Vittorio Feltri torna a criticare la sinistra italiana dopo gli ultimi risultati elettorali. Il giornalista individua nella distanza dal Paese reale uno dei principali problemi dell’area progressista, accusata di interpretare il consenso partendo da ambienti ristretti e non dagli umori degli elettori.
Secondo Feltri, la sinistra “vive ormai dentro una gigantesca bolla autoreferenziale”. Il riferimento è a un sistema fatto di salotti, festival, trasmissioni televisive, social network, università e redazioni che, a suo giudizio, verrebbe scambiato per una fotografia fedele dell’Italia.
La critica riguarda soprattutto la capacità del centrosinistra di leggere il voto. Per mesi, osserva Feltri, sarebbe stata annunciata una crisi imminente del centrodestra e del governo guidato da Giorgia Meloni. Le urne, però, avrebbero restituito un quadro diverso.
Il voto di Venezia e la lettura su Elly Schlein
Nel ragionamento di Feltri, il caso di Venezia assume un valore politico particolare. La città era stata indicata come uno dei luoghi simbolici su cui misurare la possibile ripartenza del centrosinistra e della linea della Schlein.
Secondo il giornalista, la Schlein avrebbe trasformato Venezia nel simbolo della riconquista politica del centrosinistra. Il risultato, invece, viene letto da Feltri come una conferma della solidità del centrodestra e come una smentita delle aspettative maturate nell’opposizione.
“Sembrava mancasse solo la banda musicale per celebrare l’inizio della liberazione nazionale dal governo Meloni. E invece gli elettori hanno scelto altro. Hanno scelto ancora il centrodestra”.
Reggio Calabria e il segnale per il centrodestra
Altro passaggio centrale riguarda Reggio Calabria, definita una città difficile, complessa e simbolica. Anche qui, secondo Feltri, il risultato elettorale dovrebbe spingere la sinistra a interrogarsi sulle ragioni della propria difficoltà.
Il giornalista pone una domanda politica netta: “Possibile che il problema non siano gli italiani ma la sinistra stessa, ormai totalmente scollegata dalla realtà?”.
Per Feltri, la sconfitta in contesti considerati significativi non può essere liquidata come un incidente isolato. Al contrario, rappresenterebbe il segnale di un distacco crescente tra la proposta progressista e le priorità percepite da una parte ampia dell’elettorato.
Nel suo intervento, Feltri contrappone le priorità della sinistra a quelle che, secondo lui, sarebbero le richieste più concrete del Paese: sicurezza, stabilità, lavoro, ordine e libertà.
La critica si concentra anche sul linguaggio del progressismo contemporaneo, accusato di parlare soprattutto a élite urbane e ambienti radical chic. Feltri sostiene che molte battaglie politiche della sinistra non intercettino le urgenze quotidiane di famiglie, quartieri e lavoratori.
Nel testo viene citato anche il tema dell’immigrazione, insieme alla percezione di degrado urbano, difficoltà economiche e fragilità europea. Tutti elementi che, nella lettura di Feltri, avrebbero contribuito a rendere il centrodestra più vicino agli umori reali del Paese.
La critica al rapporto con gli elettori
La parte più dura dell’intervento riguarda il modo in cui la sinistra reagirebbe alle sconfitte elettorali. Secondo Feltri, il centrosinistra tenderebbe a dare lezioni morali agli italiani senza mettere davvero in discussione la propria linea.
“Quando perde non si interroga mai davvero. Non pensa: ‘Forse abbiamo sbagliato qualcosa’. No. Accusa il popolo di essere ignorante, manipolato, impaurito, arretrato”.
Il giornalista definisce questo atteggiamento un vizio elitario della sinistra italiana. La tesi è che, quando il voto non premia l’area progressista, la responsabilità venga attribuita agli elettori più che alle scelte politiche dei partiti.
Feltri non presenta il centrodestra come una forza priva di errori. Nel suo ragionamento riconosce che anche l’area di governo può sbagliare. Tuttavia, sostiene che oggi appaia più collegata alle richieste del Paese rispetto alla sinistra. “Il centrodestra non è invincibile, ci mancherebbe. Può sbagliare, e spesso sbaglia”.
Fonte Emanuela Larocca
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