La gip Tiziana Landoni all'arrivo al carcere milanese di San Vittore per l'interrogatorio di Youssef Siher, Milano, 27 ottobre 2026. Il ricercatore 30enne fermato il 24 ottobre è accusato d'istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, perché ritenuto l'amministratore dei canali social del "Movimento 17 ottobre", da lui creato subito dopo la guerriglia urbana in pieno centro a Milano.ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Tiziana Landoni, gip che non ha convalidato l’arresto di Siher

Tiziana Landoni è la gip che non ha convalidato l’arresto di Siher. Il suo nome si ritrova ora al centro di una polemica per via della firma all’iniziativa pubblicata da Giustizia Insieme per Gaza. La giudice, oltre a negare la convalida del fermo, ha respinto anche la richiesta di applicazione di una misura cautelare avanzata dalla procura, ritenendo insussistenti gli indizi di colpevolezza per adottarla.

È diventata suo malgrado protagonista di una polemica Tiziana Landoni, gip del Tribunale di Milano, che ha respinto la convalida del fermo e la richiesta di misura cautelare avanzata dalla procura contro Youssef Siher.

Cercando il suo nome, infatti, è emerso che la giudice è nell’elenco dei sottoscrittori dell’appello dei giuristi per Gaza pubblicato dalla rivista Giustizia Insieme.
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Lo ha scoperto e riportato Il Giornale, ipotizzando come la scarcerazione di Siher possa essere collegata proprio a tale firma. Quindi la scelta della giudice, si lascia intendere, non sarebbe stata neutrale.

Le motivazioni di Landoni
Al di là delle speculazioni, quello che si conosce delle motivazioni della scarcerazione è nero su bianco. L’ordinanza ragiona punto per punto sulla ricostruzione, smontando le accuse di istigazione a delinquere, aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, imputate dalla procura.

Secondo la giudice, le condotte dell’indagato, come risultato dalle acquisizioni investigative, non sono assimilabili al reato di istigazione a commettere reati. La motivazione è: il profilo denominato “Movimento 17 Ottobre” è stato creato in seguito agli accadimenti del 17 e 18 ottobre 2026.

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Quindi l’indagato non può aver istigato le violenze dei giorni precedenti alla creazione del movimento. E commenti come “Meloni dichiara guerra al futuro di questo Paese, noi dichiariamo guerra a questo presente infame” sono affermazioni di critica rivolta allo Stato connotate da toni aspri, ma che, si legge: “Non possono ritenersi integranti il delitto di istigazione a commettere delitti contro l’ordine pubblico”.

No all’aggravante, al terrorismo e al pericolo di fuga
Dentro le motivazioni c’è anche la vicenda del file PDF “Rivoluzione, istruzioni per l’uso”, che risulta dalle indagini estrapolato e lavorato per non contenere riferimenti a strumenti offensivi, ma solo le istruzioni per una “guida pratica per la difesa in piazza” con atti di disobbedienza civile.

Un dato che, secondo la giudice, racconta la modalità di protesta collettiva che non contemplava l’aggregazione di persone per commettere atti di violenza. Cade anche l’aggravante di terrorismo.
Infine, scrive la giudice: “Non è ravvisabile il presupposto del pericolo di fuga che deve giustificare l’applicazione della misura precautelare”, e questo perché il trentenne è nato in Italia, ha regolari documenti ed è radicato nel territorio, dove vive con la moglie e la figlia e svolge attività lavorativa.

Siher, ideologo del Movimento 17 ottobre, è la palese dimostrazione di un pericoloso disallineamento tra l’operato delle forze dell’ordine e la risposta del sistema giudiziario. Da un lato ci sono i poliziotti che rischiano la vita per difendere le città da chi usa la violenza e i saccheggi come metodo di protesta. Dall’altro c’è un meccanismo che vanifica questa tutela. Per usare una sintesi tanto evidente quanto drammatica: i poliziotti li arrestano e i giudici li liberano».

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È quanto dichiara in una nota Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di Polizia Coisp, facendo sue e riportando la rabbia e la frustrazione degli agenti delle forze dell’ordine. Un urlo di amarezza, ma anche una denuncia politica chiarissima: quella di un’ennesima decisione giudiziaria che rischia di vanificare lo sforzo quotidiano degli uomini e delle donne in divisa e che eleva al quadrato la frustrazione e la rabbia dei poliziotti, diventate ormai un caso nazionale.

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Un provvedimento che suona come una beffa
Sì, perché la scarcerazione di Youssef Siher, il 30enne di origini marocchine ritenuto l’ideologo e la mente comunicativa del Movimento 17 ottobre, doipo l’indignazione del governo sta scatenando anche la dura reazione dei sindacati di polizia, risentiti (a dir poco) per un provvedimento che suona come una beffa a chi ogni giorno rischia la propria incolumità per le strade e le piazze delle nostre città.
Dunque non sorprende, ma è decisamente degno di nota, che a farsi portavoce del profondo rammarico e dissenso della categoria sia Domenico Pianese, segretario generale del Coisp, che nelle scorse ore, e senza mezzi termini, ha bollato la decisione del Gip del Tribunale di Milano, Tiziana Landoni, come un colpo alle istituzioni e al lavoro svolto sul territorio.
Asserendo in una nota: «C’è un profondo rammarico e una forte amarezza – ha aggiunto Pianese – per il sacrificio di centinaia di colleghi che nelle ultime settimane si sono interposti tra i violenti e la cittadinanza. La decisione della magistratura rappresenta uno schiaffo all’impegno di chi veste una divisa e vanifica l’azione di contrasto messa in campo con fatica sul territorio». Concludendo quindi: «Occorre essere chiari: se non c’è continuità tra l’arresto e la sanzione si rendono del tutto inutili i nostri sforzi, l’efficacia dei decreti sicurezza e la dedizione quotidiana delle forze dell’ordine».

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