25 aprile, festa della Liberazione, vista tra Bartali e partigiani

L’anniversario della liberazione d’Italia, ricorrenza conosciuta anche come festa della Liberazione o semplicemente 25 aprile, è una festa nazionale della Repubblica Italiana che ricorre il 25 aprile di ogni anno e che celebra la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista dal regime fascista.

È un giorno fondamentale per la storia d’Italia  e assume un particolare significato politico e militare, in quanto simbolo della vittoriosa lotta di resistenza militare e politica attuata dalle forze armate,  principalmente britanniche ed americane,  dall’Esercito Cobelligerante Italiano ed anche dalle forze partigiane  durante la seconda guerra mondiale  a partire dall’8 settembre 1943.

Settantasei anni fa la seconda guerra mondiale si concludeva e con la ritrovata libertà si apriva un cammino di riscatto e la via della ricostruzione. Un appuntamento pagato con molte vite e tante sofferenze che, oggi, ci impone di non dimenticare le pagine più importanti della Guerra di Liberazione, la cui memoria è affidata per sempre al ricordo riconoscente verso i Caduti.

Tra essi ci sono numerosi sacerdoti insieme a persone umili e sconosciute che hanno consapevolmente rischiato la vita seguendo un innato sentimento di umanità e giustizia che coinvolse tutta la popolazione civile a cominciare dalle donne, molto spesso sole e coi mariti lontani, vere combattenti di quei giorni nel reagire alle privazioni, nella sopportazione della fame, opponendosi  alle catture e alle razzie.

Il giorno della Liberazione rappresenta doppiamente un simbolo di identità storica, nel rispetto della libertà di tutti e delle regole, nel rifiuto di ogni prevaricazione, nei valori della civile convivenza, nell’assunzione delle proprie responsabilità come contributo alla vita e alla crescita collettiva.

Quest’anno sarà  una Festa della Liberazione limitata dalle misure anti-Covid, ma non mancano le iniziative nel territorio, anche se gran parte delle celebrazioni verranno proposte attraverso il web.

Abbiamo sottolineato che la giornata della Liberazione riguarda il popolo italiano ed in modo significativo le forze partigiane. Quando scrivo il popolo italiano penso a persone civili che difendevano il valore della patria, il territorio e altro e non erano per questo ‘forze partigiane’. Un caso tra tanti che vale la pena di ricordare relativo alla   vicenda degli ebrei salvati da Gino Bartali durante la Seconda Guerra Mondiale.

Uomo caparbio dotato di una resistenza fuori dal comune, durante il secondo conflitto mondiale Bartali continua ad allenarsi ed a disputare le poche gare superstiti, trasportando nella canna della bicicletta le foto necessarie alla creazione di salvacondotti per gli ebrei perseguitati da quel regime fascista, ormai prossimo al collasso, che il corridore toscano non ha mai dimostrato di apprezzare.  Nel 2013 Bartali è stato insignito del titolo di Giusto tra le Nazioni proprio per i suoi gesti eroici in favore degli ebrei durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale. Bartali non era certo un partigiano visto che  esistono alcune testimonianze mai confermate di una sua adesione alla Repubblica Sociale Italiana.

Scrivo questo visto che, ancora oggi, esistono scelte discutibili e divisorie che  creano animosità tra realtà contrapposte.

Penso ad esempio al ‘Kit del piccolo partigiano’ utilizzato  per proseguire con l’indottrinamento dei più piccoli nelle scuole. L’idea è infelice oltre che propagandistica. Accade a  Usmate Velate, comune della provincia di Monza e della Brianza.  Scoppia una  bufera politica. Da una parte il Comune che ha promosso l’iniziativa in occasione delle celebrazioni del 25 aprile; dall’altra i rappresentanti di  Fratelli d’Italia e Lega che hanno apertamente contestato la scelta di inculcare un’idea divisiva e bellicosa a bambini dai 7 ai 12 anni.

Il Comune guidato da Lisa Mandelli, esponente di una lista civica sostenuta dal centrosinistra ha rilanciato l’idea della compagnia teatrale Piccoli Idilli di ideare un ‘kit del nuovo partigiano’. Nel sacchetto  che si ritira gratuitamente presso la biblioteca, ci sono il testo e lo spartito di Bella Ciao, la bandiera tricolore, una nota descrittiva sul 25 aprile e sulla Resistenza, e un ‘tesserino d(si apre in una nuova scheda)el nuovo partigiano’: sul quale si può incollare la foto del bambino con  l’indicazione del suo ‘nome di battaglia’. Si può scegliere tra i vari Folgore, Tigre, Noce, Luce, Settembre, Valaperta, Jazz, Colt, Mosca ed altri. Ci manca solo l’arruolamento e la follia è completa.

La retorica di guerra, la mentalità divisiva, proprio perché destinate ai più piccoli, trovano sulle barricate i consiglieri comunali di opposizione. Vanessa Amati  di FdI al Giornale ha dichiarato: ‘Si tratta di indottrinamento scolastico. La Resistenza viene già insegnata sui libri di scuola. Non c’è alcuna necessità di ricevere in dono un kit per giocare alla guerra contro un nemico che non esiste più’. E ha aggiunto: ‘Con il kit del nuovo partigiano si entra in una propaganda politica e guerrigliera da regime nordcoreano’.

Daniele Ripamonti (Lega) contesta la spettacolarizzazione della guerra: Non se ne sentiva il bisogno – dice al Giornale.it – Tutti gli anni sia maggioranza che opposizione hanno partecipato insieme alle celebrazioni in Piazza del Comune. In questo modo invece la ricorrenza rischia di essere strumentalizzata, per di più di fronte a bambini di 7 anni. Questi argomenti sono già studiati ampiamente sui libri di scuola. Temiamo che dietro quest’idea si nasconda un intento propagandistico.

Il Pd vuole portare Bella Ciao nei programmi delle scuole a decorrere dall’anno scolastico 2020/2021. L’idea come ricorda il Giornale non è nuova e risale  alla scorsa primavera. Quando l’Italia era piegata in due dal coronavirus  lo scorso 30 aprile un gruppo di parlamentare dem ha presentato a Montecitorio una proposta di legge per inserire nei programmi scolastici lo studio della canzone dei partigiani. L’obiettivo è semplice far riconoscere ufficialmente della canzone simbolo della lotta partigiana come canto ufficiale dello Stato italiano. Tra i firmatari della proposta ci sono Piero Fassino, Michele Anzaldi, Stefania Pezzopane, Patrizia Prestipino e Gian Mario Fragomeli

La proposta vuole il , ‘riconoscimento della canzone Bella Ciao quale espressione popolare dei valori fondanti della nascita de dello sviluppo della Repubblica’. Ora, come si legge su Il Tempo, la legge è stata appena licenziata dalla commissione per l’approdo in Aula. D’altronde, come si legge all’interno della proposta di legge, ‘Bella Ciao è un inno facilmente condivisibile e non è espressione di una singola parte politica, visto che che tutte le forze politiche possono ugualmente riconoscersi negli ideali universali ai quali si ispira la canzone’. All’articolo 1 si legge: ‘La Repubblica riconosce la canzone Bella Ciao quale espressione popolare dei propri valori fondanti della propria nascita e del proprio sviluppo. La canzone Bella Ciao è eseguita, dopo l’inno nazionale, in occasione delle cerimonie ufficiali per i festeggiamenti del 25 aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo’.

Come spiegato dal dem Fragomeli il progetto è chiaro. ‘Ho presentato una proposta di legge per il riconoscimento ufficiale della canzone Bella ciao e il suo insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado quale canto di rango istituzionale, da eseguirsi dopo l’inno nazionale in occasione dei festeggiamenti per la festa del 25 aprile, nella sua connotazione di espressione popolare dei più alti valori alla base della nascita della Repubblica Italiana’.  In praticafar cantare Bella Ciao con l’inno di Mameli.

Circa Redazione

Riprova

Silvio Berlusconi e reddito del quirinale…

Il Capo dello Stato  Sergio Mattarella torna a ribadire alla Sapienza  che presto sarà un …

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com