La ludopatia in scena con ‘All-In’ al Ridotto del Teatro Mercadante di Napoli

Giocare tutto, puntare ‘i resti’, rischiare di ritrovarsi nella condizione di chi non può più tornare indietro, ovvero puntare la propria esistenza sul tavolo verde.

Al Ridotto del Mercadante di Napoli , fino al 12 novembre, con ‘ALL-IN, Il gioco può causare solitudine’,  è di scena la Ludopatia, o Gap – Gioco d’azzardo patologico – un vero e proprio disturbo psichiatrico, in quanto il giocatore seriale, in assenza dell’eccitazione derivante dalla puntata, sviluppa i sintomi tipici dell’astinenza: irritabilità, ansietà, tremori, sudorazione, insonnia, un desiderio irrefrenabile del tutto simile a quello provato dai tossicodipendenti.

Una produzione ‘I due della Città del Sole’ in collaborazione con ‘Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale’. Testo di Roberto Nugnes con la regia di Giuseppe Miale Di Mauro, interpretato da Gennaro Di Colandrea e Geremia Longobardo  La scenografia è di Luigi Ferrigno; le musiche originali di Antonio Della Ragione; il disegno luci di Giuseppe Di Lorenzo; i costumi di Giovanna Napolitano; realizzazione scene e attrezzeria Armando Alovisi.

ALL IN – che per i giocatori di poker significa precisamente ‘giocare tutto’ – stimola lo spettatore ad una riflessione sul male del gioco che distrugge l’anima e gli ricorda drammaticamente che nel momento in cui si punta – una somma, un bene, come la propria vita – esiste una concreta possibilità di non poter tornare più indietro ed è immensamente più alto il rischio che la fortuna nicchi, piuttosto che sia benevolmente presente. Allo stesso tempo, offre l’occasione di indagare a fondo il genere umano che può diventare disumano e quando questo accade, assume una ferocia assoluta.

Lo spettacolo è la storia tragicomica – con una maggiore percentuale di tragedia che di comicità, comunque amara –  di due amici che non possono più tornare indietro I due protagonisti della atroce vicenda di gioco e disperazione sono Ernesto e Ruggero. Alle loro spalle una lunga amicizia che dura dall’infanzia che non riesce ieri a salvarli dallo spettro della solitudine. Una solitudine dilaniante e cieca, figlia di una crescita amara ed affrettata Dominati dalla legge del magnetismo i personaggi, segregati nella prigione della loro esistenza  si attraggono e si respingono, litigano e fanno pace in continua ed ossessiva alternanza.

Ernesto è l’esempio del giocatore patologico scommette indiscriminatamente su tutto: calcio, ippica, poker, videolottery, lotto, fini ai gratta e vinci che consuma avidamente come un affamato provato e privato da giorni e giorni di astinenza.

 Avido di vittoria e di affermazione, di soddisfazione e di riscatto, ha puntato scelleratamente e disperatamente ogni suo avere ed ha perso tutto: moglie, figlia e casa: un disastro. Eppure, non gli è bastato. Mentre affoga nei debiti e nelle preoccupazioni che cerca di scacciare via tra una puntata e l’altra, continua a giocare come un forsennato e passa la sua vita attaccato ad una piccola slot machine da ‘arredamento’ che funziona a noccioline, palliativo alla sua bramosia incontrollabile.

Dall’altro lato, Ruggero ovvero chi appare il vincitore per antonomasia.  ‘L’ottimismo osceno dell’uno contro il pragmatismo realistico e prudente dell’altro’.

Lo spettatore è  portato a figurarsi l’eterna contrapposizione tra chi nasce con la camicia e chi continua ad essere morso dal cane pur avendo i panni stracciati. Insomma, Gastone e Paperino, giusto per appellarsi ad un esempio non angoscioso ed angosciante   Ruggero non ha mai rischiato alcunché, non è mai stato tentato da scommesse di alcun tipo.

Allo stesso tempo, è colui che ha sempre resistito alle richieste di denaro da parte di Ernesto e costituisce pure l’eccezione tra le sue conoscenze: l’unico che non gli ha mai prestato soldi, eppure ha sempre garantito per lui, quando Ernesto si è rivolto al suo principale – uno strozzino -,per ottenere denaro in prestito, ovviamente da puntare ed inevitabilmente da perdere nelle solite giocate disgraziate.

Lo scellerato Ernesto convince Ruggero ad aiutarlo a vendere il suo rene all’usuraio, per estinguere gli ingenti debiti. Ma è quando la situazione sembra finalmente risolta, e lo spettatore tira un sospiro di sollievo rinfrancato dall’allentamento della tensione, il personaggio ricomincia a giocare indebitandosi con altri soggetti ed essi, a loro volta, cedono i propri crediti all’imprenditore-capo di Ruggero, che li rileva, convinto di poter fare un conveniente affare sulla pelle di Ernesto: uno spettacolo macabro per scommettitori – immorali o amorali? potremmo dire assortiti – assatanati di brivido e morte.

Ruggero  è costretto a portare all’amico l’ultimatum del suo capo: una roulette russa davanti a giocatori facoltosi che punteranno sulla vita o sulla morte, colpo dopo colpo, riempiendo in sovrabbondanza le casse dell’usuraio. Tragedia napoletana.

Come sottolinea Giuseppe Miale Di Mauro, infatti, la presenza della città partenopea è evidente, si percepisce che la dolorosa commedia è ambientata a Napoli, nella lingua dei due personaggi, nelle atmosfere, nella tradizione del gioco del lotto legato ai sogni, cui a volte si accenna nel testo. Ma è una Napoli mai strattonata per la giacca; non è solo la Napoli nera, buia e infernale, né tantomeno quella ostinatamente solare, che si specchia nella sua incommensurabile bellezza. In questo spettacolo Napoli è pazzia. D’altra parte in nessun’altra lingua al mondo giocare ha in comune la stessa radice di pazzia.

ALL-IN è anche un originalissimo corto circuito drammaturgico: il gioco della scena si sovrappone al gioco attoriale che si sovrappone al gioco della storia e nella storia che andiamo a raccontare,  continua il regista.

La ludopatia, fenomeno dilagante dalle grandi cifre, e patologia classificata dai medici come disturbo del comportamento, affligge un numero di pazienti sempre in crescita negli ultimi anni.  In particolare, nel 2016 il giro d’affari legato al gioco d’azzardo ha raggiunto la cifra record di 95 miliardi di euro, registrando un aumento repentino dell’8% rispetto agli 88 miliardi del 2015.  Dividendo pro capite, circa 1.500 euro a persona, ed in questo calcolo sono considerati pure i neonati, gli ammalati terminali totalmente invalidi; quindi va stimata una cifra nettamente superiore per la popolazione effettivamente in grado di giocare. Il giro d’affari supera il 5% del Pil e ne fa la terza impresa nazionale. L’Italia rappresenta nel contesto europeo il primo mercato del gioco d’azzardo ed è il terzo mercato del Pianeta: ammonta 380 miliardi di euro il giro d’affari mondiale ed in esso l’Italia detiene oltre il 22%.

In base alla relazione annuale 2015 al Parlamento, Dipartimento Politiche Antidroga, il totale di pazienti affetti da ludopatia in carico ai Servizi supera 12.300 unità, per una spesa sanitaria di circa 7 miliardi che continua a crescere. Il settore vede impegnate  lavorativamente circa 120mila persone. Dall’altro lato, sono sempre più i giocatori che muoiono soffocati dai debiti e dalla solitudine, mentre famiglie intere finiscono in rovina.

Per quanto lo Stato ne ricavi risorse consistenti pari circa ad 8 miliardi di euro al netto ogni anno, in effetti ci rimette più di quanto riesca ad incassare.  Un gioco al massacro che giova a pochi e distrugge molti, un gioco che strazia e uccide.

Ombre, uomini e donne insospettabili, poveri cristi ma anche stimati professionisti. Una patologia che conduce in un tunnel buio da cui sembra impossibile poterne uscire.   Argomenti questi, profili di personaggi, anime tormentate, che sono terreno fertile per indagare nel profondo dell’essere umano, nella sua mente così labile, nelle sue debolezze, nelle sue paure, nelle sue sconfitte. Tutto ciò è linfa vitale per un Teatro dinamico,  conclude Giuseppe Miale Di Mauro.

Questo spettacolo è il nostro modo per sollecitare le coscienze,  sottolineano Gennaro Di Colandrea e Geremia Longobardo:  ‘Siamo partiti da persone affette dalla dipendenza del gioco, infatti è indicato sulla locandina il ringraziamento ai ragazzi del Progetto Oggi 2000 che cerca di aiutare le persone affette da dipendenza ed anche da Ludopatia. Siamo andati a parlare con loro per capire quali sono le dinamiche emotive anche esterne, sociali che li hanno spinti ad arrivare alla solitudine. Queste dipendenze oltre a provocare degli effetti fisici ed economici creano infatti soprattutto malattie dell’anima davanti alle quali non si ci può più girare dall’altra parte’.

Orario inizio rappresentazioni: 11 nov. ore 17.00;  8, 9 e 12 nov. ore 21.00;  10 nov. ore 18.00

Info www. teatrostabilenapoli.it | tel. 081.5524214

Biglietteria tel. 081.5513396 | e-mail: biglietteria@ teatrostabilenapoli.it

Teresa Lucianelli

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