Un governo nato in fretta ma partito piano

Il governo Pd-5 Stelle è nato in fretta sotto il sol leone del mese di agosto, ma è partito piano. Discussioni su ogni tema, anche su quelli più trascurabili. In questi giorni è stato letteralmente investito da una non chiara storia di spionaggio, che vedrebbe coinvolti il Premier, Renzi e i soliti servizi segreti. Addirittura intenti ad ostacolare o a favorire la presidenza Trump. Ma quello che dovrebbe interessare, in questo momento al Governo, è il varo di una manovra economica ambiziosa e coraggiosa, che dia fiato alla nostra economia e faccia uscire definitivamente il Paese dalla palude della crisi. Il Pd gioca un ruolo essenziale ed è quello che si chiama ‘un partito di sistema’. Un partito che al momento giusto sa assumersi le responsabilità verso i cittadini e si mette alla guida del Paese. Anche in questa circostanza, il Pd si è proposto come partito di sistema. Dal punto di vista dei suoi dirigenti, poco importa, se supera il 20% o va al di sotto, l’essenziale che il partito sia considerato affidabile dagli organismi europei, dalla Merkel e da Macron. Ma a nostro avviso non basta. Questo modo di guardare al futuro è monco di un’ idea nuova di Paese. Non ci si può accontentare di un pil a crescita zero o guardare impotenti all’emigrazione di tanti suoi giovani verso altri Paesi. Occorre un progetto condiviso per costruire l’Italia dei prossimi 5 anni. Occorrono idee nuove sull’economia , sul lavoro, occorre saper interpretare le istanze di autonomia che vengono da molte regioni del Nord, dare uno nuovo slancio alla scuola per formare la nuova classe dirigente del domani. Solo così il governo potrà dare stabilità a se stesso e al Paese e respingere gli attacchi di un Salvini, che per quanto appaia ancora stordito per non essere riuscito nell’intento di andare alle urne, sta ancora lì con sondaggi che lo vedono con la sua Lega il primo partito. I 5 Stelle sono ormai un Movimento dilaniato all’interno da una sorta di guerra intestina e non bastano i ‘vaffa’ di Grillo o i rimproveri di Casaleggio a far ritornare la serenità. Non si capisce se comanda Conte o Di Maio, Grillo o Casaleggio, se le richieste di Fico saranno o meno accolte. Se andare alle elezioni regionali umbre, con il Pd, sia un esperimento per un’eventuale alleanza politica per il futuro, o piuttosto sia un modo per non naufragare definitivamente. In ultima analisi i seguaci di Grillo non riescono a tutt’oggi a dare un contenuto concreto alla svolta politica e per certi versi culturale, con cui in poche ore, ad agosto, ruppero il contratto con Salvini e si consegnarono, disperati, nelle mani di Renzi e Zingaretti. E a proposito di Renzi lo attende tra una settimana il raduno annuale della Leopolda, che quest’anno torna ad essere al centro dell’attenzione dei media e di tutta la politica. L’ex Premier cercherà di rubare la scena a tutti i costi e di far pesare sempre di più il suo apporto al Conte 2, di condizionarne le scelte oltre che lanciare la sua nuova creatura, ‘Italia Viva’. Ma serve ben altro per scuotere il Paese dalla crescita zero. Conte e i suoi Ministri non possono far finta di non ascoltare gli industriali e soprattutto quelli del Nord che rappresentano la vera forza economica del Paese. Chiedono ormai all’unisono , la diminuzione della pressione fiscale sugli aumenti dei salari, più incentivi e meno burocrazia per incentivare gli investimenti. Quando si parla di incentivi, non vuol dire che si sottovaluta il peso schiacciante del debito pubblico, ma con il calo dei tassi e la crescita del debito in quasi tutti gli altri Paesi europei, la nostra priorità dovrebbe essere il lavoro che porta con sé la crescita. Gli italiani meritano una vera classe dirigente e serve a ben poco ridurre il numero dei Parlamentari.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com