ph. Arianna Busti

Dido and Æneas, tra il Seicento e il presente: la tragedia di Didone chiude a Todi l’80ª Stagione lirica sperimentale

Il capolavoro di Henry Purcell nella lettura registica di Tommaso Amadio, con i nuovi inserti musicali di Riccardo Panfili. Lunedì 28 settembre al Teatro Comunale di Todi la conclusione della stagione dello Sperimentale di Spoleto.

Una scena sospesa fra memoria e futuro, un universo femminile segnato dal controllo e dal potere, la scrittura contemporanea chiamata a colmare le lacune di una partitura incompleta, Dido and Æneas diventa così un incontro fra il Barocco di Purcell e la sensibilità del presente.

Per un istante, guardando la scena prima che la musica cominciasse, il pensiero è corso a Dialogues des Carmélites di Francis Poulenc nell’allestimento di Emma Dante che inaugurò la stagione 2022/2023 del Teatro dell’Opera di Roma. I lunghi drappi verticali disposti a semicerchio a delimitare il fondo della scena richiamavano alla memoria la geometria delle ghigliottine di quella visione, e a rafforzare quel richiamo la presenza di un mondo femminile raccolto in uno spazio chiuso, quasi conventuale, che qui assume l’aspetto di un noviziato.

È proprio in questa dimensione che Tommaso Amadio colloca il suo Dido and Æneas. Una scelta che prende le mosse dalla storia stessa dell’opera, la cui prima rappresentazione documentata risale al 1689 e si svolse presso un collegio femminile di Chelsea. Da questa circostanza il regista ricava un universo prevalentemente femminile, trasformando quello spazio in una comunità chiusa e disciplinata, nella quale anche l’amore di Didone ed Enea si trova a fare i conti con un potere che pretende di stabilire i confini del desiderio.

Una volta iniziata la musica il richiamo ai Dialogues svanisce, il flusso sonoro di Henry Purcell riporta tutto al proprio tempo e alla propria identità, bastano le prime battute a ricondurre la scena al Barocco, con sonorità stilistiche immediatamente riconoscibili e una scrittura vocale che prende possesso dello spazio.

ph. Arianna Busti

È forse proprio in questo scarto fra l’immagine contemporanea e la materia musicale seicentesca che trova il suo equilibrio la produzione del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, chiamata a chiudere a Todi la sua ottantesima stagione. Da una parte la lettura di Amadio, dall’altra Purcell e, nel mezzo, la scrittura di Riccardo Panfili, chiamata a colmare le lacune di una partitura giunta fino a noi in forma incompleta.
Il compositore ternano non rincorre Purcell sul suo stesso terreno e non tenta un’impossibile ricostruzione stilistica. La sua è una scrittura contemporanea, riconoscibile e dotata di una propria sintassi, che tuttavia riesce a entrare in dialogo con il linguaggio barocco senza apparire estranea.

Gli inserti composti per questa produzione e quindi in prima assoluta — dal Prologo al coro fino a una sezione di danza — diventano così parte di un lavoro di completamento che non ha il carattere della semplice ricostruzione, ma quello della nuova invenzione. Una presenza contemporanea che si inserisce nella partitura senza cancellarne la distanza storica.

La vicenda resta quella tragica consegnata al mito. Didone, regina di Cartagine, inizialmente resiste all’amore per Enea, incoraggiata da Belinda ad abbandonarsi al sentimento, ma la felicità è minacciata dalle forze che agiscono nell’ombra: una maga e le sue streghe tramano la rovina della regina, fino a spingere Enea verso la partenza per l’Italia. Didone legge la sua partenza come un tradimento e, respingendolo, sceglie la morte.

Nella lettura di Amadio, il conflitto assume però una dimensione più ampia. La storia d’amore diventa anche una storia di controllo dei corpi e del desiderio, dove il futuro evocato dalla scena appartiene a una società distopica, in cui una sorta di dittatura stabilisce ciò che può essere desiderato e ciò che deve essere represso, esercitando il proprio potere anzitutto sui corpi femminili. È una dimensione che, inevitabilmente, può richiamare alla memoria l’universo di The Handmaid’s Tale, dove la libertà individuale viene annientata attraverso il controllo del corpo, della sessualità e della maternità. Il riferimento non è letterale, né dichiarato dalla regia, ma la consonanza è suggestiva e introduce nella vicenda di Didone una nota ulteriormente inquietante: quella di una società nella quale il potere pretende di governare non soltanto le azioni, ma persino la possibilità di amare.
Significativa, in questo senso, è la scelta di affidare le parti della maga e delle streghe a voci maschili: una presenza che introduce una diversa qualità timbrica e scenica e rende fisicamente riconoscibile il potere antagonista. In questo universo, il femminile appare dunque al tempo stesso dominante per numero e vulnerabile per posizione, le donne occupano la scena, ma il potere che decide sul loro corpo e sul loro desiderio ha voce maschile.

ph. Arianna Busti

All’interno di questo spazio è ripetutamente presente, sui drappi del fondo, la sagoma stilizzata di una nave, quasi un ideogramma. Un’immagine che, nella lettura della scena, finisce per condensare il mare e la dimensione cartaginese, ma anche il viaggio di Enea, la sua destinazione e il movimento che lo conduce prima verso Didone e poi lontano da lei. La nave diventa così una presenza ricorrente, quasi un segno del destino che incombe sulla vicenda.

Sul piano musicale, la direzione di Marco Angius accompagna la partitura con attenzione alle linee e alla trasparenza dell’insieme. Le sonorità vocali risultano particolarmente presenti e ben definite, sostenute da una cura evidente nel fraseggio e nell’emissione. Il Coro madrigalistico del Teatro Lirico Sperimentale, sempre collocato fuori scena, contribuisce con una presenza quasi immateriale, che arriva dal di là dello spazio visibile e amplia la dimensione teatrale della vicenda.

Tra i momenti musicali del primo atto colpisce per freschezza Fear no danger to ensue, il duetto affidato a Belinda e alla seconda donna, che progressivamente si apre alla partecipazione del coro trasformandosi in un vero brano d’insieme. È una pagina piacevole e luminosa, costruita sulla fiducia e sulla possibilità che la felicità di Didone possa ancora compiersi. Insieme al celeberrimo lamento finale della regina, rappresenta anche uno dei momenti che più chiaramente delineano il volto musicale dell’opera, mettendo a confronto due dimensioni profondamente diverse: da una parte la leggerezza e la speranza, dall’altra la consapevolezza della tragedia ormai imminente.

Benedetta Grasso affronta Didone con una vocalità intensa e una particolare attenzione alla parola e al fraseggio, trovando nel lamento conclusivo When I am laid in earth una delle espressioni più alte della propria interpretazione. Anna Pieri restituisce ad Enea la complessità di un personaggio diviso fra sentimento e obbligo, mentre Sara Di Santo dà a Belinda una presenza musicale partecipe e luminosa. Le voci maschili di Davide Romeo (mago), Joaquin Cangemi e Nicola Di Filippo (stregoni) introducono invece quella componente di alterità e di minaccia che attraversa l’intero impianto scenico.

ph. Arianna Busti

La regia sceglie di non mostrare direttamente il suicidio, la scena si chiude e tutto precipita nel buio. Quando gli altri personaggi ricompaiono sul proscenio sembrano muoversi smarriti, cercando qualcosa nell’oscurità e quando il sipario si riapre e al centro della scena appare il corpo di Didone, impiccato.
È un’immagine improvvisa e potentissima, ma ciò che segue sposta ancora una volta il significato della morte. Gli altri personaggi si avvicinano, la liberano dal cappio, la prendono con sé, la avvolgono in un abbraccio, non potendo più salvarla, la accolgono. La comunità che per tutta la vicenda è apparsa come uno spazio di controllo diventa, nell’ultimo istante, uno spazio di compassione.
Dalla comunità che impone regole, alla comunità che raccoglie il corpo di chi quelle regole non ha potuto o voluto accettarle. Il destino di Didone resta tragico, ma l’ultima immagine non è soltanto quella della morte, è quella di una collettività che, troppo tardi, riconosce il dolore e lo fa proprio.

Con Dido and Æneas, la sera di lunedì 28 settembre, il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto ha concluso dunque a Todi la sua ottantesima stagione, portando in scena un’opera antica attraverso una sensibilità capace di interrogarne ancora il significato e questa conclusione avviene dentro quella preziosa rete di piccoli teatri di tradizione che attraversa la provincia italiana e che costituisce una parte essenziale della sua geografia culturale.
E forse è proprio qui che Dido and Æneas, nata nel Seicento, completata nel presente e affidata ancora una volta alla scena, trova la sua conclusione più autentica, in una storia che attraversa i secoli senza smettere di interrogare il rapporto fra desiderio, potere, destino e libertà.

ph. Arianna Busti

DIDO AND AENEAS
Opera in un prologo e tre atti
Musica di Henry Purcell
Completamento di Riccardo Panfili in prima rappresentazione assoluta
Libretto di Nahum Tate
Edizione Stainer & Bell, Londra; completamento SZ Sugar, Milano
Nuovo allestimento del Teatro Lirico Sperimentale

Direttore Marco Angius
Regia Tommaso Amadio
Scene e luci Fabrizio Visconti
Costumi Clelia De Angelis
Assistente alla regia Alessandra Valletta
Assistente alla scenografia Stefano Zullo
Solisti dell’Orchestra Filarmonica Umbra V. Calamani
Coro madrigalistico e Tecnici del Teatro Lirico Sperimentale
Maestro del coro Mauro Presazzi
Maestro al cembalo e al sintetizzatore Lorenzo Tomasini

PERSONAGGI E INTERPRETI:
Benedetta Grasso – Dido; 
Sara Di Santo – Belinda; 
Anna Pieri – Æneas; 
Davide Romeo – A sorceress; 
Joaquin Cangemi – First witch; 
Nicola Di Filippo – Second witch; 
Aurora Bertoldi; 
Ariadna Vilardaga – A spirit; 
Beatrice Caterino – A sailor. 

Nel Prologo 
Joaquin Cangemi  – Phoebus; 
Sara Di Santo – Venus; 
Benedetta Grasso – Spring; 
Beatrice Caterino – First nereid;
Giorgia Cavaliere – Second nereid; 
Ariadna Vilardaga – First shepherdess; 
Anna Pieri – Second shepherdess.

Loredana Margheriti

Circa Loredana Margheriti

Ha un formazione umanistica che affonda le radici nella ricerca documentale. La passione per la musica, in particolare per il canto lirico, accompagna da sempre il suo percorso, ha intrapreso infatti in giovane età lo studio del canto. "Scrivere di arte e spettacolo è per me un modo per restituire emozioni, condividere visioni e dare voce a ciò che l’esperienza estetica accende dentro di noi." Mossa da passione quindi, ed accompagnata da infinita curiosità, collabora con diverse testate digitali, occupandosi soprattutto di recensioni musicali e operistiche, ma racconta spesso anche di eventi culturali, teatrali e d’arte. Attualmente lavora nel restauro di beni culturali monumentali, un’attività che le permette di rimanere in costante dialogo con la bellezza, anche nella sua forma materica.

Riprova

Da domani in scena: Murìcena Teatro con Dimenticata Pace torna in scena, ad Aversa e al Teatro dei Piccoli di Napoli

Dopo la prima nazionale del 4 luglio, lo spettacolo liberamente ispirato alla Pace di Aristofane …

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com