Stasi, il Tribunale di sorveglianza dà il via libera all’affidamento ai servizi sociali

Alberto Stasi, condannato per l’omicidio di Chiara Poggi nel delitto di Garlasco, uscirà dalla cella in cui sta scontando 16 anni di reclusione. A deciderlo è stato il Tribunale di Sorveglianza di Milano, che ha accolto la richiesta di affidamento in prova dei suoi legali. L’ordinanza è stata depositata. Venerdì, la procura generale aveva espresso parere positivo per la buona condotta e le relazioni sul detenuto di Bollate. L’affidamento in prova è l’ultimo passo prima della libertà per Stasi, che ha trascorso oltre dieci anni dietro le sbarre per il delitto di Garlasco. Nel frattempo, si attende che la difesa depositi la richiesta di revisione.
Quella concessa oggi a Stasi è una misura che non ha niente a che vedere con l’eventuale revisione o con i provvedimenti di sospensione dell’esecuzione della pena, che potrebbero essere applicati per le nuove indagini sul caso Garlasco. Siamo quindi davanti a un istituto previsto per tutti i detenuti a cui rimanga da scontare una condanna inferiore ai quattro anni.
L’istanza per Stasi è stata presentata dai suoi avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis al Tribunale di Sorveglianza, che già nel 2023 aveva concesso la possibilità del lavoro esterno e nell’aprile dell’anno scorso la semilibertà, ovvero la possibilità di rientrare nel penitenziario solamente per dormire. Durante l’udienza, il giudice Marcello Bortolato ha chiesto a Stasi alcune informazioni legate alla sua vita in carcere, al lavoro esterno, ai comportamenti dietro le sbarre e dopo l’ottenuta semilibertà nell’aprile 2025. Il botta e risposta è stato sereno, con il detenuto che ha fornito delucidazioni alle domande, prima che a prendere la parola fosse la sostituta procuratrice generale Valeria Marino che ha espresso «parere positivo».

Come ha spiegato la pg, ci sono diversi motivi che hanno dato vita alla possibilità della scarcerazione. Tra questi figurano «la buona condotta, le relazioni positive del carcere» e in particolare dell’area educativa, «il comportamento tenuto dal condannato» dopo la discussa intervista televisiva a Le Iene del marzo 2025 realizzata poco prima di ottenere la semilibertà e «la sua presenza davanti al Tribunale di Sorveglianza».

Da tre anni Stasi lavora come contabile in uno studio del centro di Milano, portando avanti un percorso senza macchie né infrazioni. Per la legge lui rimane il colpevole del delitto e sarà così fino all’intervento di un giudizio di revisione. Di quest’ultimo se ne discuterà dopo l’estate, visto che la procuratrice Nanni, nel frattempo, è impegnata ad analizzare le carte inviate dai magistrati pavesi. Per l’ex studente della Bocconi sarebbe quindi il primo passo verso il futuro, certamente lontano da Garlasco, come ha già preventivato. L’ok appena ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza di Milano è un diritto che spetta ai detenuti che hanno un residuo di pena inferiore ai quattro anni e che viene stabilito non solo per semplici calcoli matematici – la decorrenza della pena è fissata al 31 ottobre 2029, ma per alcuni benefici potrà arrivare già nel 2028 -. Ma anche in base al comportamento del condannato.

Per Stasi il parere positivo è legato alla buona condotta, alle relazioni positive del carcere, all’aver accettato la condanna (anche continuando a dirsi innocente); al risarcimento che paga alla famiglia della vittima, all’assenza di interviste alla stampa. Prima di questo ultimo passaggio, per Alberto Stasi c’è stato il lavoro esterno. Ottenuto con un’ordinanza del 24 gennaio 2023: i permessi premio a casa degli zii dal maggio 2024; quindi la semilibertà raggiunta l’11 aprile 2025 e richiesta quando erano già stati espiati i due terzi della pena.
L’affidamento in prova si inserisce dunque in un percorso ‘naturale’ dei detenuti: una progressione verso il reinserimento nella società. Studio e lavoro hanno dettato per oltre dieci anni il ritmo di vita del quarantaduenne, Che ha prima aderito ad associazioni di volontariato. Successivamente ha conquistato un contratto esterno come contabile e amministrativo in una società di gestioni finanziarie a Milano, dove ha già preso casa. L’affidamento in prova ai servizi sociali è una misura alternativa alla detenzione che punta a favorire il reinserimento sociale e che consente al condannato, a determinate condizioni, di espiare la condanna fuori dalla cella.

Stasi, come ogni altro detenuto, deve rispettare alcune restrizioni, e deve mostrare impegno in un’attività lavorativa, formativa o di volontariato. Se il condannato rispetta tutte le prescrizioni, arrivato al termine del periodo di affidamento, la pena si considera estinta e solo allora torna un uomo libero. Se invece non le rispetta, il magistrato di sorveglianza può decidere di revocare l’affidamento in prova e per il condannato si potrebbero riaprire le porte del carcere.

L’avvocato De Rensis: ” Non potrei dire cosa prova”
Alberto Stasi “è uscito nella tarda mattinata” dal carcere di Bollate. La conferma che dopo oltre dieci anni dietro le sbarre, potrebbe non fare più rientro a Bollate arriva dall’avvocato Antonio De Rensis che insieme alla collega Giada Bocellari difende Stasi. Incalzato dalle domande dei cronisti sullo stato d’animo del suo assistito, l’avvocato resta vago e preferisce non commentare. “Sapete com’è riservato. Questo riguarda la sua sfera intima, non potrei trasferire esattamente quello che prova”. Il quarantaduenne ha lasciato il carcere di Bollate da un ingresso secondario tra le 10 e le 11 di questa mattina, ha così eluso giornalisti e troupe televisive che per ore hanno atteso davanti all’ingresso principale dell’istituto penitenziario.

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