La IUC apre nel segno di Beethoven: l’Orchestra Canova con Hawijch Elders

All’Aula Magna della Sapienza, il Concerto per violino op. 61 con l’Orchestra da camera Canova diretta da Enrico Pagano. Nel 2027 il bicentenario della morte del compositore, protagonista di un percorso di riscoperta e ascolto.

La 82ª stagione dell’Istituzione Universitaria dei Concerti si apre nel segno di Ludwig van Beethoven, anticipando le celebrazioni per il bicentenario della morte, che ricorrerà nel 2027. Sabato 17 ottobre, sul palco dell’Aula Magna della Sapienza, l’Orchestra da camera Canova diretta da Enrico Pagano ha accompagnato la violinista olandese Hawijch Elders nel Concerto in re maggiore per violino e orchestra op. 61, pagina di straordinaria ampiezza espressiva che ha messo alla prova tanto la solidità tecnica della solista quanto la sua capacità di sostenere un dialogo continuo con l’orchestra.

Classe 1998, Hawijch Elders è tra i talenti emergenti del panorama violinistico internazionale, nel giugno 2025 ha conquistato il primo premio al Premio Internazionale Antonio Mormone, dopo essersi già distinta in concorsi prestigiosi, tra cui l’Henri Marteau e il Premio Paganini di Genova. Il concerto romano ha offerto l’occasione di apprezzarne le qualità in una prova di notevole sicurezza, nella quale precisione, controllo e sensibilità musicale si sono accompagnati a una presenza scenica di rara eleganza.

Avvolta in un abito azzurro chiarissimo, leggero e impalpabile, Hawijch Elders sembrava quasi disegnata intorno alla musica, una figura eterea, capace tuttavia di evitare ogni artificio grazie a un gesto misurato e a una naturale compostezza e la stessa sobrietà ha caratterizzato il suo approccio alla partitura. La padronanza tecnica, evidente nella pulizia dell’esecuzione e nel controllo del fraseggio, non si è mai tradotta in un’esibizione fine a sé stessa, ma, al contrario, ha sostenuto un’interpretazione attenta all’equilibrio del discorso musicale e alla relazione con l’ensemble.


Il Concerto op. 61, composto nel 1806, si distingue per la concezione sinfonica e per l’ampiezza del respiro, che allontanano la scrittura solistica dalla ricerca del virtuosismo puramente spettacolare. La parte del violino richiede di confrontarsi con una costruzione musicale articolata, nella quale il solista non è soltanto protagonista, ma interlocutore di un organismo orchestrale chiamato a condividere lo sviluppo della partitura.

L’avvio dell’esecuzione orchestrale ha mostrato qualche difficoltà nel raggiungere una piena amalgama, l’insieme non è apparso subito del tutto omogeneo, ma ha progressivamente trovato maggiore compattezza con il procedere della musica. Un assestamento percepibile che ha favorito un dialogo via via più naturale con la solista, senza compromettere l’apprezzamento per la sua prova.

Fondata nel 2014 da Enrico Pagano, l’Orchestra da camera Canova riunisce musicisti under 35 e ha costruito negli anni un percorso che coniuga attività concertistica, progettazione culturale e valorizzazione del repertorio. Dal 2021 è in residenza presso la IUC, un rapporto destinato a proseguire fino al 2027. Enrico Pagano, romano, classe 1995, formatosi in violoncello, composizione e direzione d’orchestra, ha sviluppato con la Canova un progetto che ha raggiunto importanti istituzioni italiane e internazionali. Il suo interesse per Beethoven è testimoniato anche dall’album dedicato al compositore, pubblicato da Sony Music nel 2022 e candidato agli International Classical Music Awards.

La scelta di Beethoven per l’apertura della stagione non si esaurisce nel valore simbolico di un autore universale. Nel programma di sala, il musicologo Franco Piperno propone una riflessione sulla diversa fortuna che la musica del compositore incontrò in Italia, dove il suo linguaggio dovette confrontarsi con una cultura musicale profondamente legata all’opera e alla tradizione del belcanto.

Nell’Ottocento, mentre il pubblico italiano era conquistato dall’immediatezza melodica di Rossini e dalla vocalità di Bellini e Donizetti, la scrittura strumentale beethoveniana poteva apparire complessa, severa, persino ostica. La sua architettura musicale richiedeva un ascolto diverso, meno affidato alla seduzione immediata della melodia e più attento allo sviluppo tematico e alla costruzione formale.


Come ricorda Piperno, la Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 36, composta nel 1802, ebbe un ruolo significativo nella diffusione del sinfonismo beethoveniano in Italia: fu eseguita a Venezia nel 1816 e conobbe nell’Ottocento una fortuna maggiore rispetto ad altre sinfonie oggi più popolari. Diversa fu la vicenda del Concerto per violino op. 61, ascoltato per la prima volta in Italia soltanto nel 1860, a Milano. La diffidenza nei confronti di questa pagina rifletteva anche la convinzione che il violinismo fosse un terreno nel quale la tradizione italiana potesse rivendicare un primato indiscusso.

Piperno cita il giudizio di un recensore fiorentino del 1862, secondo cui Beethoven sembrava aver scritto la parte solistica «in vece che per il Violino […] per il Pianoforte». Un’osservazione che oggi sorprende, ma che restituisce la distanza estetica tra il linguaggio del compositore e le aspettative di una parte della critica dell’epoca.

Questa prospettiva storica arricchisce il significato dell’inaugurazione della IUC. La musica che oggi appartiene stabilmente al repertorio delle istituzioni concertistiche ha attraversato incomprensioni, resistenze e graduali processi di riconoscimento. In vista del bicentenario del 2027, tornare a Beethoven significa dunque non soltanto celebrare un monumento della storia musicale, ma riscoprire il percorso attraverso il quale la sua opera è diventata patrimonio condiviso. E affidare a interpreti di una nuova generazione, come Hawijch Elders, il compito di mantenerla viva nell’esperienza dell’ascolto.

Programma:

Istituzione Universitaria dei Concerti (IUC) 82ª stagione concertistica 2026/2027 Inaugurazione della stagione

Orchestra da camera Canova Enrico Pagano, direttore Hawijch Elders, violino

Ludwig van Beethoven (1770–1827) Concerto in re maggiore per violino e orchestra, op. 61

Ludwig van Beethoven (1770–1827) Sinfonia n. 2 in re maggiore, op. 36

Aula Magna – Sapienza Università di Roma Sabato 17 ottobre 2026, ore 17.30

Loredana Margheriti

Circa Loredana Margheriti

Ha un formazione umanistica che affonda le radici nella ricerca documentale. La passione per la musica, in particolare per il canto lirico, accompagna da sempre il suo percorso, ha intrapreso infatti in giovane età lo studio del canto. "Scrivere di arte e spettacolo è per me un modo per restituire emozioni, condividere visioni e dare voce a ciò che l’esperienza estetica accende dentro di noi." Mossa da passione quindi, ed accompagnata da infinita curiosità, collabora con diverse testate digitali, occupandosi soprattutto di recensioni musicali e operistiche, ma racconta spesso anche di eventi culturali, teatrali e d’arte. Attualmente lavora nel restauro di beni culturali monumentali, un’attività che le permette di rimanere in costante dialogo con la bellezza, anche nella sua forma materica.

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