco per l’ambiguità dimostrata dal suo leader, Giuseppe Conte, figuriamoci dopo una cocente sconfitta. Quindi un campo largo che diventa sempre più stretto e rischia di atrofizzarsi. Un partito democratico più forte ed autorevole, più deboli gli alleati possibili: dal gruppo dei Verdi del duo Fratoianni- Bonelli a + Europa di Emma Bonino all’eterno temporeggiatore Calenda. Quanto a Renzi, si sa, non gode di molte simpatie a via del Nazareno. Sui 5 Stelle meglio non fare affidamento, almeno fino a che non si decide sulle sorti di Conte. In altri termini, a meno che non si voglia trascinare il Pd su posizioni più radicali espresse da Verdi-Sinistra, al momento non può esserci il ritorno al passato. In mancanza di un ritorno al passato e quindi con l’impraticabilità delle alleanze, non resta altro, ad un Pd in crescita, che un ritorno ad una vocazione maggioritaria, vale a dire riunire all’interno del quadro del maggior partito di sinistra, tutti coloro che vogliono concorrere a realizzare un’idea di governo. Questo aiuterebbe a restituire un ruolo attivo a figure che hanno ancora qualcosa da dire e che altrimenti finirebbero inghiottite dall’oblio. Sarebbe un supporto utile al confronto sulle riforme istituzionali e impedirebbe alla destra di passare come il partito dell’innovazione.
Andrea Viscardi

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