«Io non penso che Putin si voglia fermare all’Ucraina, perciò l’Europa è preoccupata. Ci stiamo preparando alla follia, sperando di non doverla mai affrontare. La maggior parte del bilancio russo è ormai investita in armi e spese militari. Presto avranno un milione e mezzo di militari. Se la guerra finisse domani, cosa farebbe Putin con un milione e mezzo di soldati?». È uno dei passaggi più significativi dell’intervista del ministro della Difesa, Guido Crosetto, alla Bbc, diffusa oggi integralmente. Un avvertimento sui rischi per la sicurezza europea e sulle reali intenzioni del presidente russo Vladimir Putin.
Crosetto alla Bbc: «L’Ucraina non potrà mai vincere la guerra»
Il ministro della Difesa affronta anche il tema delle prospettive del conflitto e della necessità di arrivare a una pace che garantisca la sopravvivenza e la libertà dell’Ucraina.
«L’Ucraina non potrà mai vincere la guerra, il mio obiettivo è far sopravvivere l’Ucraina e far finire la guerra. Per l’Ucraina la vittoria è che la Russia esca, la smetta di lanciare le bombe, che l’Ucraina sia nuovamente un Paese libero, e libero di avere un futuro. Non sarebbe solo una vittoria dell’Ucraina, sarebbe una vittoria della pace, della giustizia e del diritto internazionale».
Una posizione che Crosetto accompagna con un chiarimento sul significato del sostegno militare a Kiev: «Aiutare una nazione a resistere – ha aggiunto in un altro passaggio – non significa essere contro la pace. Noi vorremmo la pace domani mattina».
Gli aiuti all’Ucraina e la sfida all’opinione pubblica: «Non si può cedere»
Crosetto rivendica quindi la scelta del governo italiano di continuare a sostenere l’Ucraina, anche di fronte alle resistenze di una parte consistente dell’opinione pubblica. Il ministro sottolinea come le decisioni politiche non possano essere dettate esclusivamente dal consenso, soprattutto quando è in gioco la difesa di un Paese aggredito.
«Sappiamo perfettamente – premette Crosetto alla Bbc – che la nostra opinione pubblica, influenzata anche dall’estero, è in maggioranza contraria all’aiuto all’Ucraina. È difficile spiegare che bisogna aiutare un popolo nella sua resistenza e che aiutare la resistenza non significa essere contro la pace. Soprattutto, non si può cedere all’opinione pubblica quando si è convinti che l’opinione pubblica si sbagli. La maggior parte dell’opinione pubblica è contraria all’aiuto all’Ucraina. Ma abbiamo consegnato 12 pacchetti di aiuti e, entro la fine dell’anno, probabilmente riusciremo a consegnarne ancora uno».
Il nodo Trump e le elezioni di midterm negli Stati Uniti
Nell’intervista, il ministro della Difesa si sofferma infine sulle incognite legate alla posizione americana rispetto alla guerra in Ucraina. Per Crosetto, finché non si terranno le elezioni di midterm negli Stati Uniti, «non è possibile capire quale sia la strategia» di Donald Trump sul conflitto.
«Un blackout delle sanzioni Usa, allentare il pressing sull’aggressore, ricompense finanziarie per Putin, tutto questo lo incoraggia solo a continuare ad attaccare». Volodymyr Zelensky punta il dito contro Washington. Il leader ucraino è tornato ad accusare gli Stati Uniti di indebolire la pressione sulla Russia dopo la decisione del presidente Donald Trump di sospendere le nuove sanzioni previste dal Lindsey Graham Act. Una scelta arrivata mentre Mosca intensifica i bombardamenti contro le infrastrutture energetiche ucraine, provocando almeno sette morti e circa 90 feriti nelle ultime 24 ore. Da Bruxelles, nelle ore precedenti, Zelensky aveva già lanciato un avvertimento all’Europa: «Se cadiamo» potrebbero arrivare «20 milioni di ucraini».
A margine del Consiglio europeo, un giornalista gli ha chiesto se si sentisse il capro espiatorio dei problemi politici del tycoon, tra popolarità in calo, rincari e difficoltà in Medio Oriente. Zelensky ha abbassato lo sguardo, lasciato trascorrere qualche secondo e poi ha sorriso: «Questa è la mia risposta». La sala è scoppiata a ridere.
Zelensky contro Trump
«In un momento in cui i russi hanno condotto un attacco tanto massiccio contro il nostro settore dell’energia, è stata purtroppo presa in America la decisione di ignorare completamente il Lindsey Graham Act», denuncia Zelensky su X, ricordando che la legge avrebbe potuto esercitare «una pressione davvero efficace sulla Russia per porre fine a questa guerra».
Il provvedimento, firmato da The Donald il 18 settembre, prevedeva pesanti restrizioni economiche contro Mosca, comprese sanzioni finanziarie e dazi sui Paesi acquirenti di energia russa. Con un ordine esecutivo del 16 ottobre, la Casa Bianca ne ha sospeso l’applicazione invocando l’interesse nazionale. Restano in vigore le precedenti sanzioni americane.
Una decisione che si inserisce nelle tensioni sui prezzi dell’energia, a poche settimane dalle elezioni americane di metà mandato del 3 novembre. Trump ha accusato Kiev di contribuire ai rincari con gli attacchi alle raffinerie russe, mentre Washington ha raggiunto un‘intesa sulle forniture di diesel con Mosca.
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