Gli Stati Uniti si preparano alla possibilità di una nuova offensiva militare contro l’Iran. Il Pentagono avrebbe infatti ordinato al Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) di completare i preparativi necessari per la ripresa delle principali operazioni di combattimento sul territorio iraniano. A rivelarlo è Axios, che cita funzionari americani a conoscenza della direttiva impartita alcuni giorni fa. Un’indicazione che segnala la volontà dell’apparato militare statunitense di farsi trovare pronto nell’eventualità di una decisione politica favorevole a nuovi attacchi.
Trump non ha ancora deciso: nessuna data fissata per gli attacchi
Nonostante l’accelerazione dei preparativi militari, Donald Trump non avrebbe ancora assunto una decisione definitiva sull’eventuale ripresa delle operazioni contro l’Iran. Secondo quanto riferito dalle fonti citate da Axios, infatti, la direttiva del Pentagono non indica una data precisa per l’avvio degli attacchi. La conclusione dei preparativi non equivale dunque a un ordine di entrare nuovamente in combattimento, ma rappresenta un passaggio operativo che potrebbe consentire alle forze armate americane di intervenire qualora arrivasse il via libera del presidente.
Possibili attacchi prima delle elezioni americane e israeliane
Un elemento particolarmente significativo riguarda le tempistiche dell’eventuale offensiva contro l’Iran. Secondo fonti statunitensi e israeliane, la ripresa delle principali operazioni militari potrebbe verificarsi prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Le stesse fonti non escludono che gli attacchi possano iniziare addirittura prima delle elezioni israeliane, previste una settimana prima di quelle americane.
Si tratta, tuttavia, di ipotesi e non di scadenze operative già stabilite. Il quadro descritto da Axios resta quindi caratterizzato da un elemento decisivo: i preparativi militari sarebbero stati ordinati, ma la scelta finale di attaccare l’Iran rimane nelle mani di Trump.
Il Pentagono ha riferito mercoledì sul proprio sito web dedicato che un totale di 18 militari americani erano rimasti uccisi nella guerra in Iran.
Ieri, invece, il Dipartimento della Difesa ha ridotto la cifra totale a 14.
Tre funzionari militari hanno spiegato, nella ricostruzione del New York Times, che alla base della mossa vi era la decisione dell’amministrazione Trump di escludere dall’elenco quattro militari uccisi lo scorso fine settimana, di cui tre in Giordania e uno nel nord dell’Iraq, poiché i decessi erano avvenuti dopo che il tycoon aveva dichiarato il cessate il fuoco nel conflitto, lo scorso aprile.
I funzionari, inoltre, hanno riferito in forza anonima di delicate discussioni interne sulla vicenda. Il portavoce ad interim del Pentagono, Joel Valdez, ha attribuito la variazione a “temporanee interruzioni nella trasmissione dei dati” sul sito web, assicurando che il problema sarebbe stato risolto rapidamente.
Nel conteggio delle vittime della guerra in Iran, il Pentagono ha distinto tra i militari uccisi in combattimento e quelli deceduti in incidenti. I dati aggiornati a mercoledì indicavano 11 militari uccisi in azioni di guerra e sette in incidenti correlati al conflitto. Tra i sette deceduti in incidenti figura l’equipaggio di un aereo cisterna militare statunitense KC-135, precipitato in Iraq a marzo nel corso delle operazioni belliche contro l’Iran. Valdez ha affermato che confrontare il numero di militari deceduti durante le amministrazioni Trump e Biden rappresentava un “tentativo di politicizzare i sacrifici dei migliori combattenti americani in Iran”. Ieri il numero di decessi riportato sul sito era stato modificato a 14, di cui sette classificati come dovuti ad azioni ostili.
ProgettoItaliaNews Piccoli dettagli, grandi notizie.