Dal 20 al 25 ottobre 2026, Giulio Corso e Federica De Benedittis sono protagonisti di Cime tempestose, dal celebre romanzo di Emily Brontë, in un allestimento gotico e visionario che si confronta con una delle storie d’amore più tormentate della letteratura.
Ci sono storie d’amore che non conoscono fine, sentimenti che divorano l’anima, legami così profondi da sopravvivere persino alla morte.
Cime tempestose travolge come il vento della brughiera e racconta la vicenda in cui desiderio, orgoglio, rabbia e ossessione si intrecciano fino a trasformare l’amore in una forza tanto sublime quanto distruttiva.
Portare sul palcoscenico il rapporto tra Heathcliff e Catherine significa confrontarsi con una materia incandescente, fatta di attrazione magnetica, tormento e tensione emotiva.
Nel primo atto i protagonisti sono affiattati ma nello stesso tempo distanti, per disarmare lo spettatore.
L’adattamento di Gianni Clementi, con la regia di Francesco Bellomo e Carmine De Amicis, sceglie di immergere la vicenda in un’atmosfera suggestiva, con il paesaggio sempre agitato e cupo che accompagna l’inquietudine dei personaggi.
La sensazione iniziale è quella di assistere a uno spettacolo che fatica a liberare tutta la forza passionale custodita nel testo originale.
Il legame dei protagonisti è raccontato come qualcosa di viscerale, un sentimento che sfugge alla ragione e travolge ogni equilibrio.
Cime tempestose non è una storia d’amore convenzionale. Heathcliff e Catherine non si limitano a volersi bene: si cercano, si feriscono, si respingono e sembrano incapaci di esistere davvero l’uno senza l’altra. La loro relazione dovrebbe è attraversata da una tensione costante.
Se sul piano emotivo il primo atto può lasciare qualche perplessità, l’universo evocato dallo spettacolo rimane uno degli elementi centrali della messinscena.
Ombre, silenzi e spazi sospesi richiamano la dimensione gotica del romanzo, mentre il paesaggio si trasforma in una proiezione dell’interiorità tormentata dei protagonisti.
Le scene di Carlo De Marino sorprendono per costruzione e pulizia, i costumi di Teresa Acone arricchiscono ogni personaggio, le coreografie di Carmine De Amicis conquistano lo spazio e le musiche di Vincenzo Di Bella contribuiscono ad impreziosire il viaggio insieme al disegno luci di Umile Vainieri.
Attuale come non mai, questo amore potremmo definirlo “tossico” e la sua potenza è nell’eredità che lascia.
Un’eredità che è figlia di quel tempo ma che parla al nostro tempo.
È proprio questa complessità a rendere così importante la sintonia tra i protagonisti. Perché il loro amore deve risultare credibile anche quando diventa distruttivo; il pubblico deve poter intuire la forza dell’attrazione che li unisce, comprendere perché continuino a cercarsi nonostante tutto e avvertire il dolore di una separazione che sembra impossibile da accettare.
Giulio Corso e Federica De Benedittis affrontano personaggi complessi, chiamati a muoversi in un territorio emotivo estremo. Accanto a loro, Jun Ichikawa, Gabriele Giusti e Shaen Barletta, con Massimiliano Vado, completano il cast dello spettacolo prodotto da Virginy L’Isola Trovata.
Preparate i fazzoletti!
Dall 20 al 25 ottobre al Teatro Sala Umberto di Roma
Il percorso di questo spettacolo è dunque segnato da una progressione evidente.
A un primo atto in cui la passione tra i protagonisti appare meno intensa di quanto ci si aspetterebbe, segue una seconda parte più serrata, coinvolgente e capace di dare maggiore profondità ai personaggi.
Una crescita che finisce per conquistare lo spettatore e restituire alla vicenda la sua forza emotiva.
Orario Spettacoli
| Mar20/10 | 20:30 |
| Mer21/10 | 20:30 |
| Gio22/10 | 20:30 |
| Ven23/10 | 20:30 |
| Sab24/10 | 16:00 |
| Dom25/10 | 16:00 |
Laura Sellari
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