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“La nuova legge elettorale vuole garantire la massima chiarezza: attraverso l’indicazione di una coalizione, di un programma e di un candidato premier e – naturalmente – attraverso il meccanismo delle preferenze”. Parole chiare quelle del senatore di FdI Andrea De Priamo, presidente della commissione Affari costituzionali. Smontata la narrazione sull’ultima mossa del Pd, un emendamento sulle preferenze libere, che metterebbe in difficoltà di partito della premier Meloni. “Il messaggio agli elettori è semplice”, spiega in un colloquio con il Riformista. “Con questa legge non vedranno più i partiti fare una campagna elettorale a fianco di alcuni per poi governare, invece, a fianco di altri”. Questo il cuore della riforma, non voler voler cambiare le regole per vincere le prossime elezioni. Tra l’altro – osserva – centrodestra e centrosinistra vengono attestate entrambe al 41%. “Sostanzialmente giochiamo alla pari”.
De Priamo sottolinea l’ostruzionismo urlato delle sinistre che anche a Palazzo Madama, dove la riforma è approdata ieri, continuano a fare muro. Festeggiando il governo più longevo della Repubblica a Bari – sottolinea – Meloni lo ha detto chiaramente. Si cambia la legge elettorale per scongiurare, una volta per tutte, manovre di palazzo, larghe intese o maggioranze risicate. In questi quattro anni – osserva il senatore di FdI – abbiamo sperimentato l’importanza e la validità della stabilità politica. Per un’Italia abituata a repentine crisi e cambi di governo, è davvero un valore. La nostra è una legge per l’Italia, che smonta la cattiva abitudine di andare al governo senza passare per la legittimazione popolare, che garantisce un vincitore solido e non una palude”.
“Dire no alle liste bloccate è una questione di democrazia. Fratelli d’Italia da sempre si batte affinché gli elettori possano scegliere il proprio parlamentare di riferimento. Ora c’è chi ci accusa addirittura di bluffare e di introdurre, con il nostro emendamento, delle finte preferenze. Fa sorridere, soprattutto perché detto da coloro che in tanti anni di governo, al posto di reintrodurle, han sempre preferito blindare le poltrone”. Tra i punti cruciali in discussione la soglia di sbarramento e il premio di governabilità. “I nodi – risponde De Priamo – si scioglieranno nelle prossime ore in Aula. Sul premio di maggioranza mi sento di dire personalmente che la soglia del 42%, ad oggi la proposta prevalente, potrebbe essere la più giusta”.
La parità di genere con si risolve con le quote
Quanto all’inserimento dell’alternanza di genere nelle liste, escludendo il capolista, il senatore di FdI ribadisce che la parità non si risolve con le quote. “Detto ciò, gli emendamenti presentati al Senato sono dei concreti passi avanti nel dialogo politico”. La prima lettura alla Camera è stata piuttosto accidentata. Per il presidente della commissione Affari costituzionali “sono pesate le valutazioni personali dei singoli parlamentari. Siamo tutti consapevoli che candidarsi con le preferenze significa un maggiore impegno e una presenza più capillare sul territorio. Ma chi ricopre un incarico come il nostro non può non rendersi conto che il riconoscimento dei cittadini è ciò che dà più forza”.
La battaglia per le preferenze è uno dei caposaldi storici di Fratelli d’Italia. Ed è lunare il dibattito che si sta sviluppando nel Pd che nel subemendamento presentato al Senato invita FdI – ma guarda un po’- a essere “coerente” e votare la proposta dem che punta a introdurre preferenze ‘pure’ per tutti i candidati, senza capilista bloccati. Si tratta di una “trappola” bella e buona, un gioco parlamentare che avrebbe l’obiettivo di mettere FdI nelle condizioni di votare contro Forza Italia e Lega che sono contrari al criterio delle preferenze. Che si tratti di “una provocazione politica” è evidente, macroscopica. Solo pochi mesi fa – metà luglio- i dem hanno votato contro la scelta dei nomi da mettere sulla scheda. A smascherare questa strana “conversione” è stato in aula Alberto Balboni, senatore di Fdi ed ex presidente della commissione Affari Costituzionali al Senato. La prova è sotto gli occhi di tutti: “Alla Camera hanno votato all’opposto rispetto all’emendamento che propongono al Senato“. Ma c’è molto di più in questa “manovra”.
Il Pd tenta la “trappola” sulle preferenze, ma il passato lo smaschera
La contraddizione del Pd è ancora più stratosferica e se si fa un po’ di cronaca politica recente. Il partito di Elly Schlein “ama” talmente il sistema delle preferenze, che ben due leggi elettorali proposte dai dem, l’Italicum e il Rosatellum, non le prevedevano. Ma guarda che strano. In due mesi il Pd ha cambiato totalmente idea e ha il coraggio di richiamare la premier alla coerenza. Numero da cabaret, cortocircuito, mossa della disperazione. Il Pd non inganna nessuno. Non è malizia, al Nazareno facciano un giro nel web per un breve ripasso su come sono andate le cose in questi anni in cui il Pd è stato protagonista di ben due leggi elettorali. Correva l’anno 2014 e ferveva anche allora il dibattito, con FdI strenuo sostenitore nel garantire agli italiani il diritto di scegliere direttamente i parlamentari. Il partito di Giorgia Meloni presentò emendamenti in tal senso in Commissione Affari Costituzionali. Matteo Renzi, segretario del Pd, le derubricò in modo spiccio, quando durante il dibattito sulla riforma della legge elettorale, nota come Italicum, sostenne che la richiesta di voti di preferenza potesse essere sostituita e garantita a monte attraverso lo strumento delle elezioni primarie organizzate dai partiti. Anche in questo caso la contraddizione con il dibattito di oggi riserva pagine di contraddizione assoluta. Parlare di primarie di coalizione nel Campo Largo significa osservare l’effetto di una maionese impazzita.
Domanda al Pd: perché con Italicum Rosatellum le preferenze non c’erano
Veniamo al Rosatellum. Il metodo con il quale si è votato alle ultime elezioni politiche è stato ideato e scritto principalmente da Ettore Rosato (allora capogruppo del Partito Democratico alla Camera). Non prevedeva le primarie. Giorgia Meloni, dopo l’approvazione della legge elettorale sottolineò l’incoerenza: “Gli italiani scelgono con il voto di preferenza i deputati europei, i consiglieri comunali e regionali. Ed è un paradosso che sia impedito loro di eleggere in questo modo anche i parlamentari nazionali. Da anni Fratelli d’Italia si batte in totale solitudine alla Camera e in Senato per restituire questo diritto ai cittadini. E se in tanti a parole si sono detti pronti a fare con noi questa battaglia, nei fatti siamo stati gli unici a porre la questione in Parlamento e a considerare la cancellazione delle liste bloccate l’elemento di base per qualsiasi discussione in materia di legge elettorale. Lo abbiamo fatto con il Rosatellum nella passata legislatura e continueremo a tenere la nostra posizione con coerenza e determinazione”. Una disamina che vale ieri come oggi, che dovrebbe consigliare al Pd più miti consigli.
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