Italia ripescata ai mondiali: l’Ebola in Congo offre un’eventualità last minute per gli azzurri

C’è ancora qualche speranza che l’Italia venga ripescata ai mondiali e l’occasione viene offerta dal virus Ebola in Congo. A Kinshasa il programma è saltato. Niente raduno pre Mondiale, niente passaggio interno prima della partenza, niente preparazione nella capitale congolese. La nazionale della Repubblica Democratica del Congo ha spostato il lavoro in Belgio mentre il Paese affronta una nuova ondata di Ebola, la diciassettesima, con le province orientali sotto pressione e l’allarme sanitario internazionale già attivato.

È da qui che riparte, nelle ultime ore, la suggestione più discussa del calcio italiano: l’Italia alla World Cup 2026 pur essendo rimasta fuori per la terza edizione consecutiva, dopo la sconfitta ai rigori a Zenica contro la Bosnia. Una pista difficile, quasi impraticabile. Ma non abbastanza da fermare Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente Trump per le partnership globali, che continua a spingere perché gli azzurri entrino nel torneo ospitato da Stati Uniti, Canada e Messico dall’11 giugno al 19 luglio.

Il tifo di Zampolli, consigliere di Trump
Zampolli ha rimesso la questione sul tavolo: «L’esplosione del contagio da ebola in Congo libererebbe un secondo slot a disposizione per gli azzurri, dopo quello dell’Iran». L’idea non è infondata: «L’epidemia è talmente grave che non si può correre il rischio di far arrivare negli States i giocatori» congolesi. E «sarebbe davvero difficile non pensare come prima idea alla Nazionale italiana».

Il ragionamento è politico prima ancora che sportivo. Da una parte c’è il caso sanitario africano, dall’altra quello iraniano, legato ai visti per l’ingresso negli Usa. L’Iran è in ritiro ad Antalya, in Turchia, ma l’incertezza sui permessi resta un fattore. La Repubblica Democratica del Congo, invece, prova a blindare la propria posizione: tutti i convocati giocano in Europa e non sono rientrati nel Paese negli ultimi 21 giorni.

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