Governo lavora a manovra, Conte prepara discorso per le Camere

Il premier Conte prepara il discorso programmatico in vista del voto di fiducia di lunedì alla Camera e di martedì al Senato. Intanto si comincia a ragionare sulla manovra economica e si contano i dubbiosi per Palazzo Madama. L’ipotesi abolizione superticket e il pressing 5Stelle sulla revoca delle concessioni autostradali fra i nodi da sciogliere per il governo che si prepara alla manovra.

Conte nel pomeriggio ha avuto un colloquio telefonico con il presidente Usa Donald Trump. Lo ha reso noto la Casa Bianca sottolineando come i due leader abbiano fatto il punto sulle questioni bilaterali tra Stati Uniti e Italia.

E’ il primo contatto tra Trump e Conte dopo la nascita del governo giallo-rosso. Un portavoce del Dipartimento di Stato in una dichiarazione all’Ansa di mercoledì scorso aveva salutato il Conte bis sottolineando come gli Stati Uniti abbiano “fiducia nelle forti istituzioni democratiche dell’Italia” e siano pronti a proseguire “la stretta cooperazione con il nuovo governo” di Roma

Intanto il governo guarda anche a Bruxelles, dove oggi Paolo Gentiloni, candidato italiano per la Commissione Ue,ha avuto un faccia a faccia con la presidente eletta Ursula van der Leven. L’Italia ambisce agli Affari economici, anche se il Financial Times riferisce che Gentiloni sarebbe destinato a prendere il portafoglio della Concorrenza.

Il programma M5s-Pd non  indica alcuna copertura finanziaria, né per i 23 miliardi di euro necessari per sterilizzare l’aumento dell’Iva né per l’abbattimento del cuneo fiscale, né per le altre spese e investimenti di cui parla. Avanza però l’ipotesi che il governo con il neo ministro dell’Economia Roberto Gualtieri voglia chiedere a una Commissione europea più benevola del passato maggiori margini di deficit, ovvero  debiti per le future generazioni.

Bruxelles può anche dire sì a una maggiore flessibilità, per ragioni più “anti-salviniane” che economiche, ma non potrà certo autorizzare uno sforamento del 3% del rapporto deficit-Pil e con ogni probabilità nemmeno il raggiungimento di quella soglia. Non basterebbe nemmeno, peraltro: calcolando che il deficit tendenziale sarà già sopra il 2%, e che ogni punto di deficit vale all’incirca 17 miliardi, significa che nella “migliore” delle ipotesi il governo Conte-bis avrebbe un margine di 14/15 miliardi. È una cifra molto inferiore a quello che serve solo per l’Iva.

I Governi cambiano, i problemi in agenda restano, purtroppo, più o meno gli stessi. Volti diversi nello scacchiere del nuovo esecutivo targato Pd-M5s chiamati però ad affrontare le medesime sfide – centrali per la ripresa del nostro Paese – con le quali si sono cimentati, negli anni, i loro predecessori.

Per  la Legge di Bilancio  si parte da una base di circa 27 miliardi, tanti ne servono infatti per disinnescare le clausole Iva e finanziare le spese indifferibili, la cui asticella alla fine potrebbe attestarsi attorno ai 32-35 miliardi per effetto delle misure espansive in cantiere. Nei giorni scorsi, ad esempio, si è fatto un gran parlare del taglio del cuneo fiscale.

Aleggia anche la riforma dell’Irpef,  rispetto alla quale però si ragiona con più calma, ossia in uno spazio temporale a lungo raggio, che non si esaurisca necessariamente nella prossima manovra, la cui sfida da vincere a tutti i costi, come detto,  è prima di tutto lo stop all’aumento IVA.

I protagonisti del nuovo esecutivo dovranno necessariamente muoversi, da subito, con cautela tra gli spazi ristrettissimi del complicato quadro di finanza pubblica, anche se arrivasse – come si vocifera ormai da giorni – da Bruxelles l’ok a una significativa tranche di flessibilità anche grazie al tandem Roberto Gualtieri e Paolo Gentiloni, nei ruoli chiave, rispettivamente, dell’Economia e di commissario Ue in un portafoglio economico di peso.

La dinamica, però, resta sempre quella della coperta corta e il nodo quello delle risorse.  Per questo, l’obiettivo è avviare un’operazione incisiva di spending review, andando a vagliare in quali settori recuperare risorse e dove, invece, incrementare gli stanziamenti.  Interessanti novità sul fronte del gettito, sono attese anche dall’introduzione della fatturazione elettronica che sta già producendo risultati incoraggianti. In soccorso anche il capitolo delle dismissioni, sia immobiliari che di asset pubblici.

Tutto questo ragionamento è fatto al netto di una questione cruciale: aumentare ulteriormente il deficit pubblico è sbagliato e miope, per un Paese con un debito asfissiante e pericoloso. E questo non per le regole europee, ma per non sovraccaricare di ulteriori debiti e interessi i contribuenti italiani del futuro. Dunque, dove recuperare risorse? Quali spese possono essere ridimensionate? Si pensa forse di reperire fondi aumentando le entrate? Quando si parla di ridurre le “tax expenditures”, bisognerebbe usare meno latinorum e più chiarezza: ci stanno dicendo che dovremo rinunciare a detrazioni e deduzioni Irpef per evitare l’aumento dell’Iva. Sarebbe una intollerabile partita di giro, o meglio una presa in giro.

Con Più Europa crediamo invece che vadano abrogate e sostituite proprio quelle misure che più rappresentano una iniquità intergenerazionale.

Primo, va abolita Quota 100, che è una forma di pre-pensionamento a vantaggio di pochi lavoratori di oggi, a spese dei lavoratori più giovani, ma di cui tra qualche anno non potrà godere più nessuno.

Due, riteniamo che per il contrasto della povertà si debba tornare al vecchio reddito di inclusione,  magari da irrobustire, rinunciando agli eccessi iniqui e assistenzialisti del reddito di cittadinanza. Sarebbero altri miliardi risparmiati. In più, crediamo che si possano e debbano fare delle scelte esplicite per tagliare miliardi di euro di sussidi fiscali ingiustificati, anti-concorrenziali e dannosi per l’ambiente oggi concessi ad alcuni settori economici. Ma di questo, come di altro, non c’è purtroppo traccia nel programma del governo.

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