Negli ultimi mesi, il tema dell’imposta patrimoniale è tornato al centro del dibattito pubblico italiano. Come riportato da Milano Finanza, Giorgia Meloni ha dichiarato che il suo governo non introdurrà nuove patrimoniali, sottolineando l’intenzione di ridurre le tasse piuttosto che aumentare la pressione fiscale. Questa affermazione è arrivata nel mezzo delle polemiche sulla revisione delle rendite catastali legate agli immobili ristrutturati con il Superbonus, sollevate dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Tuttavia, Giorgetti ha chiarito che l’aggiornamento riguarderà solo gli immobili ristrutturati, escludendo una patrimoniale generalizzata.
In questo contesto, il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, ha criticato fortemente l’idea di una patrimoniale, definendola “una punizione primitiva” per chi ha già contribuito attraverso altre imposte. Il dibattito si mantiene quindi acceso, con il governo che cerca di bilanciare la pressione fiscale con le esigenze di bilancio senza ricorrere a nuove imposte patrimoniali.
Per fare subito un po’ di chiarezza cerchiamo subito di capire di cosa stiamo parlando con imposta patrimoniale. A livello generale diciamo che esistono diverse tipologie di tassazione: diretta, indiretta, proporzionale, fissa, progressiva e via dicendo. Una ulteriore distinzione può riguardare il fatto che l’imposizione gravi sul reddito generato o sulla ricchezza posseduta. Quando il prelievo si calcola sul patrimonio, ovvero sulla ricchezza mobiliare o immobiliare, siamo in presenza di una patrimoniale.
Se pensate che il nostro paese non sia già gravato da questo tipo di tasse siete in errore perché in Italia vi sono diverse imposte patrimoniali e l’imposta di bollo, in particolare quella sui prodotti finanziari, è quella che assicura il gettito più rilevante.
Come noto, uno dei due criteri fondanti dei paesi partecipanti all’Unione Monetaria è costituito dal rapporto Debito/PIL, al cui numeratore viene conteggiato il debito pubblico di un paese e al denominatore ne viene indicata la ricchezza prodotta, ovvero il prodotto interno lordo. Rispetto a dieci anni fa questo rapporto è in crescita un po’ ovunque, non solo da noi.
“Ci possono essere molte buone ragioni per le quali il nostro Paese potrebbe considerare un’imposta patrimoniale”. Così ha scritto Elsa Fornero, nota a tutti gli italiani dopo la riforma delle pensioni che porta il suo nome, sul quotidiano La Stampa lo scorso gennaio 2024. Ciò che lei suggeriva non era tanto un prelievo forzoso sui conti correnti quanto piuttosto sul patrimonio immobiliare, visto che quello mobiliare già ne è gravato. Poco o nulla a che fare dunque con quanto accadde nel 1992 con il governo Amato che applicò d’urgenza un prelievo coatto sulla liquidità presente nei conti bancari per una percentuale del 6 per mille. Un ricordo che ancora scotta, ma che oggi apparirebbe, numeri alla mano, sostanzialmente inutile.
Come ha detto Prodi proprio in risposta a Fornero in un intervento televisivo di qualche tempo fa, “con le imposte si perdono le elezioni” e Giorgia Meloni non vuole certo perdere il consenso, ma un innalzamento delle imposte di successione non sarebbe un’imposta così impopolare visto che riguarderebbe una percentuale molto esigua di elettori.
La proposta di una patrimoniale torna al centro dello scontro politico dopo le parole di Elly Schlein, che ha confermato la disponibilità del Partito Democratico ad affrontare il dossier con le altre forze dell’opposizione. La segretaria dem ha spiegato che il tema dovrà essere discusso con gli alleati, riconoscendo l’esistenza di sensibilità diverse all’interno del possibile campo largo, soprattutto tra Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle.
La posizione della Schlein riguarda in particolare l’ipotesi di una tassazione coordinata a livello europeo sui grandi patrimoni. La leader del Pd ha chiarito di essere “sempre stata favorevole” a un intervento comunitario rivolto ai miliardari, sostenendo che non dovrebbe essere considerato un tema intoccabile nel confronto politico.
“In altri Paesi europei si sta ragionando nella stessa direzione e io penso che non possa essere un tabù capire come a livello europeo introdurre una tassazione sui miliardari. Stiamo parlando dell’1% forse anche meno della popolazione rispetto a una esigenza che è quella di garantire servizi pubblici fondamentali al 99%”, ha dichiarato Elly Schlein.
Il passaggio sulla patrimoniale arriva in una fase complessa per le opposizioni, chiamate a definire leadership, programma e priorità in vista delle prossime elezioni politiche. La stessa Schlein ha indicato la necessità di una candidatura interna all’area progressista, escludendo soluzioni esterne e lasciando aperto il confronto con Giuseppe Conte, mentre il nome di Silvia Salis resta osservato con attenzione dopo il risultato elettorale a Venezia.
Conte chiede un programma radicale e vincolante
Le distanze nel possibile campo largo non riguardano solo il fisco. Sul tavolo restano anche i temi internazionali, sociali ed economici, oltre alla definizione di un programma comune che possa tenere insieme anime politiche molto diverse. Da Oristano, dove ha partecipato all’assemblea degli eletti sardi del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte ha posto condizioni precise per un’eventuale alleanza di governo.
“Dobbiamo arrivare al governo ad alcune condizioni – ha detto – che significa programma chiaro, condiviso, e non può essere che radicale. A noi non basta scrivere un testo di un programma e buttarlo lì. Quello che scriviamo con grande attenzione per noi sono obiettivi strategici per tutelare gli interessi dei cittadini. E sarà il nostro vincolo che firmeremo col sangue e tuteleremo a qualsiasi costo”, ha dichiarato l’ex presidente del Consiglio.
Le parole di Conte confermano che il nodo principale resta la costruzione di un’intesa politica non limitata alla somma dei partiti. Il leader del M5S chiede un programma impegnativo e vincolante, mentre nel Pd il confronto sulla leadership e sulle misure economiche resta aperto. La patrimoniale, sostenuta con maggiore convinzione da Avs e rilanciata dalla Schlein in chiave europea, rischia quindi di diventare uno dei punti più delicati nella trattativa tra le opposizioni.
Il centrodestra va all’attacco contro Schlein e il Pd
La replica del centrodestra è arrivata con toni durissimi. Fratelli d’Italia ha attaccato la segretaria del Pd attraverso i profili social del partito, pubblicando una foto di Elly Schlein accompagnata dalla scritta: “Schlein rilancia la patrimoniale, ne discuteremo con gli alleati”.
Il partito di Giorgia Meloni ha poi aggiunto una presa di posizione politica netta: “La sinistra non ha un programma, non ha un progetto, non ha una visione per l’Italia. Ha una sola vecchia ossessione: mettere le mani nelle tasche degli italiani”.
Sulla stessa linea anche Antonio Tajani, leader di Forza Italia e ministro degli Esteri, che ha escluso qualsiasi apertura a una misura di questo tipo finché il centrodestra sarà al governo. “La sinistra è unita solo quando vuole infilare le mani nelle tasche degli italiani. Finché Forza Italia sarà al governo e in Parlamento non ci sarà mai la patrimoniale”, ha scritto Tajani su X.
Lo scontro sulla patrimoniale diventa così uno dei primi terreni di confronto tra maggioranza e opposizione in vista della prossima fase politica. Per il centrosinistra il tema viene presentato come una possibile misura europea sui grandissimi patrimoni, destinata a finanziare servizi pubblici essenziali. Per il centrodestra, invece, rappresenta il simbolo di una proposta fiscale giudicata punitiva e lontana dalle esigenze di famiglie e imprese.
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