La mente in scena, al Teatro Olimpico due ore intense tra fragilità, dolore e speranza

Domenica 17 maggio 2026 – Teatro Olimpico, Roma

Standing ovation finale per il debutto teatrale di Stefania Andreoli. In scena con Alice Redini, la psicoterapeuta porta il pubblico dentro il disturbo borderline di personalità con uno spettacolo coinvolgente e profondamente umano.

Un atto unico di due ore senza cali di tensione, tra emozione, silenzi e applausi. Molti spettatori commossi nel finale e lunga fila per incontrare l’autrice dopo lo spettacolo.

Due ore di silenzio assoluto, attenzione costante, emozioni trattenute fino all’ultimo istante. Poi la standing ovation, lunga e convinta, e un pubblico rimasto in fila per salutare Stefania Andreoli, farsi autografare un libro, scambiare una parola dopo uno spettacolo che ha lasciato il segno.
Al Teatro Olimpico, La mente in scena ha confermato il forte legame tra la psicoterapeuta milanese e un pubblico che da anni segue il suo lavoro divulgativo, editoriale e clinico.

Psicologa e psicoterapeuta formata nella scuola di Psicoterapia Psicanalitica “Il Ruolo Terapeutico” di Milano fondata da Sergio Erba, Stefania Andreoli lavora da sempre con adolescenti, famiglie e scuole occupandosi di prevenzione, formazione e clinica.
Presidente di Associazione Alice ETS, consulente per importanti realtà editoriali e mediatiche, firma del Corriere della Sera e voce radiofonica, negli ultimi anni è diventata una delle figure più riconoscibili nel panorama italiano della divulgazione psicologica, soprattutto sui temi legati all’adolescenza, all’educazione emotiva e alle relazioni familiari.

Con La mente in scena, scritto e diretto da Luca Stano con la supervisione scientifica della stessa Stefania Andreoli, questo percorso approda ora al teatro. Il risultato è uno spettacolo intenso e coraggioso che affronta il tema della salute mentale attraverso la storia di Hélène, giovane donna affetta da disturbo borderline di personalità. In scena, accanto a lei, Alice Redini offre una prova attoriale di altissimo livello, sostenendo sulle proprie spalle gran parte della forza emotiva dell’opera.
Non si limita infatti a interpretare Hélène, ma entra ed esce continuamente dal personaggio attraversando registri emotivi differenti e dando voce, corpo e presenza scenica a tutte le figure che gravitano intorno alla protagonista. Con cambi repentini ma sempre credibili, Redini diventa di volta in volta presenza affettiva o conflittuale, restituendo ogni relazione con precisione, intensità e straordinaria fluidità scenica.
Un lavoro complesso, delicato e mai sopra le righe, che riesce a tradurre sul palco la frammentazione emotiva e relazionale vissuta dalla protagonista senza perdere autenticità. La sua interpretazione mantiene costantemente viva la tensione narrativa e rappresenta uno degli elementi più riusciti e coinvolgenti dello spettacolo.

Lo spettacolo, un atto unico di circa due ore, colpisce innanzitutto per la capacità di mantenere costante il coinvolgimento del pubblico. Nessun calo di tensione, nessuna distrazione percepibile in sala: Stefania Andreoli e Alice Redini costruiscono un equilibrio scenico credibile e ben calibrato, fatto di ritmo, ascolto reciproco e forte sintonia interpretativa. La figura della “Doc”, interpretata dalla stessa Andreoli, accompagna gli spettatori dentro le crepe emotive della protagonista senza mai indulgere nella retorica o nella semplificazione.

Il tema scelto è delicato e complesso. Parlare di disturbo borderline di personalità in teatro significa confrontarsi con fragilità profonde, paura dell’abbandono, relazioni spezzate e sofferenza psichica. La mente in scena evita però il rischio della spettacolarizzazione del dolore e sceglie invece la strada dell’umanità e dell’ascolto. È probabilmente questo uno degli elementi che ha reso la risposta del pubblico così intensa.

Nel finale, particolarmente emozionante, molte persone in platea non hanno trattenuto le lacrime. Al termine dello spettacolo ci si abbracciava, si restava seduti qualche istante prima di alzarsi, quasi a voler elaborare ciò che era appena accaduto sul palco. Una reazione autentica, che racconta più di qualsiasi applauso la forza emotiva dell’opera.

La mente in scena non cerca scorciatoie emotive né facili consolazioni, resta invece addosso allo spettatore, nello stomaco e nella mente, molto oltre il sipario finale.

Stefania Andreoli
LA MENTE IN SCENA

Ispirato a una storia vera

Regia Luca Stano
Testo Luca Stano, Stefania Andreoli
Con Alice Redini

Loredana Margheriti

Circa Loredana Margheriti

Ha un formazione umanistica che affonda le radici nella ricerca documentale. La passione per la musica, in particolare per il canto lirico, accompagna da sempre il suo percorso, ha intrapreso infatti in giovane età lo studio del canto. "Scrivere di arte e spettacolo è per me un modo per restituire emozioni, condividere visioni e dare voce a ciò che l’esperienza estetica accende dentro di noi." Mossa da passione quindi, ed accompagnata da infinita curiosità, collabora con diverse testate digitali, occupandosi soprattutto di recensioni musicali e operistiche, ma racconta spesso anche di eventi culturali, teatrali e d’arte. Attualmente lavora nel restauro di beni culturali monumentali, un’attività che le permette di rimanere in costante dialogo con la bellezza, anche nella sua forma materica.

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