Arrivano le nuove regole per la scuola italiana

Dal palco di Fenix Giorgia Meloni sceglie la scuola per lanciare una nuova sfida del governo. Tetto per legge agli studenti stranieri nelle classi, italiano obbligatorio per i genitori nei casi di gravi difficoltà di inserimento dei figli e stop a burqa e hijab. A Roma, nel clima acceso della festa dei ragazzi di Gioventù nazionale, l’annuncio arriva con una parola d’ordine netta: integrazione sì, ma con regole precise.
«Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza. Non si può fare», scandisce la premier rivolgendosi ai giovani di Fenix. Il provvedimento sul numero massimo di studenti stranieri per classe, annuncia, sta per arrivare in Consiglio dei ministri.
Un limite esiste già sulla carta. Nel 2010, con Mariastella Gelmini all’Istruzione, una circolare fissò al 30% la soglia degli alunni con cittadinanza non italiana per classe. Deroghe e difficoltà organizzative ne hanno però frenato l’applicazione. Ora il governo punta a introdurre il tetto con una legge.

Gli studenti dovrebbero essere distribuiti innanzitutto tra le classi dello stesso istituto. Dove non fosse possibile, toccherebbe agli Uffici scolastici regionali individuare scuole vicine.
Sono 931mila gli studenti con background straniero

Secondo gli ultimi dati della Fondazione Ismu, relativi all’anno scolastico 2024/2025, gli studenti con background straniero sono 931.323, l’11,6% del totale. La quota raggiunge il 13,7% nella primaria, il 12,7% nell’infanzia, il 12,6% alle medie e il 9% alle superiori.

Circa due su tre sono nati in Italia. La distribuzione è fortemente disomogenea: il 65% degli studenti non italiani frequenta le scuole del Nord e circa un quarto si trova in Lombardia.
Il nuovo sistema dovrà inoltre fare i conti con gli studenti provenienti dai Paesi dell’Unione europea e con i ragazzi di origine extra-Ue nati e cresciuti in Italia che già padroneggiano la lingua.
Italiano obbligatorio anche per i genitori
Meloni annuncia anche l’obbligo di imparare l’italiano per i genitori degli studenti stranieri con gravi problemi di inserimento scolastico.
La conoscenza della lingua diventa così uno dei cardini dell’intervento, insieme alla distribuzione degli alunni tra gli istituti.

Stop a burqa e hijab a scuola
Nel pacchetto annunciato dalla premier entra anche il divieto di burqa e hijab a scuola.
Ma a Fenix il discorso va oltre le nuove norme. Davanti a una platea di giovanissimi, Meloni insiste sulla scuola come luogo di formazione, responsabilità e merito. «Una scuola di tutti e per tutti non deve dare la sufficienza a tutti perché quello non è uguaglianza, è livellamento», afferma.

Concordi con qualche distinguo i presidi italiani. Antonello Giannelli, presidente dell’Anp, giudica il tetto «in termini didattici» fondato e condivisibile, ma mette sul tavolo il problema che aveva già frenato la circolare del 2010: le scuole, soprattutto infanzia e primaria, devono accogliere i bambini del quartiere.

«Se in quella zona è maggioritaria la presenza di stranieri, che facciamo? Li mandiamo via?». Per Giannelli la questione non si risolve dunque soltanto dentro le aule: pesa anche la concentrazione delle famiglie straniere in alcuni quartieri. «Se ci sarà una legge vedremo come fare».
Sul velo islamico il presidente dell’Anp è altrettanto netto: «Personalmente ritengo che in classe non debbano esserci segni distintivi, e che la persona comunque debba essere riconoscibile. In Francia è già così».

E sull’italiano obbligatorio per i genitori riporta il confronto sul terreno più concreto: «La scuola è in grado di organizzarsi, ma come sempre servono risorse». La legge può dunque cambiare le regole. Poi toccherà alle scuole farle funzionare.

La Russa: «È buonsenso, nessuna discriminazione»
A ‘Ping Pong’ su Rai Radio1 parlando del nuovo provvedimento annunciato dalla premier il presidente del Senato aggiunge. “La tesi che Giorgia ha sviluppato non è nuova per noi, fa parte del pensiero FdI – spiega -: cioé non discriminare in alcun modo dei ragazzini, anche quelli che non sanno una parola di italiano; ma allo stesso tempo garantire agli italiani e anche ai bambini di origine straniera -che però sono ormai perfettamente inseriti e parlano italiano come gli altri- una adeguata possibilità di apprendere, studiare e crescere. Non ci trovo niente di strano, se non la demagogia della sinistra che è pronta a scattare in ogni occasione. È buonsenso, e come tutte le cose di buon senso non possono essere mistificate”.

Il cardinale Matteo Zuppi boccia la stretta sugli studenti stranieri a scuola lanciata da Giorgia Meloni. Il presidente della Conferenza episcopale italiana è intervenuto indirettamente nel dibattito sulla proposta di legge annunciata dalla presidente del consiglio per mettere un tetto al numero di alunni non italiani e il divieto di burqa e niqab in classe. “Auguriamo alle nostre scuole di essere comunità capaci di generare fiducia, passione e responsabilità, luoghi in cui nessuno si senta escluso” ha affermato chiaramente il numero uno della Cei.

Aprendo i lavori dell’organo intermedio dei porporati a Roma, il presidente della Cei ha affrontato il tema della scuola in occasione del ritorno in classe, ma anche alla luce degli episodi di accoltellamento dei docenti da parte degli studenti all’interno degli istituti, come la più recente aggressione alla professoressa Isabella Marsilio nel quartiere Centocelle della Capitale.

In un passaggio del suo discorso, il cardinale Zuppi ha tenuto a precisare che ”la questione educativa non è un tema tra gli altri, né si riduce a programmi e metodologie. Tocca il cuore della nostra convivenza”, sottolineando inoltre che “i recenti episodi di violenza ci interrogano profondamente e devono spingerci a una presenza rinnovata nel mondo educativo”.

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