La presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, durante una conferenza stampa sul Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che e' all'esame delle Camere, Roma, 31 marzo 2021. ANSA/ETTORE FERRARI

Recovery plan tra Meloni e Letta

Il Consiglio dei ministri ha appena annunciato di aver ottenuto l’intesa con l’Europa in merito al Recovery Plan, il piano che consentirà all’Italia di rilanciarsi attraverso investimenti per 200 miliardi. La versione finale, ancora da limare, va consegnata dal governo italiano entro il 30 aprile. In merito alla bozza, si è parlato di una norma contenuta nel testo del Pnrr, ribattezzata ‘norma Letta‘: cos’è e come funziona.

La cosiddetta ‘norma Letta’ è una norma contenuta nel testo del Recovery Plan, discusso nel Consiglio dei ministri, che si riferisce alle condizioni delle donne e dei giovani. In sintesi, la ‘norma Letta’ prevede che ogni progetto del Piano abbia una ‘quota’ obbligatoria per l’assunzione di donne e giovani.

È stata definita ‘norma Letta’ perché, nei giorni scorsi, il segretario del Partito democratico, Enrico Letta,  aveva scritto su Twitter: ‘Il Governo è alla stretta finale per il Pnrr. Per noi è fondamentale che l’obiettivo donne e giovani sia centrato con una chiara clausola di condizionalità trasversale a favore dell’occupazione femminile e giovanile’.

Nella richiesta avanzata dal Pd, accolta in Cdm, le risorse dovranno essere applicate con un favore particolare verso l’occupazione giovanile e femminile perché ‘su questi fronti il nostro Paese è indietro. È una nostra bandiera che ci portiamo in questo piano e che gli permetterà di funzionare meglio’.

Palazzo Chigi ha rilasciato un comunicato ufficiale al termine del Consiglio dei ministri. Il Piano è stato definito coerente con i pilastri del Next Generation EU e in linea con i parametri fissati dai regolamenti europei. Sono infatti previsti progetti ‘verdi’ (40% del totale) e digitali (27%).

Il 40% delle risorse totali (poco più di 82 miliardi sui 200 totali) sarà destinato al Sud, a testimonianza dell’attenzione al tema del riequilibrio territoriale. Sullo sfondo, il tema occupazionale: il Piano, ha riferito Palazzo Chigi, è fortemente orientato all’inclusione di genere e al sostegno all’istruzione, formazione e occupazione dei giovani. Aspetti che confermano dunque il fatto che le richieste del Partito democratico e del suo segretario, Enrico Letta, siano state recepite dal Cdm.

Fratelli d’Italia invece punta i piedi. Si scaglia contro i tempi contingentati sul Recovery Plan, ancora semisconosciuto. E chiede ufficialmente ai presidenti di Camera e Senato di rinviare il dibattito parlamentare per consentire al Parlamento, di fatto scavalcato, di dire la sua. Prima che il piano parta per Bruxelles.

‘Lunedì il presidente Draghi illustrerà al Parlamento il Recovery Plan, un piano che impegnerà economicamente le prossime generazioni e che segnerà i prossimi decenni’, scrive Giorgia Meloni su Facebook in un post indignato. ‘Dopo l’illustrazione, il documento sarà inviato direttamente alla Commissione europea, senza che le assemblee parlamentari possano entrare nel merito’. A meno di 48 ore dalle sedute parlamentari – denuncia – il Recovery Plan non è stato ancora nemmeno pubblicato.

In Italia – conclude la leader di Fratelli d’Italia –  ormai la democrazia è sospesa. Anche grazie all’ampia maggioranza che sostiene il governo, che su un tema così importante ha deciso di rinunciare a esercitare il suo ruolo. Fratelli d’Italia chiede ufficialmente il rinvio del dibattito parlamentare ai presidenti delle Camere. Poi l’appello alle altre forze politiche: ‘Tutto ciò è letteralmente inaudito. E mi auguro che gli altri partiti facciano sentire la loro voce. Anche l’indecenza ha un limite’.

Già nei giorni scorsi, la Meloni, illustrando le proposte di FdI su come utilizzare i soldi impiegati dall’Ue, aveva avvertito. ‘Niente scherzi. Non voglio neppure considerare la sola ipotesi che il Piano con i progetti da finanziare scavalchi le Camere’.

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