L’artista salentina ha inaugurato la XXVI edizione di Piccole Serenate Notturne con Onde, un concerto tra tradizione, rock, elettronica e world music
Vallerano (VT) 17 agosto – Nel pomeriggio un violento temporale aveva fatto temere che la serata potesse saltare. Poi, nel cuore del centro storico di Vallerano, la pioggia ha lasciato spazio alla musica e la piazza dell’Oratorio ha potuto accogliere il pubblico per l’inaugurazione della XXVI edizione di Piccole Serenate Notturne.
Un esordio affidato a Maria Mazzotta e al suo Onde, progetto nel quale la tradizione musicale del Sud Italia incontra il rock, l’elettronica e le sonorità della world music.
Una scelta particolarmente felice per una rassegna che da ventisei edizioni porta la musica nel cuore del borgo, trasformando le piazze e gli spazi del centro storico in luoghi di incontro e di ascolto. E proprio la caratteristica piazza dell’Oratorio, raccolta tra le architetture del paese, si è rivelata lo scenario ideale per un concerto che ha fatto dell’incontro la propria cifra distintiva.
Per primi hanno fatto il loro ingresso Ernesto Nobili, alla chitarra, e Cristiano Della Monica, alle percussioni e ai cori. Poi Maria Mazzotta, avvolta in una coperta termica dorata, quelle utilizzate nei soccorsi, elemento scenico già presente nel videoclip di La furtuna, il brano che apre Onde.
Il concerto è iniziato proprio così: prima la registrazione di un canto tradizionale, quindi la rielaborazione di Mazzotta, con un passaggio immediato e potentissimo dalla voce della tradizione al suono contemporaneo del trio.

L’impatto è stato notevole. La voce di Maria Mazzotta possiede uno squillo limpido e una forza espressiva non comune, ma soprattutto una straordinaria capacità di modulazione. Può passare dalle note più acute a emissioni quasi gutturali, cambiare colore e intenzione quando la musica devia verso il rock o l’elettronica, senza mai perdere il legame con la matrice popolare dalla quale proviene.
La cantante ha presentato al pubblico il progetto Onde, spiegando il ruolo centrale del mare, elemento reale e metaforico dell’intero lavoro, un mare capace di cullare e poi di trasformarsi in tempesta, proprio come le emozioni, le esperienze e le contraddizioni che attraversano le canzoni. Il Mediterraneo, “Un mare che dovrebbe accogliere, abbracciare, che dovrebbe essere un porto, ma che diviene sempre di più una tomba, un cimitero. Questo concerto è dedicato a tutte le persone che attraversano il mare. A questa gente, noi, apriamo le porte delle nostre case e diciamo: Voi siete i benvenuti!“
Da quel momento il concerto ha seguito diverse delle rotte tracciate dall’album. Sula nu puei stare ha portato sul palco l’idea della musica come rito, con un invito alla condivisione e alla celebrazione della vita. Damme la manu, nel senso di “aiutami” uno dei brani più noti della tradizione salentina, ha restituito una dimensione più intima, mentre Terra ca nun senti ha assunto il peso di una denuncia, il canto rivolto a una terra che non trattiene chi è costretto a partire, o peggio a fuggire, diventa, nella rilettura di Mazzotta, voce di tutte le persone costrette a lasciare il proprio paese in cerca di un futuro migliore.
È proprio nella capacità di rileggere questi materiali che emerge la qualità della ricerca di Maria Mazzotta. La contaminazione non appare mai artificiosa e la destrutturazione degli originali, pur profonda, rimane rispettosa della loro identità. È il segno di una conoscenza autentica del repertorio, che permette alla tradizione di sottrarsi al rischio di diventare memoria cristallizzata e storicizzata per tornare invece materia viva, capace di parlare al presente.
La tradizione, insomma, non viene semplicemente conservata, viene fatta respirare.
A sostenerla, la chitarra elettrica di Ernesto Nobili e le percussioni di Cristiano Della Monica, insieme a un lavoro elettronico che nel corso della serata ha assunto un ruolo tutt’altro che accessorio. Importante, in questo senso, il contributo di Emanuele Flandoli, sound engineer e live programmer, il cui apporto si è pienamente percepito nella costruzione dell’impianto sonoro complessivo.
Particolarmente interessante l’utilizzo della pedaliera per la costruzione di loop vocali e piccoli frammenti sonori. Cori e cellule musicali vengono ripresi e riprodotti, stratificandosi progressivamente fino a creare armonie e tappeti sonori sui quali la voce di Mazzotta può muoversi, moltiplicarsi e dialogare con gli strumenti.
Il risultato è una struttura musicale articolata, fatta di brani spesso lunghi e complessi, costruiti su più livelli, variazioni e improvvise accelerazioni. Una musica che richiede ascolto ma che, nello stesso tempo, possiede una fortissima capacità di coinvolgimento fisico.
E il pubblico di Vallerano ha risposto.
Ha accompagnato il ritmo con le mani, ha raccolto l’invito della cantante a partecipare al canto corale e, man mano che la serata procedeva, si è lasciato trascinare sempre più dalla musica. Quando sono arrivate le pizziche, la piazza ha cominciato a ballare. Il rapporto fra palco e pubblico si è fatto sempre più diretto, fino a trasformare il concerto in una festa collettiva.

In questo senso, Onde sembra trovare proprio dal vivo la sua dimensione più compiuta. Il concetto stesso di onda richiama un movimento capace di trasmettere energia, ed è esattamente ciò che è accaduto nella piazza dell’Oratorio, dove l’energia dei musicisti ha progressivamente attraversato lo spazio e raggiunto gli spettatori.
Nel corso della serata Maria Mazzotta ha inoltre ricordato l’impegno a sostegno dell’organizzazione di volontariato S.I.M.BA – Sempre insieme per il mondo dei bambini, che opera all’interno dei reparti di oncologia pediatrica di Taranto, invitando il pubblico a sostenere l’associazione anche attraverso una donazione.

E poi ancora musica.
Il concerto ha avuto bisogno di ben tre bis. Prima una pizzica, quindi Matonna te lu mare, la preghiera di un pescatore alla Madonna del mare perché possa tornare sano e salvo alla propria casa, e infine ancora una pizzica, con la partecipazione del pubblico ormai completamente coinvolto.
Una conclusione che ha restituito pienamente il senso della serata, la musica come condivisione, come incontro, come possibilità di attraversare insieme emozioni e culture diverse e come “cura” (almeno 9 mesi lontano dai medici ci è stato assicurato e a noi che abbiamo assistito al concerto piace crederlo).
Maria Mazzotta ha portato a Vallerano una tradizione che non ha bisogno di essere imbalsamata per essere rispettata, al contrario, la sua ricerca dimostra che può incontrare il rock psichedelico, l’elettronica, il flamenco e le sonorità del Mediterraneo, conservando intatte le proprie radici e trovando proprio nella contaminazione nuova forza espressiva.
Un esordio di altissimo profilo per la XXVI edizione di Piccole Serenate Notturne, iniziata con una serata che il temporale pomeridiano aveva messo in forse e che si è invece trasformata in un concerto entusiasmante, musicalmente ricchissimo e profondamente partecipato.
E pochi giorni dopo Vallerano, il viaggio di Maria Mazzotta proseguirà proprio nella sua terra, il 22 agosto sarà infatti tra gli artisti della Notte della Taranta a Melpignano, tornando nel cuore della tradizione salentina che continua a reinventare senza mai smettere di ascoltarne le radici.
Loredana Margheriti

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