Il percorso avviato dall’AGESCI nel 2022, fatto di ascolto, confronto e riflessione, trova oggi una sintesi significativa nel documento “Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo”, approvato con la mozione 54 dal Consiglio generale 2026 “Vie di fraternità”.
Una volta gli scout imparavano a orientarsi con la bussola, a montare una tenda sotto la pioggia e ad accendere un fuoco senza fiammiferi. Oggi, a quanto pare, una delle nuove sfide è orientarsi nell’universo gender, tra identità di genere e orientamento sessuale.
Scout cattolici, polemiche sulle direttive Agesci
L’Agesci, la più grande associazione scout cattolica italiana con oltre 183 mila iscritti, ha approvato un documento dedicato all’«identità di genere e orientamento sessuale e affettivo», presentandolo come uno strumento per favorire l’inclusione e costruire ambienti educativi sempre più accoglienti.
Una scelta che ha inevitabilmente acceso il dibattito nel mondo cattolico. Perché se nessuno mette in discussione il rispetto dovuto a ogni persona, più di qualcuno si domanda come si sia passati dal manuale di Baden-Powell ai seminari sulle nuove categorie identitarie.
Robert Baden-Powell, è stato un generale, educatore e scrittore britannico, noto soprattutto per essere stato il fondatore, nel 1907, del movimento mondiale dello scautismo e subito dopo di quello del guidismo.
I 4 punti fondamentali del metodo educativo di Baden-Powell sono i pilastri su cui si basa la formazione di ogni scout. Essi consistono in:
Formazione del carattere: sviluppare l’autodisciplina, l’onore, l’autonomia e la capacità di vivere felicemente.
Salute e forza fisica: imparare a conoscere e rispettare il proprio corpo come dono, curando il benessere e uno stile di vita sano.
Abilità manuale: stimolare la creatività, la manualità pratica e l’autosufficienza attraverso l’ingegno.
Servizio al prossimo: mettere in pratica l’altruismo, aiutando gli altri e agendo come cittadini attivi.
Questi princìpi sono descritti approfonditamente nei testi ufficiali del movimento; si possono trovare ulteriori dettagli sullo sviluppo di ciascun pilastro consultando le dispense dedicate al Metodo Scout o gli approfondimenti sull’educazione dei giovani proposti da AGESCI.
Dalle escursioni alle sfilate al Gay Pride?
A difendere la svolta sono i vertici dell’associazione. La presidente Giorgia Caleari e il capo scout nazionale Bruno Guerrasio, intervistati da Avvenire, spiegano che «la bussola è la persona» e che l’obiettivo non è fare teologia ma ascoltare la realtà. Tradotto: meno definizioni astratte e più attenzione alle situazioni concrete.
Una posizione che, sulla carta, appare difficilmente contestabile. Chi potrebbe essere contrario all’ascolto, all’accoglienza e all’attenzione educativa? Il problema nasce quando si prova a capire dove finisca l’accoglienza e dove inizi invece l’adozione di un preciso linguaggio culturale.
Per anni il mondo cattolico ha sostenuto che la persona va rispettata indipendentemente dalle sue condizioni o dalle sue scelte. Oggi però sembra che non basti più accogliere le persone: occorre anche recepire l’intero vocabolario che accompagna le nuove teorie sull’identità. E qui il dibattito si fa inevitabilmente più acceso.
La difesa dei vertici Agesci nell’intervista ad Avvenire
Nell’intervista i vertici Agesci assicurano che l’orientamento sessuale non diventerà un criterio per selezionare i capi scout. Una precisazione che molti hanno accolto con sollievo. Ci mancherebbe altro: dopo i brevetti di pionieristica e le specialità di pronto soccorso sarebbe stato difficile immaginare anche un esame di autocertificazione identitaria.
L’associazione rivendica un lungo percorso di ascolto iniziato anni fa e culminato nel documento approvato dal Consiglio generale. Ma è proprio questo il punto che lascia perplessi molti osservatori: possibile che tra le grandi emergenze educative che riguardano gli adolescenti italiani – dalla crisi demografica alla dispersione scolastica, dall’uso compulsivo dei social al disagio psicologico – il tema dell’identità di genere sia diventato così centrale da meritare un documento specifico?
Evoluzione pedagogica o moda ideologica?
La sensazione di una parte del mondo cattolico è che anche lo scoutismo stia seguendo una tendenza ormai diffusissima: rincorrere le parole d’ordine del dibattito culturale contemporaneo per dimostrare di essere al passo con i tempi. Il rischio, secondo i critici, è che nel tentativo di apparire inclusivi si finisca per smarrire proprio quella chiarezza educativa che per decenni ha rappresentato uno dei punti di forza dell’associazione.
Momenti di tensione al Gay Pride di Bologna, dove alcuni israeliani sarebbero stati spintonati e aggrediti verbalmente. Secondo quanto riferito da alcuni testimoni a Canale 12, riporta The Times of Israel, un gruppo di israeliani sarebbe stato spintonato e aggredito verbalmente da alcuni partecipanti alla parata. Il gruppo sventolava una versione arcobaleno della bandiera israeliana, cosa che ha suscitato la reazione di altri manifestanti. A quanto raccontato dai testimoni, una donna incinta tra gli israeliani sarebbe stata spinta violentemente.
Gay Pride Bologna, la denuncia degli attivisti israeliani
“Ci hanno urlato contro che eravamo degli assassini, tutti i bambini presenti erano spaventati”, ha dichiarato un israeliano. “Ero lì con mia moglie, mio figlio e un’altra famiglia con i passeggini, e abbiamo filmato le loro urla”. Un altro ha aggiunto: “Eravamo con dei bambini, famiglie orgogliose venute a sfilare in un evento nato per promuovere i nostri diritti, e siamo stati attaccati perché siamo ebrei”.
L’organizzazione italo-iraniana “Woman, Life Freedom” ha condannato l’attacco, affermando che israeliani e iraniani stavano marciando insieme per una causa giusta.
Immediata la reazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che parla di “forte preoccupazione e profonda contrarietà”. Per l’Ucei, la scelta rischia di trasformarsi in “un test ideologico” incompatibile con “i principi di pluralismo, inclusione e libertà di espressione che costituiscono il fondamento stesso delle manifestazioni Pride”. “I Pride sono nati per includere non per escludere”, sottolinea. Critiche arrivano anche dal mondo politico. Ivan Scalfarotto (Iv) definisce la decisione “assurda”, mentre Daniele Nahum (Azione) parla di “liste di proscrizione”. E da Emanuele Fiano, presidente di Sinistra per Israele, che auspica “un ripensamento” da parte degli organizzatori.
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