Individuato l’organizzatore del “Movimento 17 ottobre”, è il giornalista Youssef Siher rintracciato a Milano

Un trentenne di seconda generazione di origini marocchine, attivo nei movimenti pro-Pal, altamente istruito e giornalista freelance con all’attivo anche collaborazioni con una testata nazionale. È l’identikit del giovane individuato come presunta mente del Movimento 17 ottobre e per questo portato in Questura a Milano per essere interrogato: secondo le ipotesi investigative, sarebbe stato lui a creare la chat che ha dato avvio al movimento. È stato il Tg1 a rivelare il colpo messo a segno dal sistema di prevenzione in vista delle manifestazioni di oggi. L’uomo sarebbe indagato per istigazione a delinquere.
Un profilo che contrasta con la narrazione degli esclusi
Secondo quanto riferito il trentenne avrebbe un curriculum scolastico di alto livello, con studi di geopolitica e un dottorato di ricerca e la testata con cui ha collaborato sarebbe Il Fatto Quotidiano. Numerose testate riferiscono che si tratterebbe di Youssef Siher, indicato come ricercatore presso l’Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa dell’Ispi. Un profilo assai distante dalla narrazione delle proteste frutto dell’esplosione di una rabbia generata dall’esclusione e dalla marginalità.
La perquisizione e l’interrogatorio in Questura
L’uomo, ha chiarito Stefano Fumagalli del Tg1 che ha dato la notizia, è “formalmente residente a Brescia”, ma è stato individuato alla periferia di Milano, nell’appartamento di un’amica che è stato sottoposto a perquisizione. In mattinata inoltre gli agenti della Digos di Brescia hanno perquisito un’abitazione tra Mazzano e Gavardo, dove vive la sua famiglia.
Cos’è il “Movimento 17 ottobre” e come è nato
Il “Movimento 17 ottobre” è nato con la manifestazione avvenuta nella data omonima in tutta Italia contro il carovita promossa dalla rete “Italia in piazza”. Si organizza tramite pagine Instagram e gruppi Telegram o WhatsApp.
Il “Movimento” invita i cittadini e gli studenti a manifestare tutti i sabato nelle piazze italiane. Sulle proprie piattaforme social e nei canali criptati, gli amministratori rigettano ogni responsabilità relativa alle devastazioni dello scorso weekend.
“I violenti siete voi che ci avete negato il futuro, ora quel futuro ce lo prendiamo”, affermano dal “Movimento”. E ancora: “Rigettiamo tutte le accuse al mittente. Violento è questo sistema che ci uccide”.
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Sulla pagina Instagram della neonata compagine appare la seguente descrizione: “Siamo quelli delle piazze. Quelli che vedono l’unica violenza nel manganello degli sbirri“. Il profilo invita a unirsi a un gruppo Telegram, dove si coordinano gli organizzatori.
Uno dei post pubblicati online è un filmato che mostra alcuni giovani, che hanno saccheggiato i negozi del centro di Milano, regalare il bottino a un clochard. Il video è corredato dal commento: “Esproprio proletario a Milano”

Nelle chat interne circola la “guida tascabile non esaustiva alle manifestazioni di piazza (per principianti)”, dal titolo “Safer in the Street“. Si tratta di un documento pensato per offrire “consigli pratici e informazioni utili su repressione e reazione collettiva”
In particolare, è stato stilato per coloro che prendono parte a una manifestazione per la prima volta. Ai partecipanti viene suggerito di stampare la guida e di condividerla durante le rivolte.
Di seguito alcuni consigli contenuti in “Safer in the Street”:
evitare di arrivare o lasciare il corteo “in tenuta”, perché fuori dagli spazi sicuri non si sa chi si ha intorno;
arrivare in anticipo ed evitare le stazioni e le uscite autostradali più vicine ai punti d’incontro, che la polizia spesso monitora per identificare o perquisire;
non dissociarsi da chi agisce diversamente, perché farlo, soprattutto in pubblico, “aiuta solamente la repressione”.
Gli organizzatori hanno inoltre pubblicato su Telegram un vademecum di “regole di sicurezza” per difendersi da quella che definiscono la “repressione” dello Stato. Ecco alcuni punti chiave:
niente foto profilo con volti riconoscibili, soprattutto se minorenni;
divieto di condividere nomi reali, dati personali, documenti o numeri di telefono;
evitare discussioni su azioni illegali e diffondere date, luoghi e orari solo in un canale dedicato;
proteggere il cellulare con PIN lunghi, preferendoli a impronta digitale e riconoscimento facciale.
Per Telegram si consiglia di rendere invisibile il numero, usare un nome utente diverso da quello reale, attivare la verifica in due passaggi con e-mail di recupero, disattivare la sincronizzazione dei contatti ed eliminare quelli già sincronizzati, controllare i dispositivi collegati e chiudere le sessioni sconosciute.
Si raccomanda anche di bloccare l’app con un codice, disattivare le anteprime delle notifiche e la posizione in tempo reale, e spegnere la funzione “Persone vicine”.

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