Fra Giuseppe Verdi e il soprano boemo Teresa Stolz, grande interprete di opere come La forza del destino, Don Carlo e Aida, ci fu probabilmente una relazione amorosa, come sembra provare la reazione di Giuseppina Strepponi che, convinta del tradimento, scriveva al marito: “Dio ti perdoni l’acutissima ed umiliante ferita che mi hai recata”.
Quando la Strepponi scriveva al marito “Dio ti perdoni l’acutissima ed umiliante ferita che mi hai recata”, si legge su Repubblica, si riferiva quasi certamente al tradimento perpetrato nell’indugiare della relazione amorosa con la cantante boema.
I documenti analizzati da Classic Voice contengono 155 lettere autografe di Giuseppe Verdi indirizzate a Teresa Stolz, ma anche circa 80 lettere ricevute dalla cantante da parte dell’amica, che non fa mai riferimento alla presunta relazione tra il marito e la lontana confidente.
Se Giuseppina e Teresa parlavano di mobili, moda, domestici e vita mondana, il contenuto delle lettere inviate da Giuseppe Verdi all’amica rivela un rapporto molto profondo, in cui c’è spazio per giudizi su musicisti come Puccini, Mascagni e Franchetti e in cui il Maestro si rivolge alla cara amica usando il “tu”.
Verdi e la Stolz erano amanti?
Giuseppina Strepponi morì nel 1897. Da allora il rapporto epistolare sembra cambiare passo: Verdi scrive sempre più spesso a Teresa Stolz, “anche due volte al giorno”; su 155 lettere indirizzate alla cantante, ben 75 risalgono agli ultimi quattro anni di vita del Maestro.
Ma soprattutto, nelle lettere degli ultimi anni si parla di incontri – a Sant’Agata, alle terme di Tabiano e di Montecatini – in cui Verdi assicura all’amica: “Saremo soli! Non inviterò per quel giorno né Giulio, né Boito”.
E dopo gli incontri dei due amanti, si leggono le lettere gioiose che parlano di “ore deliziose, ma troppo brevi” che chissà quando torneranno, e di “mille baci e non aggiungo altro” capaci di rendere felice “la vita di un vecchio”.
Il sospetto che tra Giuseppe Verdi e Teresa Stolz potesse esserci una relazione amorosa è piuttosto noto agli esperti: risale a dieci anni fa la pubblicazione del volume “Giuseppe Verdi e Teresa Stolz: un legame oltre la musica” di Franco Donatini (Ed. Pagliai, 2011), in cui si ripercorre il lungo rapporto tra i due artisti senza mai sottostimare la presenza, fisica e sentimentale, della Stolz nella vita e nella produzione musicale del Maestro.
Giuseppe Verdi ha lasciato migliaia di pagine autografe, un tesoro che potrebbe essere in grado di ricostruirne la biografia artistica e musicale con una singolare dovizia di particolari. Perciò l’appello allo Stato,da parte della rivista: bisogna impedire che le lettere ritrovate finiscano in vendita all’estero, e metterle invece a disposizione degli studiosi.
L’archivio verdiano, in effetti, sembra vivere anni decisivi. Nel 2017 l’allora Mibact acquistò all’asta da Sotheby’s l’epistolario tra Verdi ed il suo librettista Salvatore Cammarano, ed appena due anni più tardi venne pubblicato integralmente, da parte dell’Istituto Nazionale di Studi Verdiani, quello che forse è il tesoro più prezioso dell’epistolario verdiano: 5434 pagine autografe che furono rinvenute all’interno di un baule a Sant’Agata qualche anno prima.
Si spera, si legge su Repubblica, che “le istituzioni musicali cittadine, a partire dall’Istituto nazionale di studi verdiani” decidano di farsi portavoce presso il Ministero, “per ottenere la dichiarazione di notevole interesse culturale dell’epistolario Verdi-Stolz”, una perla rara che può permettere di scoprire ancora meraviglie sul modo di sentire, di comporre e di vivere di Giuseppe Verdi.
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