«Inaccettabile pensare di tenere ancora chiusi bar e ristoranti». Dura reazione dei presidenti di Ristoratori e Pubblici Esercizi trentini Marco Fontanari e Fabia Roman all’ipotesi di prolungamento delle restrizioni dopo il 6 gennaio
Il settore della ristorazione e dei pubblici esercizi è ormai ridotto allo stremo dai continui e ripetuti provvedimenti di chiusura o di apertura ridotta decisi dal governo per fronteggiare la seconda ondata del contagio da Covid-19. Migliaia di aziende in ginocchio, che hanno accettato di compiere sacrifici immani a fronte della promessa di “salvare il Natale”, poi puntualmente disattesa nei fatti con il “decreto Natale” che ha cancellato tutto il fatturato del mese di dicembre, Natale e Capodanno compresi, dando un’ulteriore mazzata ad un comparto fondamentale per l’economia trentina come per quella nazionale.
«I dati scientifici ci dicono che le chiusure dei pubblici esercizi decise dal Governo non hanno portato nessun risultato positivo in termini di diminuzione dei contagi o di ostacolo alla circolazione del virus – commenta Marco Fontanari, presidente dell’Associazione Ristoratori del Trentino nonché vice presidente di Confcommercio Trentino -. L’unica drammatica conseguenza è stata quella di mandare sull’orlo della chiusura oppure, in molti casi, del fallimento migliaia di aziende che avevano creduto nelle promesse di chi ci governa ma che ora, con la prospettiva della conferma delle attuali restrizioni, tutte o quasi a carico solo della nostra categoria, non sono più disposte a restare in silenzio. Dalla nostra base associativa arrivano richieste di proteste eclatanti, di mobilitazione generale, ormai la misura è colma. Diciamo basta a provvedimenti assunti la sera o il giorno prima della scadenza del precedente decreto, in spregio alla necessità delle imprese di programmare i rifornimenti ed i turni di lavoro del personale. Basta alla chiusura serale dei pubblici esercizi, molti dei quali proprio da quella fascia giornaliera traggono il proprio sostentamento finanziario. Assurdo anche solo pensare di farci riaprire il 7 e l’8 gennaio e poi farci richiudere il 9 ed il 10.
Lavorando a singhiozzo nessuna azienda può restare in piedi e la clientela non arriva perché disorientata e frastornata.
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