Con El Cimarrón, il Teatro dell’Opera di Roma propone uno dei lavori più radicali e intensi di Hans Werner Henze: un “recital per quattro musicisti” che supera i confini dell’opera tradizionale per trasformarsi in rito teatrale, testimonianza politica ed esperienza sonora totalizzante. Nel centenario della nascita del compositore tedesco, il nuovo allestimento firmato da Michael Kerstan restituisce con lucidità la forza ancora intatta di una partitura che, pur appartenendo ormai alla storia del secondo Novecento, continua a parlare al presente con impressionante immediatezza.
Basato sulla vicenda reale dello schiavo fuggitivo Esteban Montejo, raccolta da Miguel Barnet nella Biografía de un cimarrón, lo spettacolo mette al centro la voce dell’uomo oppresso che riconquista la propria identità attraverso il racconto. La drammaturgia è essenziale, quasi scarnificata, e proprio per questo acquista una forza diretta e brutale.
Kerstan rinuncia a qualsiasi sovrastruttura spettacolare. Lo spazio scenico è ridotto all’essenziale: pochi elementi, luci nette, strumenti musicali esposti come oggetti rituali. Tutto converge sulla presenza fisica degli interpreti e sul rapporto immediato tra voce, gesto e suono. È una scelta coerente con la natura stessa dell’opera, nata — come scriveva Henze nei suoi appunti cubani — dal desiderio di affrontare «ricerche, esperimenti, viaggi di scoperta» e dalla «indescrivibile e solenne sensazione di aver mosso il primo passo in una terra vergine».

Straordinaria la prova del baritono Robert Koller, vero fulcro della serata. Totalmente esposto in scena per l’intera durata dello spettacolo, Koller sostiene il peso drammatico del racconto con intensità costante, evitando qualsiasi enfasi retorica e costruendo invece un Montejo asciutto, orgoglioso, ferito. La sua interpretazione domina una scrittura fatta di canto, parlato, urla, sussurri e improvvise esplosioni ritmiche, mantenendo sempre una forte verità espressiva.

Accanto a lui, i tre musicisti in scena non fungono da semplice accompagnamento, ma diventano veri coprotagonisti dell’azione teatrale. Sorprende la loro continua mobilità scenica: il flauto di Camilla Hoitenga, le percussioni di Ivan Mancinelli e la chitarra di Christina Schorn-Mancinelli costruiscono un paesaggio sonoro fisico e narrativo in costante trasformazione, passando con naturalezza da strumenti a oggetti sonori con differenti posizioni nello spazio scenico. I suoni sembrano spesso riprodurre concretamente ciò che il protagonista racconta: rumori, movimenti, tensioni, paure, trasformando la musica in una vera drammaturgia parallela.
È proprio questa aderenza della scrittura musicale alla dimensione teatrale del racconto a rivelare uno degli aspetti più efficaci della partitura di Henze. Più che astratta sperimentazione sonora, la musica appare come una drammaturgia parallela appunto, capace di trasformare ogni evento narrato in materia acustica immediatamente percepibile. Non a caso Henze descriveva il lavoro come fondato su «ritmi […] altrettanto liberi» e su una vocalità in cui «un cantante ingegnoso, creativo, promosso al ruolo di coautore, sceglie da sé le note per il proprio testo».

Colpisce inoltre come oggi il linguaggio musicale di Henze non venga più percepito come “musica contemporanea” in senso stretto. Pur mantenendo intatta la propria forza sperimentale, El Cimarrón appare ormai come un’opera storicizzata del Novecento europeo, pienamente entrata nel repertorio del teatro musicale moderno. E forse proprio questa distanza storica permette oggi di coglierne ancora meglio la straordinaria efficacia teatrale.
La sera di mercoledì 20 maggio, il pubblico in sala, pur non numerosissimo, ha seguito con grande attenzione l’intero svolgimento dello spettacolo, tributando calorosi e prolungati applausi finali agli interpreti.
L’allestimento romano restituisce tutta la durezza e la poesia di quest’opera fondamentale del Novecento, confermando El Cimarrón come una delle testimonianze più alte del teatro musicale politicamente impegnato del secolo scorso.

Hans Werner Henze
EL CIMARRÓN
Biografia dello schiavo scappato Estéban Montejo
Testo tratto dal libro di Miguel Barnet, tradotto e adattato alla musica da Hans Magnus Enzensberger
(Versione spagnola di Jorge Berróa e Miguel Barnet)
Recital per quattro musicisti
da El Cimarrón
Regia, luci, allestimento Michael Kerstan
Baritono Robert Koller
Flauto Camilla Hoitenga
Percussioni Ivan Mancinelli
Chitarra Christina Schorn-Mancinelli
Nuovo allestimento Teatro dell’Opera di Roma
Loredana Margheriti
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