Il Pd tra cene e controcene per una ‘rimonta’ che non arriva…

Il Partito democratico è vittima  dell’indecisione in attesa del Congresso e delle primarie che dovranno decidere i nomi dei candidati alla segreteria. Tra i big del partito regna il caos. ‘Il tema non è lo scioglimento del Pd né il rinvio del congresso ma, piuttosto, quello di costruire l’alternativa di governo dice il segretario pro-tempore Maurizio Martina dopo che da Matteo Orfini era venuta la proposta per l’autoscioglimento e la rifondazione del partito: ‘Stracciamo lo statuto del Pd, sciogliamolo e rifondiamolo. Non serve cambiare nome. Mettiamo insieme un pezzo di Paese che non condivide le politiche di questo governo: dobbiamo costruire una risposta dopo la sconfitta che sia all’altezza della sfida. Il partito com’è oggi non funziona. Mi rivolgo a tutti, basta questa distinzione con la società civile, decidiamo insieme la linea politica e la leadership’.

Matteo Renzi invita a spostare l’asse dell’attenzione sul muro contro il Governo, ‘è il problema del paese, non il Pd. La maggioranza parlamentare sta bloccando l’italia, non l’opposizione. Il Pd deve smetterla col fuoco amico che troppe volte ha colpito e indebolito chi stava al governo. Ci sarà un Congresso e chi lo vincerà avrà l’aiuto degli altri’.

 Matteo Renzi ha uno zoccolo duro e ha l’innata capacità di mobilitarlo. Del resto, non è una novità che il Senatore semplice di Rignano abbia alcune caratteristiche da leader vero; né che nel partito abbia ancora una base di sostegno importante.L’aveva già mostrato con la mobilitazione social nata attorno all’hashtag #senzadime, con la quale è riuscito a orientare le posizioni del Pd di fronte alle – limitate – aperture del MoVimento 5 Stelle nei suoi confronti.

Ma gli italiani, si sa, sono sessanta milioni, e assegnare a poche centinaia di persone una funzione quasi oracolare è un errore grave, che nella politica italiana è stato commesso tante volte. Questi bagni di folla generano aspettative e illusioni in alcuni pezzi del popolo democratico, che lentamente si convince che ‘la rimonta è cominciata’. Sabato, il sondaggio Demos per  Repubblica ha smentito una volta di più quest’illusione pericolosa.

Se non con il Congresso, almeno con una cena, sembra essere la risposta dell’ex ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda, che invita a casa sua Paolo Gentiloni, Matteo Renzi e Marco Minniti. L’ex presidente del Consiglio è una persona educata e non rifiuta l’invito, ma ne sottolinea l’inutilità: ‘Se qualcuno pensa che i problemi del Pd si risolvono perché alcune persone si vedono a cena, forse non ha esattamente chiaro cosa sia il Pd’. Alla cena di Calenda per ora hanno aderito Renzi  e Minniti che dice di aver dato la propria disponibilità confermando che per quanto lo riguarda non ha cambiato idea sul congresso che va fatto il prima possibile. Meno di ventiquattr’ore dopo la proposta, la cena però è bella che organizzata, con tutti e tre gli invitati più l’ospite. In una data riservata per evitare l’ennesimo tormentone sul Pd.

Qualche ora dopo arriva l’annuncio di Nicola Zingaretti, per ora l’unico candidato ufficiale alle primarie del Pd: una controcena con un imprenditore, un operaio, uno studente, un professore, un volontario, un professionista. In altre parole i rappresentati delle diverse categorie sociali italiane. Per un congresso diverso, aperto e partecipato, la prossima settimana,  ha spiegato il governatore del Lazio, ho organizzato in trattoria una cena con un imprenditore del Mezzogiorno di una piccola azienda, un operaio, un amministratore impegnato nella legalità, un membro di un’associazione in prima fila sulla solidarietà, un giovane professionista a capo di una azienda start up, una studentessa ed un professore di liceo.

A tutti loro voglio chiedere,  ha proseguito Zingaretti,  che dobbiamo fare secondo voi? Dove abbiamo sbagliato? Come riprendere a lottare e vincere? Perchè la nostra storia ricomincia così: ascoltando le persone. Poi, dopo aver definito sagge le parole di Gentiloni sul congresso, il governatore ha ricordato l’appuntamento con la sua iniziativa il prossimo 13 e 14 ottobre a Roma all’ Ex Dogana, per Piazza Grande.
 
La mossa di Zingaretti ha lasciato incredulo Calenda: “Una controcena? Non credo. Anzi lo escludo. Zingaretti è persona troppo intelligente per ‘rispondere’ così a un incontro tra quattro persone che peraltro non è fatto contro nessuno ma solo per confrontarsi tra ex colleghi di governo. Evitiamo interpretazioni che non reggono.

La sfida delle cene arriva all’indomani della mossa del segretario del Pd Maurizio Martina che non solo ha confermato il congresso, ma anche deciso di accelerare annunciando le primarie per il prossimo gennaio. Una decisione non presa bene dal presidente del partito, Matteo Orfini, che aveva proposto di sciogliere il partito per rifondare una nuova forza politica.

Durissimo, sull’iniziativa delle cene, uno dei leader della minoranza interna: il governatore della Puglia, Michele Emiliano: ‘La questione della cena mi sembra un Metodo sul quale avevo sentito molte volte renzi dire che non gli piaceva partecipare a caminetti. Evidentemente ha cambiato idea. È una modalità politica che ancora una volta lascia fuori gli italiani, la struttura del partito. Pensano di essere dentro ancora una struttura che gli consente di prendere decisioni durante una cena. E questo la dice lunga sulla crisi profondissima del partito’.

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