Santa Cecilia inaugura la stagione, Wagner e il suo Siegfried senza paura

Daniel Harding alla guida dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia nella recita conclusiva dell’opera che ha inaugurato la stagione, tra raffinatezza musicale, un cast di grande tenuta vocale e una lettura scenica non sempre convincente.
Il 27 ottobre, ultima delle tre recite in programma, il secondo capitolo del Ring wagneriano ha confermato la qualità dell’Orchestra e la solidità degli interpreti, con il Siegfried di Clay Hilley protagonista di una prova di notevole resistenza.

Con Siegfried, seconda giornata del Ring di Richard Wagner, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha inaugurato la stagione 2026/2027. La recita del 27 ottobre, ultima delle tre in programma, ha proseguito il monumentale progetto dedicato alla Tetralogia, che accompagnerà il pubblico fino al 2028. Un’impresa musicale di particolare rilievo, anche alla luce della storia dell’istituzione, l’ultima esecuzione integrale del ciclo risale infatti al periodo 1988-1991, quando Giuseppe Sinopoli ne diresse una versione in forma di concerto. Proprio a Sinopoli, a venticinque anni dalla scomparsa, è dedicata una mostra fotografica e documentaria allestita nel foyer della Sala Santa Cecilia, un’occasione per ripercorrere il legame tra il direttore e l’Orchestra.

Sul podio, Daniel Harding ha guidato l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia con autorevolezza, lucidità e grande attenzione alla costruzione della partitura. La lettura ha restituito con chiarezza la complessità della scrittura wagneriana, lasciando emergere la trama dei leitmotiv e accompagnando con sensibilità il succedersi dei diversi momenti drammaturgici. L’orchestra si è distinta per una sonorità brillante e smagliante, per la ricchezza degli impasti e la cura delle dinamiche, senza perdere mai il controllo dell’architettura complessiva. Harding ha saputo governare una materia musicale imponente, mantenendo un equilibrio efficace tra tensione narrativa e raffinatezza timbrica.


Tra il primo e il secondo atto, un episodio inatteso ha regalato al pubblico una parentesi di spontanea comicità. Salito sul podio, Harding ha consultato lo spartito che vi era stato lasciato, poi lo ha chiuso e lo ha mostrato alla sala, comunicando con disarmante naturalezza che quella era Valchiria. La battuta ha suscitato risate e applausi, non si trattava di un siparietto preparato, ma di un autentico errore, risolto con l’arrivo della partitura corretta e il ritorno del direttore al suo posto.

La prova del cast ha confermato un livello complessivamente molto alto. Un aspetto tutt’altro che secondario in allestimento come questo, dove l’orchestra occupa il palcoscenico e i cantanti si esibiscono alle sue spalle, su una scena rialzata. Una disposizione che impone agli interpreti un impegno particolare sul piano della proiezione e della tenuta, soprattutto in un’opera di tale durata e complessità, nella quale la voce deve riuscire a emergere costantemente sopra una compagine orchestrale di grande consistenza.

Clay Hilley ha affrontato il ruolo del protagonista con notevole sicurezza, mantenendo per tutta la serata la luminosità dello smalto vocale, una proiezione salda e una tecnica capace di sostenere la lunga e impegnativa scrittura di Siegfried. La sua è stata una prova di grande resistenza, nella quale la qualità del suono non ha mostrato cedimenti, conservando brillantezza e solidità fino al termine del percorso.


Di particolare rilievo Michael Volle, impegnato nel doppio ruolo del Viandante e di Wotan. La sua interpretazione ha trovato proprio nella dimensione vocale uno dei suoi punti di forza, il ruolo di Wotan, in particolare, è risultato particolarmente ben sostenuto, con una resa che ha saputo conferire al personaggio il necessario spessore e autorevolezza. Accanto a lui, Wolfgang Koch ha dato volto e voce ad Alberich, mentre Falk Struckmann ha interpretato Fafner, contribuendo alla solidità di un insieme di interpreti di grande esperienza.

Wolfgang Ablinger-Sperrhacke ha restituito un Mime ben caratterizzato, coerente nella definizione del personaggio e nella presenza scenica, senza perdere di vista le esigenze della scrittura vocale. Anna Kissjudit ha convinto nel ruolo di Erda, offrendo una prova di particolare efficacia con il suo bel timbro brunito. Molto apprezzata anche Elisabet Strid come Brünnhilde, protagonista del risveglio conclusivo, la sua interpretazione ha accompagnato con notevole intensità il passaggio dalla sospensione iniziale all’incontro con Siegfried. L’Uccello della foresta di Lysa Menu ha completato il quadro dei personaggi con agile sonorità.

Nel complesso, un cast omogeneo e di alto profilo, capace di affrontare le difficoltà della partitura senza che la durata e l’impegno richiesto dai rispettivi ruoli compromettessero la qualità dell’esecuzione.


La regia di Vincent Huguet colloca le diverse giornate del Ring in altrettanti periodi della storia di Roma. Per Siegfried il riferimento è al Rinascimento, in una città in cui il Vaticano si è affermato come centro del potere e le rovine dell’antichità raccontano un mondo ormai scomparso, ma ancora presente nell’immaginario. L’impianto scenografico di Pierre Yovanovitch si sviluppa attraverso una struttura architettonica pressoché stabile, fatta di scale, piani e passaggi, che si trasforma con l’aggiunta di elementi specifici nei diversi atti. Una scelta monumentale, che accompagna il percorso del protagonista dalla dimensione istintiva e primitiva alla scoperta dell’amore e della vulnerabilità.

La lettura visiva è costruita anche attraverso una serie di rimandi alla tradizione figurativa e religiosa. Fafner richiama l’iconografia di San Giorgio che uccide il drago, mentre l’Uccello della foresta assume le sembianze dell’angelo dell’Annunciazione di Beato Angelico: abito rosa corallo e ali multicolori, quasi un arcobaleno, ne rendono immediatamente riconoscibile la matrice. Brünnhilde, nel suo risveglio, evoca invece l’immaginario della Santa Teresa berniniana. Sono riferimenti coerenti con il disegno dichiarato dal regista, ma non sempre pienamente integrati nello sviluppo dell’azione. In alcuni momenti le immagini sembrano procedere parallelamente al dramma, risultando più suggestive sul piano iconografico che necessarie sul piano teatrale. Una lettura che offre spunti interessanti, ma che non sempre riesce a tradurre i propri simboli in un racconto scenico altrettanto coinvolgente.


La lunga serata ha trovato un pubblico partecipe, rimasto in sala fino alla conclusione di un’opera che supera le quattro ore. Un’attenzione che ha accompagnato una prova musicale di notevole impegno e che ha confermato il valore di un progetto ambizioso per l’Accademia di Santa Cecilia.

La recita del 27 ottobre ha avuto anche un significato particolare per l’Orchestra: è stata l’ultima per Carlo Maria Parazzoli nel ruolo di primo violino. Entrato nell’organico nel 1999 e nominato Accademico Effettivo nel 2013, Parazzoli ha attraversato ventisette anni di attività e migliaia di concerti, contribuendo alla crescita e al prestigio internazionale dell’istituzione. Un saluto che ha aggiunto alla serata un’ulteriore nota di emozione.

Al termine, a rimanere soprattutto è la forza della partitura restituita da Harding e dalla sua Orchestra, insieme alla qualità di un cast capace di sostenere con solidità una delle prove più impegnative del teatro wagneriano. Se la componente visiva non sempre ha trovato una piena corrispondenza con la tensione drammatica, la dimensione musicale ha saputo imporsi con chiarezza, lasciando al pubblico il senso di un’esperienza di grande spessore.


Inaugurazione Stagione 2026/2027

Richard Wagner
Siegfried
Seconda giornata della sagra scenica
Der Ring des Nibelungen, in tre atti
Musica e libretto di Richard Wagner
in forma scenica – nuovo allestimento

Orchestra
dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

direttore Daniel Harding
regia Vincent Huguet
impianto scenico Pierre Yovanovitch
costumi Edoardo Russo
light designer Christophe Forey
direttore allestimenti scenici Michele Olcese

in collaborazione con

Siegfried (tenore) Clay Hilley
Mime (tenore) Wolfgang Ablinger-Sperrhacke
Il viandante / Wotan (basso-baritono) Michael Volle
Alberich (basso-baritono) Wolfgang Koch
Fafner (basso) Falk Struckmann
Erda (contralto) Anna Kissjudit
Brünnhilde (soprano) Elisabet Strid
Voce dell’uccello della foresta (soprano) Lysa Menu

foto  ANSC©MUSA

Loredana Margheriti

Circa Loredana Margheriti

Ha un formazione umanistica che affonda le radici nella ricerca documentale. La passione per la musica, in particolare per il canto lirico, accompagna da sempre il suo percorso, ha intrapreso infatti in giovane età lo studio del canto. "Scrivere di arte e spettacolo è per me un modo per restituire emozioni, condividere visioni e dare voce a ciò che l’esperienza estetica accende dentro di noi." Mossa da passione quindi, ed accompagnata da infinita curiosità, collabora con diverse testate digitali, occupandosi soprattutto di recensioni musicali e operistiche, ma racconta spesso anche di eventi culturali, teatrali e d’arte. Attualmente lavora nel restauro di beni culturali monumentali, un’attività che le permette di rimanere in costante dialogo con la bellezza, anche nella sua forma materica.

Riprova

Anci Sicilia e la rete di musei siciliani

Catania – Quale futuro per i musei siciliani? Come renderli più accessibili, attrattivi e capaci …

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com